26 novembre 2020
Aggiornato 14:00
L'intervista

Marco Rizzo: «Vogliono far fare all'Italia (e a tutta Europa) la fine della Grecia»

Il segretario del Partito Comunista spiega al DiariodelWeb.it il disegno economico che si nasconde dietro la crisi coronavirus: «Pagheranno i deboli, si arricchiranno i forti»

Negozio chiuso per ordinanza coronavirus
Negozio chiuso per ordinanza coronavirus ANSA

Quella stessa pandemia che per il popolo sta aprendo una devastante crisi, per qualcun altro rappresenta invece un affare da non perdere. I grandi poteri economici e finanziari sono saltati sul carro del coronavirus, che offre loro un'opportunità straordinaria di arricchimento, ai danni delle solite classi svantaggiate. E, viste da questa prospettiva, le misure del governo Conte, che stanno facendo pagare il prezzo più alto ai cittadini, non sono la manifestazione dell'incapacità della politica, bensì di un piano preciso e ben eseguito. Questo è il punto di vista del segretario del Partito comunista, Marco Rizzo, che ai microfoni del DiariodelWeb.it torna ad evocare addirittura lo spettro della Grecia.

Onorevole Marco Rizzo, il lockdown e il coprifuoco vengono proposti dal governo come soluzione alla pandemia. Ma che effetti collaterali provocano a livello economico?
Noi abbiamo definito questa crisi «una guerra senza bombe». Qual è l’effetto che le guerre provocano sulle società? Oltre alla mobilitazione generale contro il «nemico», e quindi il soffocamento di ogni dissenso, dal punto di vista economico si ha una vasta crisi.

Ma chi ci guadagna davvero da questa crisi?
Ce lo spiega bene Lenin a proposito della Prima guerra mondiale: «Distruzione delle risorse produttive e concentrazione monopolistica». Dopo la distruzione, si dovrà ricostruire, e questo si farà coi soldi pubblici, rimettendo in moto l’accumulazione dei profitti privati. Inoltre si faranno fuori i piccoli mentre i grandi (o i più abili) diventeranno più grossi. «Mai sprecare l’occasione di una grave crisi» (frase attribuita a Rahm Emanuel, capo di gabinetto di Barack Obama). «Shock economy» è il titolo di un fortunato libro di Naomi Klein addirittura del 2007, prima della crisi del 2008. Non voglio certo dire che la pandemia è stata creata dal nulla o che addirittura non esiste. Le file dei morti ci riportano alla tragica realtà. Ma che in Europa e in America ci saranno grossi, grossi profitti è nelle cose. Notizia di questi giorni: il Pil degli Usa avrà un balzo di oltre il 30%, dopo il tracollo precedente. Al netto della propaganda elettorale, come si misura questo Pil? In profitto? E in posti di lavoro cosa succederà?

Invece di addossare sui cittadini la colpa della diffusione dei contagi, con il risultato di chiuderli in casa, non sarebbe stato più opportuno prepararsi alla seconda ondata in maniera preventiva?
Questo è quello che hanno fatto altri Paesi. Basta non essere anticomunisti viscerali per vedere come la Cina ha affrontato il problema. Ha chiuso per tempo (quando hanno capito per primi che cosa succedeva, altro che colpevole ritardo!) quello che andava chiuso e non tutto il Paese. Ha adottato misure drastiche, ma ben spiegate e condivise dai cittadini. Ne è uscita per prima e non ci sta ricadendo.

Certo, la Cina è una nazione che non brilla certo per democrazia.
Prima di tutto, sarebbe un clamoroso autogol da parte dei sostenitori del sistema «democratico» affermare che la dittatura sa proteggere la salute dei suoi cittadini, mentre la democrazia ne è incapace. Secondo, anche la nostra democrazia ha imposto un primo lockdown che ha superato in restringimento della libertà personale ogni provvedimento di qualunque altro Paese. Per esempio, ci sono molti dubbi sulla conduzione del primo lockdown. Perché, contrariamente al parere degli esperti, Conte, il giorno dopo aver chiuso la Lombardia, ha chiuso tutta l’Italia? Chi ha fatto pressioni a cui non si poteva dire di no? Confindustria lombarda? Era così intollerabile chiudere una sola Regione?

Insomma, si è fatto troppo poco e troppo male per arginare la pandemia?
In questi sei mesi abbiamo parlato di banchi a rotelle, di monopattini, mentre nel silenzio assordante delle cosiddette opposizioni sono stati concessi 6,3 miliardi di credito alla Fca. Gli scienziati dicevano che il problema sarebbero stati i trasporti e non le scuole e i ristoranti: invece si è fatto tutto il contrario. Ma non solo in Italia, cosa che poteva essere attribuita alla incapacità dei nostri governanti, ma in tutta Europa. E allora non possono essere tutti incapaci: vuol dire che esattamente a questo si voleva arrivare.

Marco Rizzo, Segretario del Partito Comunista
Marco Rizzo, Segretario del Partito Comunista (ANSA)

Quali sono le misure, nello specifico, in cui il governo è mancato, sul fronte dell'investimento nelle strutture sanitarie, dell'organizzazione della pubblica amministrazione, del rafforzamento dei trasporti?
Lo ha già detto lei, lo hanno detto tutti gli esperti, non posso che ripeterlo, ma non perché sia particolarmente esperto di virus o di trasporti, ma perché è sotto gli occhi di tutti. I medici ci dicono che solo un trattamento il più precoce possibile salva dalle conseguenze del virus, che non sono solo la morte, ma anche una grave perdita della capacità respiratoria. Titola il Fatto quotidiano, che certo non è comunista, essendo di fatto il giornale dei 5 Stelle al governo: «L’assistenza domiciliare è scarsa, nuovi infermieri dimenticati, pochi assunti al tracciamento e nel Ssn, piani ospedalieri bloccati, poche terapie intensive in più e senza anestesisti». Cosa c’è da aggiungere? Si dovrebbero abbassare le quote dei medici massimalisti a parità di remunerazione e invece si parla di alzare il tetto. Di fare tamponi a tappeto, e invece assistiamo alle file ai drive in. Sui trasporti è ancora più tragico. Quanti autobus si sarebbero potuti e dovuti comprare ed affittare in questi mesi e quanti autisti e meccanici assumere? Si sono sprecati mesi importanti e buttati i soldi dalla finestra. Non può essere solo incapacità.

