17 agosto 2018
Aggiornato 15:00

Basta starnuti e naso che cola, ora c’è una molecola che combatte davvero il raffreddore

Contro il raffreddore non esisteva nulla. Ma oggi i ricercatori hanno scoperto una molecola che lo blocca. Addio dunque a starnuti e naso che cola?
Raffreddore
Raffreddore (Billion Photos | shutterstock.com)

LONDRA – Starnuti, naso che prima cola e poi si intasa, malessere generale e magari anche po’ di febbre… sono tutti sintomi del raffreddore, una malattia virale contro cui non esiste cura (a parte il tempo). Ma oggi le cose potrebbero cambiare e, finalmente potremo dire addio a tutto questo. I ricercatori dell’Imperial College di Londra hanno infatti testato in laboratorio una molecola in grado di combattere il virus del raffreddore comune impedendogli di dirottare le cellule umane.

Li blocca davvero
Fin dai primi test condotti dal prof. Ed Tate e colleghi si è osservato come la molecola sia in grado di bloccare completamente più ceppi di virus del raffreddore. Una grande promessa che potrebbe dunque far divenire il raffreddore soltanto un brutto ricordo.

Perché non esiste cura
Il virus del raffreddore, in realtà non è uno solo ma ne esistono centinaia e centinaia di varianti. Per questo motivo non esiste un trattamento preventivo – o vaccino – e una cura reale (a parte l’azione sui sintomi). Oltre a ciò, i virus del raffreddore sono molto ‘intelligenti’ e si modificano continuamente – rendendo vani i tentativi tradizionali di contrastarli. Ecco pertanto che un farmaco che possa bloccare l’azione dei virus sarebbe il benvenuto. Somministrato nelle prime fasi dell’infezione ne eviterebbe l’evolversi e bloccherebbe la malattia sul nascere. Non solo: la molecola è stata trovata essere efficace anche contro altre malattie ‘correlate’ come per esempio la poliomielite e l’afta epizootica.

La molecola antiraffreddore
Il team di ricerca, che ha pubblicato i risultati dello studio sulla rivista Nature Chemistry, ha testato con successo una nuova molecola da loro sviluppata che mira alla N-miristoiltransferasi (NMT), una proteina presente nelle cellule umane. I virus del raffreddore ‘dirottano’ l’NMT delle cellule umane per costruire una corazza (shell) proteica, o capside, che protegge il genoma del virus stesso. Ogni ceppo virale necessita della proteina NMT per potersi replicare; se la proteina invece agisce contro di essi le cose cambiano. Importante è notare che la molecola agisce sulla proteina e non sul virus, per cui non solo ne blocca la replicazione, ma evita anche la mutazione in virus resistenti ai farmaci.

Può sembrare banale ma non lo è
«Il raffreddore comune è una sorta di fastidio per la maggior parte di noi – ha spiegato il ricercatore capo prof. Ed Tate, del Dipartimento di Chimica dell’Imperial – ma può causare gravi complicazioni in persone con condizioni come l’asma e la BPCO. Un farmaco come questo potrebbe essere estremamente utile se somministrato nelle prime fasi dell’infezione e stiamo lavorando per creare una versione che possa essere inalata, in modo che arrivi rapidamente ai polmoni».

I precedenti tentativi
In precedenza, altri studi che hanno cercato un rimedio contro il raffreddore si sono concentrati sull’azione nei confronti delle cellule umane, piuttosto che nei confronti dei virus. Tuttavia, molti dei farmaci sviluppati sono risultati tossici per l’uomo. Al contrario, in questo nuovo studio, si è dimostrato che la nuova molecola ha bloccato del tutto diversi ceppi di virus senza influenzare le cellule umane. I test sono per ora stati condotti in laboratorio, il che significa che dovranno seguire quelli su modello animale e trial clinici sull’uomo per valutare e assicurarsi che il farmaco non sia tossico. «Il modo in cui funziona il farmaco significa che dovremmo essere sicuri che sia stato usato contro il virus del raffreddore, e non condizioni simili con cause diverse, per minimizzare la possibilità di effetti collaterali tossici», sottolinea il prof. Tate.

La squadra
Il team di ricerca, si legge nel comunicato dell’Imperial College, e di chimica farmaceutica del gruppo Tate di Imperial, guidata dal dott. Andy Bell (che in precedenza aveva inventato il Viagra come ricercatore presso Pfizer), era originariamente alla ricerca di composti che mirassero alla proteina nei parassiti della malaria. Analizzando grandi librerie di composti, ne hanno trovati due e sono stati sorpresi di scoprire che hanno lavorato meglio insieme. Inventando un nuovo modo di combinare i due composti, gli scienziati hanno creato una molecola, il cui nome in codice è IMP-1088, che è oltre cento volte più potente rispetto alle precedenti molecole che mirano alla proteina nell’uomo.
Il gruppo di ricerca comprendeva i laboratori del professor Roberto Solari e del professor Seb Johnson dell’Istituto nazionale Heart & Lung dell’Imperial, della dottoressa Aurelie Mousnier dell’Imperial and Queen’s University di Belfast, dei biologi strutturali dell’Università di York e dei colleghi del Pirbright Institute.