26 novembre 2020
Aggiornato 13:30
L'intervista

Rocca: «Covid, il governo ha sbagliato a non prepararsi alla seconda ondata»

Al DiariodelWeb.it parla Samuele Rocca, uno dei portavoce di Base Italia, l'associazione fondata dal filosofo Luciano Floridi e dall'ex sindacalista Marco Bentivogli

Roberto SPERANZA, Ministro della Salute con il Presidente del Consiglio, Giuseppe CONTE
Roberto SPERANZA, Ministro della Salute con il Presidente del Consiglio, Giuseppe CONTE ANSA

Negli ultimi mesi il panorama politico italiano si è arricchito di una nuova associazione: Base Italia. Fondata dal filosofo e professore Luciano Floridi e dall'ex segretario dei metalmeccanici Cisl Marco Bentivogli, si propone l'ambizioso obiettivo di far uscire l'Italia dalla crisi. Ma senza candidarsi o diventare un partito. Il DiariodelWeb.it ha approfondito le posizioni di Base con uno dei suoi portavoce, Samuele Rocca.

Samuele Rocca, che cos'è Base?
Base nasce qualche mese fa da un'iniziativa di Marco Bentivogli, Luciano Floridi e altri, tra cui Carlo Cottarelli. Adesso è costituita come associazione, ma potrebbe diventare una fondazione. E vuole essere un luogo di confronto, di analisi, ma anche di azione su tematiche che riguardano l'interesse generale del Paese. Non un think tank, non un partito, ma un luogo di pensiero e attivismo.

Non un partito: quindi non vi candiderete?
No.

Serviva un altro attore politico in un panorama già di per sé particolarmente confuso?
Se parliamo di soggetti politici no, infatti noi non ci aggiungiamo agli altri. Anzi, ci sarebbe bisogno di togliere. Non siamo un soggetto in più, ma vogliamo elaborare soluzioni ai tanti problemi del Paese e metterle a disposizione della platea dei partiti, senza guardare tanto a chi decide di adottarle.

Siete già entrati in interlocuzione con qualche partito?
No. Considerando il profilo di alcuni nostri fondatori e aderenti, evidentemente i rapporti con la politica ci sono. Ma nessuna interlocuzione strutturata o privilegiata.

La vostra idea è quella di presentare le vostre proposte in che forma?
Ci stiamo ancora strutturando, siamo appena partiti. In questo momento ci stiamo concentrando sull'organizzazione interna, dobbiamo ancora iniziare i lavori e non abbiamo stabilito come ne presenteremo l'esito. Molto probabilmente lo faremo, quando ci sarà la possibilità, in eventi dal vivo, invitando anche ospiti politici.

Voi parlate di crisi non solo in termini economici e, oggi, anche sanitari, ma anche civili, sociali e addirittura morali.
La sintetizzerei come una crisi culturale. È vero, ed è una delle ragioni per le quali ci siamo organizzati con Base. La politica dei partiti ha una visione di corto e cortissimo raggio, guarda sempre meno al dopodomani. Basti guardare alle dichiarazioni di Salvini o Meloni di quest'estate sul Covid, completamente contraddittorie rispetto a quello che dicono oggi. Una volta questo accadeva a distanza di anni o di decenni: oggi non c'è alcun problema a dire una cosa e, il giorno successivo, il suo esatto contrario, senza alcun tipo di scrupolo o di vergogna.

Qual è il punto di partenza di questa crisi culturale?
Floridi, nel suo ultimo libro «Il verde e il blu», la associa all'introduzione in modo massiccio del digitale, che ci ha fatti entrare in una nuova epoca. Come avrebbe detto Thomas Kuhn, un «salto di paradigma». Negli ultimi dieci-quindici anni c'è stata un'accelerazione molto forte, perché le persone, in gran parte, non sono più riuscite a metabolizzare le trasformazioni, che sono troppo veloci.

Quindi si tratta di una crisi di sistema che la politica ha subìto, non generato.
La mia opinione personale è che secondo me le due cose coincidono. Quando la politica smette di guidare e inizia a seguire, avviene il cortocircuito. Invece di fare scelte impopolari ma giuste, si accarezza la pancia delle persone, si diventa semplici portavoce delle istanze raccolte sui social. Allora ci possono essere politici che godono di un certo successo temporaneo, perché confermano quello che le persone già pensano, ma si smette di pensare alle soluzioni. Il problema sta tutto lì.

È per questo motivo che siete particolarmente critici verso sovranismo, populismo e antipolitica?
Direi di sì. Quello che ho appena descritto è uno dei modus operandi della politica sovranista e populista. Invece di puntare il dito sull'argomento più comodo, bisognerebbe affrontare i problemi con studio, intelligenza e un po' di coraggio.

Secondo voi, come ha gestito la pandemia questo governo?
Anche qui, non esprimo un giudizio di Base. Io penso che la prima fase sia stata gestita discretamente bene e con coraggio, anche perché siamo stati il primo Paese occidentale e democratico ad affrontarla. Poi ci si è seduti a gongolare sui complimenti internazionali e non si è dato seguito alla preparazione per la seconda ondata, andando ad integrare in modo più massiccio le terapie intensive e ad incidere sul tracciamento.

E cosa pensate del Mes e del Recovery Fund?
Sono due strumenti certamente utili in questo momento, ma hanno due finalità sicuramente diverse e dunque andrebbero pensati in modo diverso. Il Mes è un fondo che ha perso tutti i vincoli per cui era stato originariamente costruito: oggi l'unica cosa che viene chiesta è che le risorse vengano utilizzate in campo sanitario. Ci dà la possibilità di accedere a soldi immediatamente disponibili e a costo praticamente zero. Il Next Generation Eu, invece, è una buona vittoria che ha ottenuto il nostro Paese: ma i soldi non bastano, serve la progettualità e il cervello.

In che senso?
Se dobbiamo continuare a fare il «Sussidistan», come dice il presidente di Confindustria, meglio non usarli, perché indebiteremo solo le prossime generazioni senza trasformare il Paese. Se invece serviranno a fare la riforma del fisco, che l'Agenzia delle Entrate ha già pronta, allora saranno uno strumento straordinario.