Salute | Alzheimer

Scienziati riescono a trasferire la memoria da un animale all’altro

Una scoperta eccezionale quella dei ricercatori dell’università della California che hanno trovato il modo per trasferire i ricordi. Una nuova speranza per l’Alzheimer?

Scienziati riescono a trasferire la memoria da un essere all'altro
Scienziati riescono a trasferire la memoria da un essere all'altro (Andrii Vodolazhsky | Shutterstock)

Una scoperta senza precedenti quella di alcuni ricercatori americani che hanno tentato di condurre un esperimento che ha dell’incredibile. Ma, inaspettatamente, sono riusciti nella loro impresa. La loro idea era quella di provare a trasferire un ricordo da un essere vivente all’altro. E sembrano aver ottenuto proprio quello che cercavano. Al momento i primi test sono stati condotti su modello animale, ma se il tutto verrà confermato, un giorno la tecnica potrebbe essere utilizzata per migliorare le stato di salute mentale di pazienti che hanno subito gravi traumi.

L’idea
Se esiste una cosa che, in teoria, nessuno potrebbe mai rubarci quelle sono le sensazioni e i ricordi. Chiunque può conoscere alcuni tratti della nostra vita, ma solo dentro di noi conserviamo i momenti più intimi, quelli che ci rendono persone uniche. Tuttavia a volte sono proprio questi che racchiudono ricordi dolorosi collegati a un trauma. Ed è proprio su questi che vorrebbero agire i ricercatori dell’University of California. Per farlo, hanno sfruttato l’RNA, ovvero l’acido ribonucleico, da tempo riconosciuto come un messaggero cellulare in grado di produrre proteine ed eseguire le istruzioni impartite dal DNA in varie parti della cellula. Ora, però, si è scoperto che l’RNA è anche in grado di eseguire funzioni completamente differenti relative alla codifica di alcune proteine, compresa la regolazione di processi cellulari coinvolti nello sviluppo di una malattia.

Innescare una reazione
Per eseguire le varie sperimentazioni, gli studiosi hanno optato per le lumache marine chiamate Aplysia. A queste sono state provocate cinque piccole scosse elettriche alla loro coda. Più precisamente una ogni venti minuti e poi altre cinque dopo 24 ore. Lo scopo era quello di migliorare il riflesso di ritiro della lumaca che usa al fine di essere protetta da eventuali danni. La differenza tra le lumache a cui erano stati effettuati i micro-traumi con scossa elettrica era abbastanza evidente. Queste, infatti, evidenziavano una contrazione difensiva della durata di 50 secondi, mentre le altre - a cui non era stato fatto niente – di solo un secondo.

Come si fa a trasferire un ricordo?
Allo scopo di trasferire il ricordo da una lumaca all’altra, gli scienziati hanno estratto l’RNA del sistema nervoso sia dalle lumache marine che avevano ricevuto le scosse elettrica che da quelle che non avevano ricevuto niente. Dopodiché l’RNA del gruppo sottoposto a shock è stato iniettato in sette lumache marine non sensibilizzate. La stessa cosa è avvenuta con l’RNA delle altre lumache.

I risultati
Dai risultati è emerso che le sette lumache che hanno ricevuto l’RNA delle loro parenti sensibilizzate si sono comportate esattamente come se avessero avuto lo shock causato da scosse elettriche. La contrazione difensiva naturale, infatti, è durata mediamente 40 secondi anziché uno. «È come se avessimo trasferito la memoria», ha dichiarato David Glanzman, professore presso UCLA. Al contrario, le lumache che hanno ricevuto l’RNA da lumache non sensibilizzare non hanno mostrato una contrazione difensiva diversa dalla norma.

Lo studio continua
Nonostante gli scienziati avessero già ottenuto eccellenti risultati, hanno deciso di proseguire con i loro test. Hanno pensato, quindi, di aggiungere l’RNA alle piastre di Petri che contenevano neuroni estratti dalle lumache che non avevano ricevuto la scossa elettrica. Alcuni piatti contenevano motoneuroni e altri neuroni sensoriali. Questi ultimi erano proprio quelli che avevano evidenziato una maggiore eccitabilità a causa dello shock elettrico. Mentre i motoneuroni inseriti nella piastra di Petri derivanti da lumache non sensibilizzate non erano eccitati.

Pagine di medicina da riscrivere?
Fino a ieri le neuroscienze ci dicevano che i ricordi vengono immagazzinati nelle sinapsi. Mentre Glanzman ritiene che vengano stoccati nel nucleo dei neuroni. Ma «se i ricordi fossero conservati nelle sinapsi, il nostro esperimento non avrebbe funzionato in alcun modo. Penso che in un futuro non troppo lontano, potremmo potenzialmente utilizzare l'RNA per migliorare gli effetti del morbo di Alzheimer o del disturbo da stress post-traumatico», ha concluso Glanzman il quale ritiene che esista un modo per risvegliare i ricordi silenziati che si evidenziano nei pazienti affetti da Alzheimer. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista della Society for Neuroscience.