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Zingaretti riconfermato governatore del Lazio

Il presidente uscente è stato rieletto dopo un testa a testa con il candidato del centrodestra, Stefano Parisi

Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti
Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti (ANSA)

ROMA - «Uniti si vince». In ogni angolo del Lazio raggiunto in questi mesi di campagna elettorale, Nicola Zingaretti ha sempre ripetuto questo concetto, la sua ricetta per il centrosinistra, «uniti si vince». Ne è sempre stato convinto con i suoi fedelissimi e l'alleanza larga e inclusiva - che per cinque anni ha lavorato «pancia a terra» in regione, «senza mai una lite, una frizione» - si è rivelata nel 2018 «nero» per il Pd e il centrosinistra tutto scosso e diviso in mille rivoli la ricetta vincente. Un successo tanto eclatante che il nome di Zingaretti viene periodicamente evocato come possibile guida per il Partito Democratico. E ieri questo si è riaffacciato nei pensieri di molti analisti e di tanti attivisti del partito, certamente rinfocolato da uno slogan lanciato ieri sera dal presidente stesso: «Ora è il tempo della rigenerazione». Ed è stata davvero straordinaria la rimonta di Zingaretti e del suo centrosinistra «largo e inclusivo», solo contro tutti nel panorama nazionale, che con successo è riuscito a risalire la china di un election day per riconquistare la regione. Un testa a testa con il candidato del centrodestra, Stefano Parisi, che intorno alle 23 ha riconosciuto la sconfitta e ha fatto gli auguri al vincitore ma senza lasciare spazio a dubbi: Zingaretti, ha detto, «non avrà nessun sostegno».

Una campagna elettorale impegnativa
Riavvolgendo il nastro delle regionali 2018, la campagna elettorale è stata tra le più complesse affrontate fino ad oggi dal governatore. Tre i contendenti principali all'ufficio di via Cristoforo Colombo. Il primo, il civico col cuore a destra Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, l'uomo che viene dall'area del cratere del terremoto da novembre impegnato a battere il territorio; poi Roberta Lombardi, determinata e "social" esponente del Movimento 5 Stelle che ha combattuto fino all'ultimo tweet e a colpi di Facebook gli avversari, dedicando qualche fine settimana ad attraversare il Lazio incontrando i cittadini; infine Stefano Parisi, la carta tentata dal centrodestra incerto e lento nel decidere chi impegnare in questa battaglia e disorientato dalla presenza della lista civica Pirozzi. Ed è stato proprio il «milanese», così bollato dagli avversari, a contendere lo scettro a Zingaretti, buttandosi anima e corpo in questa avventura a circa un mese dal gong delle urne. Un testa a testa che si è vissuto ieri a distanza - il quartiere generale di Zingaretti a Piazza di Pietra, al Tempio di Adriano, quello di Parisi al Savoy di via Ludovisi - con la tensione sui volti dei simpatizzanti, dei sostenitori e dei collaboratori di Zingaretti fin dalle prime ore del pomeriggio che con il passare delle ore ha lasciato il posto alla speranza e infine alla certezza della vittoria. Tensione ed emozione anche per Parisi e i suoi, delusi dalla sconfitta di misura e con in mente i voti rosicchiati dalla lista civica di Pirozzi.

Un Pd diverso
Ora si tireranno le somme e sarà così più chiara la composizione dell'aula del consiglio regionale. Sarà una Pisana diversa dalla precedente legislatura, Zingaretti e i suoi non avranno i numeri degli ultimi cinque anni, ma per il governatore la priorità era vincere per dare continuità all'azione amministrativa. Si apre un'altra pagina per il presidente che è riuscito in una doppia impresa ieri: non essere trascinato verso la sconfitta dalla caduta del Partito Democratico ed esser eletto per la seconda volta governatore.