14 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
La tragedia di Castelfranco di Sopra

Bimba muore dimenticata in auto sotto il sole: «colpa dello stress»

Muore a 18 mesi dimenticata chiusa nell’automobile sotto il sole. La madre, non si è resa conto di quanto aveva fatto finché non l’ha trovata senza vita all’uscita dal lavoro. Gli esperti: è colpa dello stress

Una Lancia Y, un'auto come quella dove è morta una bimba di 18 mesi
Una Lancia Y, un'auto come quella dove è morta una bimba di 18 mesi Shutterstock

CASTELFRANCO DI SOPRA – Non è la prima volta che accade, purtroppo. Una ‘dimenticanza’ e il bambino o la bambina rimangono chiusi nell’auto e muoiono. L’ultimo episodio è avvenuto a Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo. Una bimba di 18 mesi muore per arresto cardiaco dopo essere rimasta per diverse ore chiusa nell’auto sotto il sole. La madre si accorge di quanto aveva causato solo dopo l’uscita dal lavoro. L’esperta: «colpa dello stress».

Cosa è accaduto
Secondo le prime ricostruzioni la bimba sarebbe rimasta chiusa nell’auto tra le cinque e le sei ore, sotto il sole: condizione per cui l’abitacolo diviene una specie di forno. Ad aver causato la morte della piccola sarebbe un arresto cardiaco. La madre, fautrice dell’episodio e la stessa che ha fatto la tragica scoperta, avrebbe parcheggiato la sua Lancia Ypsilon vicino al Municipio di Castelfranco-Piandiscò, dove lavora come segretaria comunale. Nessun passante si sarebbe accorto di quanto si stava consumando dentro l’auto.

Perché?
Dopo fatti del genere viene spontaneo domandarsi come sia possibile dimenticarsi del proprio figlio nell’automobile. E spesso viene troppo facile giudicare, ma in questi (e altri casi) è sempre bene cercare di capire. Secondo la dott.ssa Paola Vinciguerra, docente all’Università Ludes di Lugano e presidente di Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, in un’intervista all’Agi sostiene che la ‘colpa’ sia dello stress. «Lo stress – spiega Vinciguerra – è una condizione che, se non accompagnata da momenti di defatigamento, produce un’alterazione chimica in tutto il nostro corpo creando stati di depressione, ansia e anche malattie fisiche».

Non lo fai apposta
In questi casi, è ovvio, un genitore non lo fa apposta a dimenticarsi del figlio. «La donna che ha dimenticato la sua bambina in macchina ha registrato nella sua mente il fatto di aver portato la figlia a scuola come qualcosa di accaduto, anche se in realtà non ha mai eseguito quell’azione –sottolinea l’esperta – Il tutto avviene in una falsa percezione di azioni compiute perché preventivate; poi il cervello, in uno stato di stress, si sposta sull’azione immediatamente da compiere dopo. Ecco allora che possono verificarsi cose terribili e inaccettabili».

Vita frenetica
Dietro a tragedie come queste vi sarebbe dunque la vita frenetica, fin troppo, che conduciamo tutti oggi. Troppi impegni, responsabilità, problemi e tanta tensione… tutti fattori che concorrono a mandare in tilt il cervello. Diviene come una sorta di autodifesa: si ‘stacca la spina’ in modo automatico, inconscio, e ci si dimentica di fare le cose, pensando di averle invece fatte. «Si fanno più cose contemporaneamente, si perde il contatto con la realtà, non si ascoltano né l’ambiente circostante né se stessi e le emozioni che si provano. Viviamo una sorta di social jet-lag, cioè c’è distanza tra il nostro ritmo di vita e quello che la nostra fisiologia richiederebbe. Il nostro cervello, infatti, è una macchina più lenta di quello che pensiamo, come è lento il ragionamento che ci permette di comprendere e metabolizzare gli eventi, consentendoci di neutralizzarli e proteggendoci dallo stress», conclude la psicoterapeuta.