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Lazio: CasaPound 'restituisce' la scritta 'DVX' al monte Giano, in 200 ripiantumano mille alberi

La spedizione delle "tartarughe" è stata realizzata ieri con lo scopo di rinverdire la monumentale opera idrogeologica realizzata nel 1939

I volontari di Casapound mentre salgono sul monte Giano per ripiantumare gli alberi della pineta
I volontari di Casapound mentre salgono sul monte Giano per ripiantumare gli alberi della pineta (Foto dalla pagina Facebook di Casapound)

ROMA - I militanti di Casapound hanno mantenuto la promessa: avevano annunciato di ripristinare la famosa scritta Dvx sul monte Giano e ieri lo hanno fatto. Nello scorso agosto - proprio nei giorni in cui si discuteva della legge Fiano - la pineta stava per essere cancellata da un rogo le cui cause sono ancora oscure. Realizzata nel 1939, la scritta rappresenta un'imponente opera idrogeologica per difendere Antrodoco, il paese sottostante colpito dalle frane causate dalle piogge.

200 volontari
«Come avevamo promesso dopo il devastante incendio dello scorso agosto - ha spiegato il vicepresidente di Cpi Andrea Antonini - insieme ai volontari della protezione civile della Salamandra e dell'associazione ecologista la Foresta che Avanza, siamo saliti in cima alla montagna che sovrasta Antrodoco ripristinando una parte della gigantesca scritta andata in fumo». Circa 200 le persone che hanno contribuito alla 'riparazione' dell'opera realizzata nel 1939 dagli allievi della Scuola Guardie Forestali di Cittaducale, ripiantumando e mettendo a dimora mille pini austriaci, analoghi a quelli andati distrutti, acquistati grazie alla raccolta fondi a cui hanno partecipato tantissimi italiani.

La promessa di Di Stefano
Nelle settimane successive al rogo, il Candidato Premier per Casapound Italia aveva annunciato l'intenzione di intervenire in difesa della pineta: «L'incendio era durato per qualche giorno - era stata la denuncia (guarda qui il video) - ma sono stati registrati ritardi nelle operazioni che hanno fatto arrivare le fiamme fino alla sommità della storica scritta. Abbiamo abbandonato lo Stato e abbiamo lasciato ai privati la gestione degli eventi come le calamità naturali. Il problema è che i privati si innamorano di questo compito delicato per il profitto economico e hanno tutto l'interesse che queste calamità avvengano». «Quell'opera - secondo Di Stefano - è odiata e lo sarebbe stata anche se non ci fosse stata la scritta DVX solo perchè opera del Fascismo e c'è gente che pensa si possa cancellare quanto realizzato nel Ventennio: a questo regime democratico non basterebbero 120 anni per realizzare quanto fatto in quei 20 anni».

"Atto simbolico"
«Questa è CasaPound - ha dichiarato Antonini - e questi sono gli uomini che ne fanno parte: persone che si mettono in gioco in prima persona, che agiscono e risolvono i problemi, persone che amano la propria terra e che non hanno paura di rimboccarsi le maniche quando è necessario. Questo è però anche un atto simbolico. Vogliamo che l'Italia, e il Lazio con lei, torni a essere quello che era una volta: un Paese coraggioso e capace di opere straordinarie, come fu quella scritta realizzata durante il fascismo, che ancora oggi rappresenta un presidio indefettibile per la sicurezza del territorio reatino. Un paese dove non ci sono territori che fagocitano tutte le risorse e periferie abbandonate a loro stesse, ma una comunità organica che lavora insieme per il bene di tutti».