31 ottobre 2020
Aggiornato 11:30
Fecondazione

Antinori: si sospetta il traffico di ovuli. Accertamenti su 600 embrioni

Dopo i primi accertamenti, ora si indaga su presunte violazioni della legge 40. La vicenda Antinori continua

MILANO - Accertare quanti e quali dei circa 600 embrioni sequestrati dai carabinieri del Nas alla clinica Matris di Severino Antinori siano frutto di compravendita di ovuli, pratica vietata dalla legge 40 sulla procreazione assistita. Ruota soprattutto intorno a questo il nuovo fronte dell'inchiesta milanese a carico del noto ginecologo, prima messo agli arresti domiciliari con l'accusa di aver prelevato 8 ovuli a un'infermiera spagnola contro la sua volontà e poi finito in carcere per aver rilasciato due interviste televisive (la prima a "Pomeriggio Cinque", l'altra al TgR della Lombardia) contravvenendo alle disposizione del gip Giulio Fanales che gli aveva imposto "il divieto di comunicare con persone diverse da coloro che con lui coabitano o lo assistono".

Un reato
Il traffico di ovuli, in Italia, è un reato. La normativa sancita dalla legge 40 impone che le donazioni di gameti avvengano esclusivamente su base volontaria, senza nessun compenso o risarcimento. Dopo il caso della 24enne spagnola immobilizzata, sedata e poi costretta a un "prelievo forzoso" di ovuli, l'inchiesta milanese si è allargata: il sospetto degli inquirenti coordinati dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto è che, tra gli ovuli custoditi nella clinica milanese (da venerdì scorso posta sotto sequestro), ce ne siano stati altri che Antinori avrebbe ottenuto attraverso il pagamento di una somma di denaro. Ipotesi che troverebbe conferma nella denuncia di alcune pazienti del ginecologo che davanti ai carabinieri del Nas avrebbero fatto mettere a verbale di aver "venduto" i propri ovuli per soldi. E' per questo che, accanto al fascicolo che ha portato all'arresto del ginecologo per rapina e lesioni personali aggravate, è stato aperto un secondo filone di indagine focalizzato esclusivamente sul traffico di ovuli.