Possiamo dire che il governo non abbia imparato niente dalla prima ondata e che, quindi, torni a far pagare il prezzo della crisi agli strati più deboli della popolazione?
Noi abbiamo detto e continuiamo a dire che questo è «un governo debole coi forti e forte coi deboli», ed è palese. Ma qui c’è una regia sovranazionale per portare tutta l’Europa sull’orlo di una crisi in stile Grecia. Pagheranno i più deboli, si arricchiranno i più forti.

Abbiamo parlato delle responsabilità del governo, ma in che misura queste vanno condivise con le Regioni, con gli enti locali e con l'opposizione?
Anche qui: ci sono Regioni che non spendono neanche quello che hanno ricevuto e poi chiedono ancora soldi. Una frammentazione inaccettabile tra i territori della nazione, un’opposizione capace solo di dire tutto e il contrario di tutto: sul lockdown, sui prestiti europei. Ma ciò non è un caso, è il frutto del fatto che né il governo né l’opposizione hanno una visione della società e quindi, a cascata, di cosa fare nel concreto. Siamo in balìa di forze economiche che strattonano il paese, in qua e là a seconda dei propri interessi, e la politica ormai è solo teatrino di elementi che si scannano non per un’idea, ma per chi deve andare ad occupare quella poltrona, per poi fare esattamente quello che ha fatto il precedente. Sono tutti colpevoli di avere distrutto la sanità pubblica e ora piangono lacrime di coccodrillo. E questo vale per tutte le privatizzazioni a cui abbiamo assistito. Che differenza c’è tra i governi di destra e di sinistra?

Come valuta il ricorso agli strumenti europei, come il Recovery Fund ed eventualmente il Mes, in risposta alla crisi?
Qui veniamo al punto cruciale dove troviamo la spiegazione di tutto, a mio parere. Purtroppo l’economia, definita la «scienza triste», allontana un po’ tutti, ma se non entriamo nei meccanismi, non ne capiamo nulla. Tutti i tipi di prestiti europei non sono a fondo perduto. Anche quelli che sono definiti tali, lo sono per il privato che li riceve, ma non per lo Stato che li eroga, perché vengono assegnati dal bilancio europeo al singolo Stato, ma poi questo bilancio europeo dovrà essere ripianato coi contributi dei singoli Stati. Si litiga su chi deve ricevere e quanto e chi deve ripianare e quanto, ma non ci sono soldi gratis.

La soluzione che prospettano alcuni è quella di emettere bond sovranazionali.
E cosa risolverebbe? Sul momento si hanno soldi da poter spendere, ma poi, una volta sbilanciato il rapporto debito/Pil, dove l’Italia è la più esposta, i tassi dove andranno? Dicevo, finiremo tutti come la Grecia, che a questo punto si rivela essere solo il primo test su larga scala. Prima hanno concesso credito in modo indiscriminato e poi hanno tirato la corda. Sono prestiti a strozzo, come fanno i cravattari. Prima si crea la necessità dell’indebitamento, poi si concede su larga scala e alla fine si tira la corda. Già ce lo hanno detto: finita l’emergenza si metterà fine alla finanza allegra e si dovrà prosciugare tutto. Anche se dovessero emettere bond eterni, ciò senza scadenza, essi dovranno eternamente essere ripagati con interessi che non stabiliranno i governi, ma il «mercato», ossia quelli che detengono il debito stesso.

Chi deve temere di più da questa situazione?
Dopo aver massacrato il lavoro dipendente, ora è sotto attacco il piccolo risparmio privato. Già lo dicono che sono sotto osservazione i conti correnti («Avete troppi soldi sotto il mattone che non fanno niente, dateli a noi») e la piccola proprietà. In Cina non hanno fatto così, perché gli interessi economici di quella società sono diversi da quelli del capitalismo monopolistico di stampo occidentale. La Cina vuole produrre e non accumulare reddito prodotto da altri. E quindi la lotta alla pandemia l’ha fatta sul serio e non per burla come hanno fatto i nostri governanti.

In che condizioni uscirà l'economia italiana da questa seconda ondata e che cosa ci possiamo aspettare per il futuro?
Sulle prime il governo tirerà fuori i soldi per il «ristoro»: li tirerà in ritardo, pochi, insufficienti, ma li tirerà. Ma ciò salverà le piccole attività dal fallimento? O alla fine arriverà l’asso pigliatutto dei grandi monopoli nazionali e internazionali: Google, Amazon, Facebook. Già si parla di università telematica in sei mesi, di taxi teleguidati, di criptomoneta privata. Uno scenario di una società governata dall’alto da chi ha in mano tutte le vie del controllo, del potere economico e politico. Quando noi guardiamo a queste piccole attività (taxi, b&b, bar, artigianato, piccolo commercio) sappiamo che dietro ciascuna di esse non solo c’è un lavoratore autonomo e la sua famiglia, ma anche qualche suo dipendente. In questo momento non è mettendo questi due soggetti l’uno contro l’altro che contrastiamo il disegno del grande capitale monopolistico, ma è mettendoli insieme contro il capitale e il suo governo.