Si affida al naturopata per curare il tumore al seno: muore in maniera disastrosa a 46 anni

Una donna cura il tumore al seno dal suo naturopata. Ma il trattamento si rivela un disastro, neppure i medici riescono più ad aiutarla

Donna cura un cancro dal naturopata
Donna cura un cancro dal naturopata (Monkey Business Images | Shutterstock)

Fatti come questo se ne sentono sempre più spesso: una donna di 46 anni muore a causa di cure inutili e anti-scientifiche consigliate da un naturopata. Figura – ricordiamo – che non ha niente a che fare con un medico. D’altro canto il fatto che i media riportino spesso episodi simili è sintomo che qualcosa, nella medicina ufficiale, non va. Tutto ciò rappresenta la spia di un’insoddisfazione generalizzata quando si parla di cure contro il cancro. È vero: la scienza ha fatto passi da gigante con l’immunoterapia e la tecnica CAR-T, ma chi è costretto ad assistere ai devastanti effetti della chemioterapia, a volte preferisce morire. Forse non è giusto ma è la dura realtà. E il sintomo che qualcosa, in campo oncologico, deve cambiare. E al più presto.

Si rivolge al naturopata
Forse spaventata o più probabilmente terrorizzata al pensiero di dover assistere ai tremendi effetti collaterali di una chemioterapia, una donna di 46 anni si rivolge a un naturopata. Ma tutti sappiamo che per legge i naturopati non possono consigliare nessun medicinale – neppure naturale. Eppure sono ancora in molti quelli che lo fanno, andando di fatto, contro la legalità. La povera donna non sapeva che le cure che gli venivano offerte non servivano a niente.

La denuncia
La donna è morta circa un anno fa, ma a denunciare l’accaduto è stato un oncologo del Cro di Aviano (Pordenone) di nome Massimiliamo Beretta. Il suo messaggio appare forte e chiaro sulle pagine del Gazzettino: quando si è malati non bisogna affidarsi a guru di questo genere. La denuncia è avvenuta in seguito alla ricezione di una commovente email che la povera paziente inviò all’Istituto Tumori di Friulano nell’autunno 2016.

La lettera
«Premetto che sono arrivata al Pronto soccorso in condizioni molto critiche - si racconta - perché avevo seguito i consigli di un naturopata che conoscevo da anni, ma che si è rivelato poi un lupo travestito da agnello, definizione sin troppo generosa per questo personaggio che praticava radioestesia, fiori di Bach, metodo Hamer e poi mi ha ridotta in fin di vita, dolorante, con problemi respiratori, debilitata e sottopeso di 10 chili. Sono precipitata da 42 a meno di 30 in qualche settimana», racconta la donna nell’email che è deceduta pochi mesi dopo essersi rivolta al Cro.

Il decesso
«Mentre lei credeva di sottoporsi a una terapia efficace, la malattia avanzava in modo ancor più aggressivo perché non incontrava l'ostacolo della chemioterapia, e soprattutto si diffondeva in un organismo ormai privo di difese. Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico», spiega Beretta in un’intervista all’ANSA.

Le cure giuste
Qualora si dedica di affiancare cure naturali a quelle tradizionali queste vanno sempre scelte insieme al medico curante e mai da un naturopata. «E' indispensabile che queste terapie non interferiscano con le cure - continua Beretta. Per fare un esempio, l'aloe può compromettere l'attività terapeutica di ciascuna sostanza, con il risultato di una riduzione o talvolta di un potenziamento del suo effetto che nei casi più gravi può giungere sino all'intossicazione. Il problema sta assumendo dimensioni notevoli: le stime ufficiali parlano di un paziente oncologico su due che nell'arco del proprio percorso terapeutico fa ricorso a terapie non convenzionali. I dati che più ci allarmano sono quelli relativi all'autodiagnosi da motore di ricerca: una recente indagine di Medipragma ha accertato che l'81% degli italiani si rivolge al dottor Google per trovare informazioni online su sintomi, diagnosi, malattie e cure. E solo il 9% si confronta con il proprio medico. In mezzo ci sono queste montagne di informazioni postate spesso da ciarlatani e comunque lontane dalla scienza, in cui i pazienti si imbattono. La disperazione fa il resto - ha concluso - e così finiscono tra le braccia di certi guru».

I limiti della medicina
Senz’altro le parole di Beretta colpiscono dritte alla mente e al cuore di molti pazienti. Ed è innegabile che abbia perfettamente ragione. Ma, ripetiamo, queste sono la spia che qualcosa nella medicina ufficiale ancora non va. La chemioterapia sicuramente è efficace e non può essere evitata o, peggio, sostituita con il fai da te. Ma è piuttosto urgente che scienziati si diano da fare per trovare tecniche più innovative che non danneggino anche le cellule sane. Ricordiamo che i primi passi avanti – proprio nel cancro al seno in stadio avanzato – sono stati fatti da un progetto internazionale al momento attivo al San Gerardo di Monza. Qui molte pazienti potranno sperimentare una nuova cura con farmaci intelligenti che escluderanno totalmente la chemioterapia. Sono queste cose che ci ridanno la speranza e permettono di credere che un giorno, finalmente, nessun paziente oncologico debba più sperimentare tutta la sofferenza derivante da cure così aggressive. Le quali, diciamo la verità, spesso sono più devastanti della malattia. Ma ci salvano la vita

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