18 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Malasanità

In coma dopo il parto perché l’anestesista non sopporta il rumore dei macchinari

Una donna dopo essere uscita dalla sala parto e aver partorito entra in coma perché sia l’anestesista che i medici non si accorgono che la paziente non riceveva più ossigeno. La tragedia perché proprio l’anestesista aveva silenziato il macchinario, il cui rumore le dava fastidio

Una donna in coma dopo aver partorito
Una donna in coma dopo aver partorito Shutterstock

CATANZARO – La triste vicenda di cui si ha oggi notizia risale al 6 maggio del 2014 quando Catia Viscomi, una giovane oncologa calabrese, entra in sala parto all’Ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro per partorire. Dopo aver dato alla luce il bambino, la donna attaccata ai macchinari va in coma, a causa di una mancanza di ossigeno. Tuttavia, il motivo per cui è accaduto tutto ciò è che gli stessi macchinari erano stati silenziati dall’anestesista, Loredana Mazzei, perché questa non sopportava il suono emesso quando i valori vitali scendono sotto la media. Quegli stessi suoni che invece avrebbero salvato dal coma la neomamma.

Due anni dopo
La vicenda torna alla ribalta due anni dopo grazie a Paolo Lagonia, il marito della donna, che chiede di sapere una volta per tutte cosa è accaduto quella notte in sala parto e che siano accertate tutte le responsabilità – anche se nel frattempo l’anestesista è deceduta. Motivo per cui la prima inchiesta era stata archiviata. Ora però, il giudice delle indagini preliminari di Catanzaro ha accolto la richiesta di prosecuzione delle indagini. La richiesta è stata presentata da Lagonia dopo aver osservato che «le indagini non fanno passi avanti e che ci sono altri medici, in concorso con la Mazzei, che dovrebbero rispondere del danno neurochirurgico subìto da mia moglie».

Nominato un collegio di periti
Il caso di malasanità ha nel frattempo suscitato un clamore mediatico, a seguito del quale il sostituto procuratore di Catanzaro Debora Rizza ha nominato un Collegio di periti che si occuperanno di svolgere nuovi accertamenti sul caso. Il signor Lagonia, auspica che il titolare della nuova indagine e i periti possano far luce anche sulle patologie di cui pare soffrisse l’anestesista che ha silenziato i macchinari. La donna, sostiene Lagonia, all’epoca non sarebbe mai stata interrogata per i fatti di cui era imputata. La dottoressa Mazzei, secondo i colleghi, era da diversi anni che mostrava comportamenti anomali, caratterizzati da quello che hanno definito un «misticismo esasperato», che potrebbe essere stato motivo di azioni come quella che ha portato al coma la mamma pugliese.