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Roma, Pd: Odg per ritiro concordato Atac. Denuncia assenza Raggi

Consiglio straordinario sulla municipalizzata dei trasporti. "Perché Roma Capitale ha deciso improvvisamente di disconoscere i crediti vantati da Atac aggravandone la situazione finanziaria?" chiedono dal Pd

Gente in attesa a una fermata dell'autobus alla stazione Termini
Gente in attesa a una fermata dell'autobus alla stazione Termini (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - Il Pd capitolino ha presentato un ordine del giorno in occasione del Consiglio straordinario su Atac chiedendo alla sindaca Raggi e agli assessori competenti "le indicazioni programmatiche per procedere immediatamente all'interruzione della procedura di concordato acciata al Tribunale di Roma e, contestrualmente, avvoare la procedira di amministrazione straordinaroa delle grandi imprese in crisi, cosiddetta legge Prodi». "Il fallimento del piano concordatario potrebbe determinare la fine di Atac e la consegna ai privati del trasporto pubblico della Capitale - ha contestato il Pd in Aula Guilio Cesare e con una nota, oltre a lamentare l'assenza della sindaca di Roma Virginia Raggi dall'Aula nel corso del Consiglio straordinario -. Le inevitabili ripercussioni economiche avrebbero come conseguenza tagli al servizio e tagli al personale. Gli esiti sarebbero del tutto incerti anche per le casse comunali». Il bilancio capitolino, secondo il Pd capitolino "potrebbe subire la cancellazione di diverse centinaia di milioni di euro. Un bilancio così decurtato verrebbe ad incidere sulla spesa corrente con un taglio pari a circa un terzo dei fondi destinati ai servizi. Siamo ancora in tempo per uscire dalla procedura concordataria e avviare una riflessione più ponderata con Regione Lazio e Governo. Per evitare danni irreparabili le cui conseguenze potrebbero generare ripercussioni economiche ben oltre il perimetro dell'azienda capitolina vanno apportate subito delle correzioni".

La soluzione proposta dal Pd romano
Lo strumento dell'amministrazione straordinaria prevista dalla legge Prodi-Marzano, spiegano dal Pd "è oggi una delle possibilità di risanamento previsto per le grandi aziende in crisi. È già avvenuto per altre aziende, si può adottare anche per la ristrutturazione della più grande azienda di trasporto pubblico locale. Questa soluzione è stata peraltro suggerita anche dal tribunale fallimentare nei rilievi formulati al piano concordatario. Avviare la nuova procedura consentirebbe di addivenire ad una gestione della crisi più soft, anche attraverso l'attivazione di un tavolo permanente con Regione Lazio e Governo. Di riflesso l'attenzione, più che ai creditori, sarebbe rivolta alla progettazione del futuro dell'azienda risanata». È bene rammentare, secondo il Pd "che la recente crisi finanziaria di Atac è stata originata soprattutto da una scelta sconsiderata dell'amministrazione capitolina nel 2016. Si tratta di due poste che hanno come controparte il socio unico Roma Capitale e che erano già scritte nei precedenti documenti finanziari di Roma Capitale, ovvero il disconoscimento da parte di Roma Capitale di due crediti vantati da Atac nei confronti del Comune. La negazione di queste voci crea una perdita finanziaria nell'azienda capitolina di 220 milioni nel 2016». I due crediti disconosciuti, ricordano dal Pd "erano derivati da incrementi di costi degli anni precedenti che il Comune aveva autorizzato: il "lodo Tevere tpl" relativo al riconoscimento degli aumenti contrattuali dovuti agli addetti che la Cassazione ha imposto ad Atac e Roma Capitale e la copertura degli aumenti contrattuali dovuti ai dipendenti di Atac. Nel primo caso, il disconoscimento è molto dubbio in quanto Atac ha agito da stazione appaltante per conto di Roma capitale e ha dato seguito ad una sentenza della Cassazione. Stranamente, tale scelta non è stata eccepita né dall'azienda capitolina né dagli organi di controllo".

