15 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
Usato anche nelle scuole

«Nel Das c'era l'amianto», la scoperta choc

Era la pasta da modellare per eccellenza, uno dei giochi più diffusi negli anni ’ 70. A rivelare la presenza di fibre di amianto uno studio dall’Azienda Sanitaria e dell’Università di Firenze e pubblicato sulla rivista scientifica Scandinavian Journal of Work Environment and Healthla

NDR: La Fabbrica Italiana Lapis ed Affini (F.I.L.A.), che dal 1994 produce e distribuisce la pasta DAS, ha precisato in una nota del 29 dicembre u.s. che il prodotto in commercio in Italia e all'estero è perfettamente sicuro e pienamente conforme alle normative vigenti. Sia in ambito comunitario che negli Stati Uniti, la composizione del DAS in termini di formulato è stata esaminata da organismi accreditati, che ne hanno confermato la piena sicurezza per l'utilizzo da parte di bambini ed adulti. In dettaglio, i prodotti a marchio DAS oggi disponibili sul mercato sono conformi alla Direttiva Giocattoli 2009/48 CE. Rispondono inoltre pienamente alla Norma Armonizzata EN 71 parti 1, 2 e 3:2013 in ambito europeo, nonché all'ASTM D-4236 negli Stati Uniti. Infine, a ulteriore garanzia della sicurezza del prodotto, la pasta DAS è Dermatologicamente testata. Clicca qui per maggiori informazioni

FIRENZE - Negli anni 70 spopolava incontrastato: era praticamente l'unica pasta modellabile che si trovava in giro. Brevettato nel 1962, il Das era uno dei giochi preferiti dai bambini italiani. Oggi, si scopre che conteneva cospicue quantità di amianto. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista «Scandinavian Journal of Work Environment and Health», firmato dai ricercatori italiani dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo), dell’Asl e dell’Università di Firenze. Dimostrazione, ancora una volta, che gli usi dell’amianto nel passato non sono stati ancora del tutto chiariti e che non c'erano limiti di sorta visto che veniva tranquillamente utilizzato anche per i giocattoli. La ricerca è stata resa possibile grazie al contributo fornito da alcuni ex dipendenti di Adica Pongo a Lastra a Signa. Inoltre, i ricercatori sono riusciti a reperire le fatture dell’acquisto dell’amianto, oggi depositate nell’Archivio di Stato di Torino insieme alla documentazione del produttore, l’Amiantifera di Balangero.

Usato come strumento di insegnamento nelle scuole
Il lavoro ha rilevato la presenza di amianto nella pasta prodotta tra il 1963 e il 1975 dalla ditta Adica Pongo di Lastra a Signa (Firenze), chiusa dal 1993. Secondo i ricercatori, 55 milioni di confezioni di Das contenenti amianto sono state prodotte e vendute sul mercato interno e internazionale in 13 anni, con un numero di utenti «nell’ordine dei milioni». Le fibre possono aver causato un’esposizione al minerale da parte di bambini, insegnanti, artigiani e di tutti coloro che erano addetti alla sua lavorazione. Oltre alla sua commercializzazione come giocattolo, il Das è stato utilizzato come strumento di insegnamento nelle scuole. Per i primi tre anni, è stata commercializzata in polvere da miscelare con acqua e successivamente in pasta pronta all’uso. Dal 1976 in poi l’amianto fu sostituito con la cellulosa, tuttavia «è possibile che qualcuno possieda ancora manufatti modellati tra il 1960 e il ’70, ma questi articoli non rappresentano un rischio per la salute di chi li possiede. Raccomandiamo comunque di non rompere tali oggetti e, in particolare, di non ridurli in polvere, perché le fibre di amianto potrebbero ancora disperdersi in aria con il rischio di essere inalate».

Approfondimenti sui malati di mesotelioma
Dato che il Das è stato commercializzato in Italia ed esportato in altri paesi europei, sottolineano gli autori dello studio, i risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il Das. «Lanciamo un forte appello alle autorità affinché vengano effettuati test accurati su articoli di importazione, tra cui i giocattoli, quando provengano da Paesi in cui l’amianto non è ancora vietato», avverte Stefano Silvestri, igienista del Lavoro dell’Ispo di Firenze.