19 ottobre 2018
Aggiornato 06:00

Le malattie autoimmuni e infiammatorie aumentano il rischio di cancro

Secondo quanto è emerso dal congresso CReI, le malattie autoimmuni aumentano le probabilità di assistere alla comparsa di varie forme tumorali
Malattie autoimmuni e cancro. Una possibile relazione?
Malattie autoimmuni e cancro. Una possibile relazione? (VGstockstudio | Shutterstock)

Le persone affette da patologie infiammatorie o reumatiche autoimmuni sembrano assistere a un aumentato rischio di contrarre il cancro. Ad asserirlo sono stati numerosi esperti che hanno parlato dell’argomento durante il XXI Congresso Nazionale del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), evento che si è concluso lo scorso sabato 12 maggio. Ecco i dettagli della pericolosa relazione esistente tra le due malattie.

L’importanza dell’informazione
Di per sé è già difficile convivere con una malattia reumatica autoimmune ma rischiare di incappare in un cancro ci fa sentire davvero impotenti di fronte alla vita. Nonostante ciò è importante che i pazienti siano a conoscenza dei reali rischi cui vanno incontro. «I pazienti con malattie reumatiche hanno una più alta incidenza di alcuni tumori, ed è giusto che i medici se ne ricordino. La maggiore incidenza di questi eventi è legata al meccanismo patogenetico della malattia infiammatoria autoimmune», ha dichiarato Enrico Fusaro, Direttore della Reumatologia dell’Ospedale Molinette-Città della Salute di Torino e consigliere del CReI.

Quali tumori si rischiano?
Secondo quanto è emerso da recenti ricerche condotte dal Department of Medicine Solna del Karolinska Institutet (Stoccolma) le persone affette da Lupus mostrano un aumentato rischio di contrarre un tumore del collo dell’utero. Mentre chi è affetto da Sindrome di Sjögren e artrite reumatoide potrebbero assistere alla formazione di linfomi e tumori polmonari. «I fattori di rischio principali sono la durata e l’attività della malattia. Questo è un altro motivo per sottolineare quanto sia importante mantenere l’attività infiammatoria della malattia ai livelli più bassi possibili, anche grazie alla scelta del farmaco più adatto al caso del paziente», continua Fusaro.

Nessun allarmismo
Se da un lato è importante che il paziente venga avvertito delle probabilità aumentate di contrarre il cancro, d’altro canto non bisogna dimenticare che non è necessario creare allarmismi ingiustificati. «Per quanto riguarda il rischio oncologico nei pazienti con malattia reumatica, non bisogna fare allarmismo: i pazienti con malattie reumatiche hanno una più alta incidenza di alcuni tumori, ed è giusto che i medici se ne ricordino, ma questo non deve essere il motivo per fare esami a tappeto. È importante ricordare di rispettare le norme di prevenzione primaria (come l’astensione dal fumo o le raccomandazioni alimentari) valide nella popolazione generale, e vanno raccomandati gli screening di provata efficacia, come per il tumore della mammella e del colon retto. Tutte le altre eventuali indagini vanno concertate tra reumatologo e oncologo», spiega il Professor Massimo Di Maio, del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, Direttore della SCDU Oncologia Medica, presso l’AO Ordine Mauriziano di Torino.

Si può usare l’immunoterapia?
Questa è una domanda molto importante. Grazie all’immunoterapia molte persone oggi possono salvarsi dal cancro e avere una qualità della vita abbastanza elevata. Tuttavia, molti farmaci immunoterapici predispongono a un maggior rischio di incappare in patologie autoimmuni. Ma se tali patologie un paziente le ha già cosa deve fare? «Le molecole di nuova generazione, gli inibitori dei check point immunitari, ossia farmaci che vanno a stimolare la reazione del sistema immunitario nei confronti delle cellule tumorali, rappresentano un importante strumento terapeutico nel trattamento di molti tumori, ma possono anche avere effetti collaterali di tipo autoimmune, vale a dire una reazione del sistema immunitario contro il proprio organismo, quindi alcune patologie autoimmuni possono rappresentare una controindicazione all’impiego di questi farmaci», conclude il professor Di Maio.

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