15 agosto 2018
Aggiornato 21:00

Il melanoma si può guarire meglio con il trapianto di microbioma

L’efficacia della terapia contro il melanoma è determinata dalla varietà del microbiota del paziente. Ecco perché
L'immunoterapia è più efficace con il trapianto fecale
L'immunoterapia è più efficace con il trapianto fecale (Shutterstock.com)

Una nuova scoperta che, si spera, funga da apripista per future ricerche nel campo oncologico. Alcuni scienziati, infatti, sono riusciti a trovare una relazione tra il microbiota umano e l’efficacia delle cure oncologiche. In particolare questo aspetto sembra riguardare l’immunoterapia, ovvero una terapia che sfrutta farmaci biologici in grado educare il nostro sistema immunitario a combattere il cancro con armi proprie. Un trapianto fecale, quindi, potrebbe aiutare tutti i pazienti affetti da melanoma metastico a guarire più velocemente. Ecco perché.

Batteri e terapia
Già recenti ricerche avevano evidenziato una relazione tra una disbiosi del microbiota umano e un maggior rischio di cancro. Ora, però, alcuni ricercatori ritengono che anche la guarigione possa essere intimamente collegata con i batteri simbiotici che popolano il nostro corpo. Si tratta di microorganismi che vivono nel corpo umano allo scopo di proteggerlo e migliorare la maggior parte delle funzioni fisiologiche. Ma non solo: sembra anche che possano combattere più efficacemente gli agenti patogeni. E, infine, migliorare l’efficacia dei farmaci immunoterapici.

La ricerca
Per comprendere la relazione tra microbiota e immunoterapia, gli scienziati dell’Università di Chicago, hanno preso in esame i pazienti che non rispondevano positivamente all’immunoterapia. Prima, però, i ricercatori hanno analizzato alcuni campioni di microbiota orale e fecale in 112 pazienti affetti da melanoma che stavano effettuando il trattamento anti-PD1. Tra tutti i campioni presi in esame solo 30 rispondevano alla terapia. Grazie a questo hanno potuto capire che il microbiota poteva modificare l’efficacia dei farmaci immunoterapici.

Chi rispondeva bene alla terapia?
Dai risultati emersi dallo studio si è potuto evidenziare come le persone che rispondevano positivamente alla terapia erano quelle che possedevano una grande quantità di batteri appartenenti al gruppo delle Ruminococcaeae del ordine dei Clostridium. Questo consentiva loro di avere una risposta antitumorale sistemica.

Le conferme
Per confermare le loro ipotesi, gli scienziati hanno trasferito su modello animale in topi sterili (dal punto di vista del microbiota) il microbiota di pazienti che rispondevano alla terapia. E i risultati sono stati molto confortanti: la risposta era identica dopo il trapianto di microbiota. Un ulteriore test è stato quello di somministrare l’antibiotico prima dell’immunoterapia. In questo modo la disbiosi creata al microbiota impediva l’efficacia della terapia. Ma effettuando il trapianto fecale nei soggetti che non rispondevano al trattamento e aggiungendo il ceppo batterico che mancava, l’efficacia del farmaco era nuovamente ripristinata. Ciò significa che i pazienti che non rispondono al trattamento dovrebbero prendere in considerazione un eventuale correzione del microbioma intestinale al fine di ottenere risultati terapeutici ottimali. Al momento, tuttavia, sono necessari ulteriori studi a conferma dell’ipotesi.

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