16 agosto 2018
Aggiornato 06:00

82enne affetta da Alzheimer recupera la memoria grazie a una nuova dieta

Una donna di 82 anni affetta da una grave forma di Alzheimer recupera la memoria e riprende in mano la sua vita grazie a una particolare dieta

Quando un figlio assiste a un lento ma inesorabile declino cognitivo dei propri genitori, si sente perso. Sa che un piccolo – ma importante – tassello della sua vita sta per svanire per sempre. I ricordi della propria madre o del proprio padre contengono, infatti, frammenti fondamentali dei momenti passati insieme e di ciò che siamo oggi. E forse anche per questo che molti figli combattono, incessantemente, nella speranza che demenza e Alzheimer non si approprino totalmente della mente dei propri genitori. Ed è proprio quello che ha fatto Mark Hatzer riuscendo a raggiungere un obiettivo insperato: il recupero della memoria della propria madre. Ecco i dettagli della vicenda.

Il caso di Sylvia
La mamma di Mark si chiama Sylvia e ha 82 anni. Tutto ebbe inizio circa tre anni fa quando cominciarono i primi sintomi: la donna dimenticava date e compleanni, ma anche appuntamenti e accordi che prendeva con familiari e amici. Poi la malattia cominciò a fare il suo corso e i peggioramenti non tardarono ad arrivare. Nel 2016 la diagnosi divenne ufficiale: Sylvia aveva l’Alzheimer. Tra gli effetti collaterali tipici della malattia vi erano anche frequenti attacchi epilettici. Per questo e altri motivi, la donna fu costretta a vivere in un ospedale per motivi di sicurezza. Era arrivata persino al punto di chiamare la polizia accusando le infermiere di rapimento. Il figlio Mark era sconvolto dalla situazione. Aveva già perso suo padre nel 1987 a causa di un attacco di cuore e non aveva nessuna intenzione di perdere anche la mamma.

Chi sei?
Questa è una domanda che nessun figlio vorrebbe mai sentire da sua madre. Ma l’Alzheimer, si sa, ruba ogni più piccolo ricordo strappando dalla propria mente anche gli splendidi momenti trascorsi insieme a chi si è sempre amato. E probabilmente è stato proprio questo aspetto che ha spinto Mark ha tentare una cura alternativa, modificando radicalmente la dieta di Sylvia. E i suoi risultati sono stati talmente soddisfacenti che persino l'Alzheimer's Society ha scelto di condividere tale strategia. Ora Sylvia è una persona nuova, si ricorda date e compleanni, esce di nuovo con gli amici ed è nuovamente autonoma.

La devastante solitudine
«Quando mia madre era in ospedale, pensava di essere in un hotel - ma il peggiore in cui fosse mai stata. Non mi ha riconosciuto e ha telefonato alla polizia pensando di essere stata rapita. Da quando mio padre e mio fratello morirono, siamo sempre stati una piccola unità familiare molto vicina, solo io e mia madre, quindi per lei non sapere chi ero io era devastante. Eravamo come una coppia che andava ovunque insieme. Ero disperato e non mi sono mai sentito così solo: non avevo altra famiglia a cui rivolgermi. In breve tempo siamo passati da una famiglia felice a una in crisi», spiega Mark, il cui fratello Brent, è morto nel 1977.

La dieta
Mark arrivò alla conclusione che i farmaci non erano sufficienti per migliorare le condizioni di vita di un paziente affetto da Alzheimer. Per questo motivo cercò di comprendere quali alimenti potessero aiutare la madre a stare meglio. Partì dal presupposto che i paesi mediterranei registravano un’incidenza più bassa di demenza. Decise quindi di far consumare alla mamma molti dei cibi provenienti dalla dieta mediterranea che, tra le altre cose, potessero anche svolgere effetti benefici sul cervello. Tra questi noci e mirtilli. «Quando mia mamma ha lasciato l'ospedale ho pensato che invece di farmaci prescritti avrebbe dovuto provare un trattamento alternativo. In alcuni paesi l'Alzheimer è praticamente sconosciuto a causa della loro dieta. Tutti conoscono il pesce, ma ci sono anche mirtilli, fragole, noci del Brasile e frutta secca in genere: questi ricordano la forma di cervello, forse per darci un segno che sono buoni per il nostro cervello», continua Mark che ha consigliata alla propria madre anche di mangiare broccoli, cavoli, spinaci, tè verde, semi di girasole, avena, cioccolato fondente e patate dolci.

Cambio di stile di vita
Insieme all’alimentazione, Mark ha fatto fare alla mamma anche cambiamenti radicali riguardanti lo stile di vita. Ha cominciato a farle fare del movimento grazie a un piccolo dispositivo per pedalare e, non appena ha mostrato piccoli miglioramenti, le ha fatto fare diversi puzzle, parole crociate e l’ha portata in gruppi sociali. «Non è stato un miracolo avvenuto dal giorno alla notte, ma dopo un paio di mesi ha iniziato a ricordare cose come i compleanni e stava diventando di nuovo se stessa, più vigile e più impegnata. La gente pensa che una volta che hai una diagnosi, la tua vita è finita. Avrai giorni buoni e cattivi, ma non deve essere la fine. Per essere una 82enne sta molto bene, sembra 10 anni più giovane e se la incontrassi non sapresti che ha attraversato tutto questo. Viviamo fino all'età avanzata in questo paese, ma non stiamo necessariamente vivendo in modo più sano», conclude Mark al Manchester Evening News. Ecco il motivo per cui è doveroso che ognuno di noi contribuisca, nel suo piccolo, a una piccola parte della ricerca. Migliorare il mondo e lo stato di benessere generale di un popolo si può: ma ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte. Esattamente come ha fatto Mark. Anche se, ci teniamo a precisare, che nessuno di noi - e neppure lo stesso Mark - potrebbe asserire che tutte le persone possono guarire dall'Alzheimer, attraverso una semplice dieta. Quella che abbiamo riportato è, però, un'importante testimonianza che non va sottovalutata. E tutti i parenti e i medici dovrebbero comunque fare un tentativo per vedere se in alcuni casi si possono produrre miglioramenti evidenti modificando lo stile  alimentare.

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