12 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Sciopero di medici

Domani sciopero dei medici, anche in Piemonte

Mercoledì 16 dicembre sarà una giornata difficile per chi avrà bisogno del medico. Scioperi dalle 8.00 alle 20.00

ROMA – Sono oltre tremila i medici di famiglia che probabilmente domani, mercoledì 16 dicembre, sciopereranno dalle ore 8 alle ore 20. Ma per le urgenze non c’è nulla da temere: le assistenze programmate per i pazienti gravemente malati, le visite a domicilio saranno comunque garantite. «I nostri medici saranno contattabili telefonicamente. Saranno loro a valutare la gravità o meno delle situazioni segnalate dai pazienti», spiega Roberto Venesia, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia.

E la guardia medica ci sarà?
Lo sciopero coinvolgerà anche la «guardia medica», oggi definita con il termine di «medici di continuità assistenziale». Per loro lo sciopero sarà attivo dall’una di notte alle 8.00 del mattino e dalle 20.00 alle 24.00.

Coinvolti anche i centri di Pronto soccorso
Ebbene sì, anche gli ospedali e i Pronto soccorso potranno aderire allo sciopero. Ma anche in questo caso verrà garantita l’assistenza per i casi gravi.

Perché i medici sono in sciopero?
E’ senz’altro una domanda lecita che si pone qualsiasi cittadino. La risposta ci arriva da Mario Vitale, Anaao Assomed Piemonte: «Il Governo è riuscito a ricompattare tutta la categoria medico-veterinaria e sanitaria in un unico fronte comune. I medici italiani sono costretti a lavorare in condizioni di perenne emergenza per organici insufficienti e turni di lavoro massacranti: vedono la loro professione sempre più marginalizzata e denigrata da chi ha interesse a lucrare sui contenziosi per ottenere facili rimborsi dalle assicurazioni».

Servirà davvero a qualcosa questo sciopero?
Secondo Venesia questa è «l’unica strada percorribile. Scioperiamo per ribadire che solo investimenti adeguati e una seria riforma delle cure sul territorio possono garantire la tutela della salute del cittadino e l’uniformità di assistenza sanitaria in tutte le Regioni, ma anche contro l’invadenza di norme nazionali e regionali che limitano gli ambiti di autonomia professionale e l’assistenza e compromettono la relazione medico-paziente». Questa è la visione – senz’altro corretta – di chi lavora nel settore. Ma il cittadino – che avrà maggiori ripercussioni – potrebbe chiedersi se tutto questo porterà davvero a qualche cambiamento importante al sistema sanitario.