22 febbraio 2019
Aggiornato 09:30
Fitness e allenamento muscolare

È vero che l’elettrostimolatore scolpisce gli addominali, elimina la cellulite e fa dimagrire?

I pro e i contro dell’utilizzo degli elettrostimolatori. Come scegliere il migliore e come utilizzarlo

L'elettrostimolatore funziona?
L'elettrostimolatore funziona? Shutterstock

Addominali scolpiti, zero cellulite, corpo tonico e addio dolori. È questo ciò che promette la maggior parte degli elettrostimolatori. Ma mantengono davvero le promesse? E, soprattutto, sono davvero adatti a tutte le persone, considerando la libera vendita? Ecco tutto ciò che dovresti sapere prima di acquistare – o usare – un elettrostimolatore.

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È una dichiarazione che fa sorridere. Ma è proprio quello che vogliono farci credere alcune televendite. A giudicare da tali trasmissioni venti minuti al giorno di elettrostimolazione renderanno i vostri muscoli così tonici da avere un aspetto più tonico e un peso ridotto. Tuttavia, per ottenere tali risultati, il solo utilizzo dell’elettrostimolatore non è sufficiente.

Cosa può fare un elettrostimolatore
Prima di tutto è bene dire che esistono diversi tipi di elettrostimolatori e solo alcuni hanno tutti i crismi per offrire buoni risultati se usati con costanza. La peculiarità dell’elettrostimolatore è quella di riuscire a isolare – e quindi allenare – anche un solo muscolo senza interferire minimamente con altri o con articolazioni temporaneamente infiammate. Inoltre l’elettrostimolatore conferisce al muscolo un’intensità notevole che raramente si riesce a ottenere durante uno sforzo fisico.

I rischi derivanti da un utilizzo improprio
Va prima di tutto precisato che l’elettrostimolatore va utilizzato solo ed esclusivamente se si ha una buona conoscenza anatomica. Gli elettrodi, infatti, vanno posizionati in maniera accurata su particolari zone del muscolo e non al centro tra uno e l’altro. Inoltre, i muscoli sono dotati di fibre muscolari differenti a seconda del loro funzionamento e posizionamento. Andrebbe perciò utilizzata una frequenza ottimale a seconda del tipo di fibra: sbagliare infatti frequenza potrebbe portare al danneggiamento di alcune fibre muscolari. Va anche detto che se da un lato è vero che si può allenare anche solo un muscolo per volta, dall’altro il corpo umano è dotato di ‘fasce’ muscolari – il che significa che i vari muscoli devono poter lavorare in sinergia l’uno con l’altro. Applicando gli elettrodi solo in qualche zona si rischia di non rendere efficiente la catena muscolare e di non far lavorare i cosiddetti muscoli antagonisti. Il risultato è quello di essere costretti a far lavorare – a parte – altri gruppi muscolari. Infine, l’elettrostimolatore non modifica la secrezione ormonale e la propriocezione neuromuscolare.

Solo venti minuti di allenamento?
Forse sono sufficienti venti-trenta minuti di allenamento per ottenere un buon risultato. Ma negli stessi minuti di allenamento normale si ottengono risultati migliori perché si coinvolge un numero maggiore di muscoli. Non bisogna neanche dimenticare che stare seduti davanti alla Tv con l’elettrostimolatore fa sì che il sistema cardiovascolare e respiratorio non venga minimamente coinvolto. Ciò riduce di molto gli effetti positivi di un allenamento della stessa durata. Inoltre, alcuni studi hanno constatato che con l’elettrostimolatore – anche se usato insieme all’allenamento fisico – si ha un aumento di produzione di acido lattico.

Fa dimagrire?
L’elettrostimolatore non fa dimagrire. Può essere utile nel ridurre la cellulite – se usato in maniera appropriata – ma non più di quello che può fare una sana camminata. Tantomeno può far dimagrire, considerando che non muovendosi non viene accelerato in alcun modo il metabolismo.

L’elettrostimolatore può sostituire un allenamento?
Assolutamente no. Può essere però utilizzato in maniera combinata tra un esercizio e l’altro. Cancelliamo subito l’idea di poter ottenere con il minimo sforzo gli stessi risultati che si ottiene con un allenamento naturale.

Come usare un elettrostimolatore
Gli elettrostimolatori di qualità normalmente hanno la possibilità di modificare la trasmissione degli impulsi. Ci sono apparecchi che hanno 2 o 4 canali di uscita. Questo consente di allenare due tipi muscoli appartenenti allo stesso gruppo muscolare che necessitano di intensità di impulsi – espresse in mA – differenti. L’intensità dell’impulso deve essere necessariamente adattata alla zona in cui vengono applicati gli elettrodi. Per capire meglio: i muscoli addominali possono arrivare a un massimo di 50 mA, mentre i pettorali non dovrebbero superare i 30 mA. Chi non avesse conoscenze approfondite in merito può comunque utilizzare dei programmi preinstallati secondo il gruppo muscolare che si vuole allenare. Raramente un elettrostimolatore dà la possibilità all’utente di variare la lunghezza d’onda e la relativa frequenza.

Come cambia la stimolazione a seconda delle fibre muscolari
I muscoli sono composti di varie fibre, a seconda del tipo la velocità di contrazione può essere più o meno lenta. E questo è un parametro fondamentale che va tenuto in considerazione durante l’applicazione degli elettrodi e la scelta del programma da utilizzare. Le fibre rosse, per esempio, sono le più lente in assoluto ma hanno una resistenza elevatissima rispetto alle altre. Il colore rosso è conferito grazie alla presenza di mioglobina, il cui compito è trasportare l’ossigeno a livello mitocondriale (ATP). Quelle bianche, invece, sono molto più veloci, quasi prive di emoglobina, sono più grandi, hanno una bassa resistenza alla fatica e non possono usare il meccanismo aerobico come fanno le ‘rosse’. Le fibre rosse si trovano soprattutto nei muscoli deputati alla postura e alla deambulazione. Le fibre bianche sono invece distribuite in maggior misura nei pettorali, nei muscoli del dorso, nei tricipiti e in alcuni muscoli delle gambe.

In conclusione
L’elettrostimolatore non può essere considerato una valida alternativa all’allentamento tradizionale e tantomeno un’arma dimagrante. Tuttavia, può essere utile nel completare l’esercizio fisico negli sportivi o nelle persone che non hanno la possibilità di muoversi. Ma, soprattutto in quest’ultimo caso, è necessaria un’ottima conoscenza anatomica e funzionale del corpo umano.