24 settembre 2018
Aggiornato 01:00

Capitan uncino? Esisteva veramente. Aveva una lama al posto dell’avambraccio

Scienziati trovano i resti di un intervento di amputazione e protesi senza precedenti. Riuscito perfettamente senza l’uso di antibiotici
Il più antico intervento di protesi ben riuscito
Il più antico intervento di protesi ben riuscito (Thanakorn Kowapradit | Shutterstock)

Tutti voi conoscerete senz’altro la celebre opera di J. M. Barrie, Peter Pan e Wendy, uscita in forma di pièce teatrale nel 1904 seguita poi dall’omonimo romanzo nel 1911. La storia narra di un ragazzo speciale che, però, non vuole mai crescere e prendersi responsabilità. Il tutto avviene in un luogo fatato: l’isola che non c’è. Posto in cui Peter Pan dovrà scontrarsi con il famoso pirata Capitan Giacomo Uncino, un uomo che al posto dell’avambraccio aveva – appunto – un uncino. Da chi l’autore prese spunto per ideare questo personaggio nessuno può dirlo veramente, ciò che oggi sappiamo, però, è che un uomo molto simile a lui esistette veramente e morì circa 1.300 anni fa.

Il capitan uncino dei longobardi
In una necropoli del Povegliano Veronese sono stati trovati i resti di un guerriero di circa 40-50 anni, sepolto 1300 anni fa. Ma non era un uomo qualunque: era stato sottoposto a un antico intervento chirurgico, probabilmente ben riuscito, che aveva previsto l’utilizzo di una protesi alquanto particolare: una lama. Quest’ultima era stata utilizzata per sostituire parte dell’avambraccio destro.

Il ritrovamento
Al momento del ritrovamento, la lama è stata trovata disposta in maniera orizzontalmente sul bacino dell’uomo. Questo è un fatto alquanto insolito, tenendo presente che, di norma, «viene sepolto a fianco del cadavere», mentre «il braccio destro era piegato a 90 gradi, con radio e ulna tagliati di netto», ha dichiarato l'archeologa Ileana Micarelli. Ciò significa che «l'amputazione è avvenuta con un colpo unico e senza anestesia». Inoltre, in sostituzione della mano, «c'erano una fibbia metallica e tracce di materiale organico, pelle o legno». Secondo i ricercatori questi particolari fanno pensare a residui di un antico sistema di fissaggio della protesi.

Cosa è accaduto al guerriero?
Purtroppo niente si sa della storia della sua vita, tuttavia gli scienziati ipotizzano che all’uomo fosse stato amputato il braccio in seguito a una caduta o una ferita da combattimento. Al momento i resti sono conservati presso il Museo di Antropologia G. Sergi della Sapienza di Roma. E sono questi che ci ricordano che fin dai tempi più remoti l’essere umano si ingegnava per trovare soluzioni mediche.

Una guarigione sorprendente?
Lo scheletro parla di una guarigione sorprendente, ben riuscita nonostante non esistessero gli antibiotici. Riporta la sua storia un recente studio pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences e condotto dai ricercatori dell’Università La Sapienza in collaborazione con l'Università Cattolica di Milano. Tra le varie operazioni eseguite, sono stati anche in grado di ricostruire il volto del guerriero. Durante l’indagine, gli scienziati sono riusciti a evidenziare come il radio e l’ulna fossero perfettamente saldati e non vi fosse alcuna traccia di infezione. Ciò dimostra che l'uomo è stato curato molto bene, probabilmente con l’ausilio di antisettici e antiemorragici a base di erbe. «Sopravvivere alla perdita di un avambraccio in un'epoca in cui gli antibiotici non sono disponibili mostra un forte senso di attenzione e cure costanti da parte della comunità: privilegi che si avvicinano all'idea di welfare moderno», spiega Micarelli.

Segni di utilizzo del braccio
Non è stato difficile, per i ricercatori, comprendere che la lama era stata utilizzata per parecchio tempo al posto dell’avambraccio. Il suo scheletro, infatti, mostrava segni di uso frequente. Per esempio, le ossa della scapola possiedono un orientamento innaturale. Ciò significa che con molta probabilità la protesi non gli consentiva di afferrare gli oggetti perché era costretto a infilzarli o spingerli. Ma non solo: pare che il guerriero utilizzasse i denti per legare la protesi. L'incisivo destro, infatti, oltre a essere molto usurato presenta residui di cuoio.