L'attacco dei dem
Lo stesso A.U. Simioni in una intervista al Sole 24 ore "ammette l'aggravio dei conti affermando: 'Abbiamo chiuso il progetto di bilancio 2016 con numeri drammatici: a una perdita di esercizio che si profilava comunque pesante, 39 milioni, abbiamo dovuto aggiungere 174 milioni di svalutazioni e fondo rischi, principalmente per il mancato riconoscimento di crediti dal socio Roma Capitale, oltre che per una sentenza sulla causa con il consorzio Roma Tpl. Totale, 213 milioni'", aggiungono dal Pd. "Il conto economico dell´azienda senza quei due crediti avrebbe prodotto un MOL (margine operativo lordo) positivo con una perdita contabile inferiore a 40 milioni, un trend di progressivo riequilibrio in corso da qualche anno (le perdite erano state di 140 milioni nel 2014 e di 79 nel 2015) - contano dal Pd -. L'equilibrio dei conti, fu parzialmente raggiunto grazie alla manovra di agosto 2015, che comprendeva una ricapitalizzazione di circa 180 milioni (40 di disponibilità liquide e 140 di conferimenti) e il varo di un nuovo contratto di servizio, basato sul criterio innovativo dei costi standard e avente durata fino al dicembre 2019». "Anziché dare seguito alla cancellazione delle poste attive dal bilancio di Atac, considerando il debito finanziario contratto dall'azienda con le banche (circa 120 milioni) che prevede esborsi molto onerosi nel triennio 2017-2019, sarebbe stato preferibile ricontrattare il piano di pagamento e diluirlo su un numero più lungo di anni - suggeriscono dal Pd -. Alla luce delle suddette considerazioni la crisi di liquidità di Atac era pressoché inevitabile, ed è veramente incomprensibile che i professionisti di lunga data arruolati dal Campidoglio non abbiano previsto tale conseguenza. Da questi elementi si origina anche una delle varie crisi di giunta che porterà dimissionamento dell'ex assessore Mazzillo». "Inevitabilmente anche Roma Capitale, in qualità di socio unico di Atac, non è immune dai contraccolpi che si potrebbero generare il crollo di Atac - aggiungono dal Pd -. È superfluo sottolineare che il principale soggetto che pagherà le conseguenze di questa crisi, sia per gli inevitabili contenziosi promossi dai creditori sia come principale creditore di Atac, sarà proprio il Campidoglio che vanta 477 milioni di crediti. Delle domande a questo punto sorgono spontanee: Perché non si è deciso di programmare un piano pluriennale di graduale riduzione del debito Atac verso il Comune, così da ridurre anche gli effetti sul bilancio capitolino della cancellazione dei crediti; Perché non sostenere Atac nel ricontrattare il debito con le banche? Perché Roma Capitale ha deciso improvvisamente di disconoscere i crediti vantati da Atac aggravandone la situazione finanziaria? Forse per rendere più credibile la procedura di concordato fallimentare? Perché Atac non ha manifestato la propria contrarietà al disconoscimento dei crediti vantati?». "Queste domande attendono da mesi una risposta. I cittadini e i dipendenti di Atac chiedono chiarezza e certezze all'amministrazione Raggi sul futuro del TPL della Capitale", concludono dal Pd.

Le parole dell'assessore Meleo
Su Atac, e in particolare sull'ultimo episodio che ha coinvolto il Ministero dei Trasporti "è stato fatto dell'allarmismo poco condividibile perché ho spiegato in più circostanze che Atac è al lavoro con il ministero dei Trasporti per tutte le attività necessarie a mantenere l'iscrizione al Ren. L'impegno da parte nostra è concreto». Lo ha spiegato l'assessora capitolina alla Mobilità della Giunta Raggi Linda Meleo aprendo in Aula Giulio Cesare la seduta del Consiglio straordinario dedicata al caso di Atac. Meleo ha anche ricordato di aver consegnato al tribunale i documenti richiesti "il 26 gennaio di quest'anno, poi sono passati 2 mesi e ci è stato richiesto di dare una serie di indicazioni. L'Azienda sta lavorando su queste indicazioni, per accontentare le richieste dei giudici». Il concordato, secondo Meleo "era e continua a essere l'unica soluzione che questa amministrazione vedeva per Atac. Ad oggi non posso darvi dettagli, perché in primis ci sta lavorando il management dell'azienda, poi perché le risposte devono essere fornite al Tribunale. Ma posso assicurarvi che su tutti i pilastri su cui il Tribunale ha chiesto specifiche, entro i tempi stabiliti saranno dati tutti i chiarimenti». Il 30 maggio, ha ricordato Meleo "c'è questa scadenza del Tribunale, poi i dettagli aggiuntivi vi saranno dati ma voglio darvi serie rassicurazioni sulla serietà con cui il management aziendale sta completando il Piano concordatario e il Piano industriale cui come Roma capitale stiamo dando il massimo sostegno, lavoriamo insieme", è stato l'invito finale rivolto ai consiglieri capitolini.

La manifestazione dei Radicali
Oggi, a partire dalle ore 17.30, Radicali Italiani e Radicali Roma manifesteranno in piazza del Campidoglio per denunciare il sistematico boicottaggio del referendum "Mobilitiamo Roma" da parte dell'amministrazione M5S e chiedere alla sindaca Raggi il rispetto dei diritti dei romani a essere correttamente informati sul voto. "Sulla piazza rappresenteremo simbolicamente il valore che Virginia Raggi dimostra di attribuire al voto dei romani e ai loro diritti di partecipazione", annunciano i radicali promotori del referendum. Saranno presenti tra gli altri Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani e deputato di +Europa, e Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma e consigliere di +Europa alla Regione Lazio.