25 settembre 2018
Aggiornato 01:30

Problemi alla tiroide: e se fosse colpa del microbiota?

Il microbiota intestinale potrebbe avere una forte relazione con molte delle malattie tiroidee più comuni. Ecco perché
Microbioma e tiroide
Microbioma e tiroide (pixinoo | Shutterstock)

Il microbiota, ovvero la folta popolazione di batteri, virus, funghi e altri microbi che vivono in simbiosi con l’organismo umano, svolge un importante ruolo di protezione nei confronti delle più svariate malattie. Va da sé che una sua alterazione può, al contrario, predisporre il corpo alla comparsa di diverse patologie. Ultime ricerche già ipotizzavano ci fosse una relazione con alcuni disturbi più comuni che coinvolgono l’apparato cardiocircolatorio, metabolismo e cancro. Ma non solo: secondo alcuni esperti la flora batterica alterata potrebbe anche portare alla comparsa di patologie alla tiroide.

La tiroidite cronica
La tiroidite cronica è la malattia autoimmune più frequente al mondo. La causa risiede in un processo infiammatorio che porta alla distruzione dei follicoli della tiroide interessa dal 5 al 15 per cento della popolazione femminile e dall'1 al 5 per cento della popolazione maschile. Fa parte dell’ampio gruppo delle ATD (Autoimmune Thyroid Diseases) che distinguono due forme principali: il morbo di Basedow e la tiroidite cronica autoimmune (TCA).

Ghiandola e ormoni
La tiroide è ghiandola endocrina che si trova alla base del collo. Il suo compito è quello di produrre la tirosina (T4) e la triiodiotironina (T3), gli ormoni tiroidei. La T3 è la forma attiva dell'ormone e costituisce il 20 per cento del prodotto totale della tiroide. L’80 per cento viene mantenuto nella forma T4, pronto ad essere convertito in T3 secondo le necessità dell’organismo. L’ormone tiroideo regola numerose funzioni del metabolismo, tra cui lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l'accrescimento corporeo. La produzione di una adeguata quantità di ormoni tiroidei è quindi indispensabile al normale accrescimento corporeo e allo sviluppo e alla maturazione dei vari apparati. La presenza di TCA è spesso associata ad altre malattie autoimmuni a carico dell’apparato gastro-intestinale come celiachia, morbo di Chron ecc.

Il ruolo del microbiota
«Ci si sta rendendo conto che queste condizioni quando sono concomitanti, spesso hanno come radice comune proprio l’alterazione della flora batterica intestinale, nota come microbiota. I batteri che albergano nel nostro intestino sono utili a molteplici funzioni come ad esempio proprio il funzionamento del sistema immunitario, la regolazione delle energie, la scelta di alcuni nutrienti piuttosto che altri. In letteratura medica si trovano centinaia di studi sul rapporto tra microbiota intestinale e diabete, tra obesità e diabete. Ma è ancora poco esplorato il ruolo delle oltre milleduecento specie batteriche presenti nell’intestino sulle alterazioni della tiroide», spiega il Professor Andrea Giustina Presidente del CUEM.

Salute dell’intestino e tiroide
Secondo alcune teorie, quando la tiroide funziona in maniera ridotta si può evidenziare un’infiammazione dell’organismo che va a impoverire la salute dell’intero intestino. Ma non solo: un disturbo che origina a livello del microbiota, può compromettere la funzionalità tiroidea. In questo caso la condizione più comune è la cosiddetta tiroidite di Hashimoto. Senza considerare che un mal funzionamento dell’intestino – specie in presenza di eccessiva permeabilità – innesca malattie autoimmuni. E se il paziente ha una storia di costipazione, diarrea, mal di stomaco, la causa potrebbe risiedere proprio nella tiroide.

Tiroide e celiachia
Recenti studi hanno anche evidenziato come le persone affette da disturbi tiroidei hanno molte più probabilità di avere anche una malattia celiachia o la sindrome dell’intestino irritabile. Una ricerca del 2014 ha mostrato che le persone che soffrono di ipertiroidismo hanno molti meno Bifidobatteri e Lattobacilli (buoni) e molti più Enterococchi (dannosi) rispetto alle persone sane. Inoltre, la natura dell’ipotiroidismo è nella maggioranza dei casi di tipo autoimmune, e dato che il microbiota è coinvolto in numerose altre malattie autoimmuni, è molto probabile che la disbiosi svolga un ruolo importante sulle malattie della tiroide. Questo, probabilmente, accade perché nell’intestino la tiroxina viene convertita in triiodiotironina (T3). Ma quando ci sono alterazioni del microbiota il processo di conversione viene fortemente limitato.

Relazioni delicate
«Queste delicate relazioni hanno conseguenze dirette nella pratica clinica. Un microbiota alterato e la presenza di patologie gastro intestinali possono pregiudicare l’efficacia delle terapie per la tiroidite, a base di levotiroxina, rendendole meno efficaci. Riconoscere tempestivamente eventuali comorbidità intestinali di origine autoimmune può permettere di definire i dosaggi in maniera più precisa, oltre a utilizzare farmaci con un maggiore profilo di biodisponibilità come quelli a base di levotiroxina liquida», spiega il Professor Marco Centanni, dell’Università Sapienza di Roma, Direttore della UOC di Endocrinologia del polo di Latina. «La formulazione liquida, a differenza di quella tradizionale in compresse, non necessita infatti del tempo necessario per sciogliersi nei succhi acidi gastrici, al contrario è già pronta e quindi più rapidamente e meglio assorbita, dunque più efficace anche in quei pazienti che presentino disbiosi o patologie intestinali», conclude la Anna Maria Formenti, Endocrinologa presso gli Spedali Civili di Brescia.