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Vuoi perdere peso? Mangia lentamente

Secondo un recente studio pubblicato sul British Medical Journal, le persone che mangiano lentamente perdono più facilmente peso

Masticare lentamente aiuta a perdere peso
Masticare lentamente aiuta a perdere peso (ViChizh | Shutterstock)

Ancora nuove conferme sui benefici derivanti dalla masticazione lenta. Da anni gli esperti ci consigliano di mangiare molto lentamente per vari motivi, tra cui un miglioramento della funzione digestiva. Ma secondo recenti studi, concentrarsi bene su ogni singolo boccone potrebbe addirittura aiutarci a mantenere il nostro peso forma. Inoltre, il metodo sembra persino ridurre il rischio di obesità. Ecco i risultati pubblicati da poco sul British Medical Journal.

Più mangi lentamente, più perdi peso
Un recente studio condotto in Giappone ha messo in evidenza come le persone che mangiano lentamente, generalmente sono quelle che pesano meno. Se vogliamo mantenere il nostro peso forma, perciò, dobbiamo imparare a masticare il cibo molto a lungo. Il precursore di una simile teoria è stato il dottor Horace Fletcher che nel xx secolo ha messo a punto un modello ideale di masticazione.

La teoria di Fletcher
Secondo Horace Fletcher, per ottenere i benefici di una dieta che aiuti a stare meglio e a perdere peso, c’è solo una regola importante da seguire: masticare bene. Per farlo, ogni boccone dovrebbe essere masticato almeno 32 volte. Ciò consentirebbe la completa scissione dei nutrienti. Fletcher diede vita a un nuovo regime alimentare basato su questa tecnica, che lui stesso ha ribattezzato con il nome di dieta Fletcherizing. Il suo motto era: «la natura castigherà chi non mastica».

Il metodo per migliorare la masticazione
A detta di Fletcher per imparare a masticare nel modo giusto bisogna per prima cosa contare le 32 volte – almeno per il primo periodo – dopodiché ricordarsi di non mangiare in alcuni momenti della giornata. Per esempio se si hanno sentimenti negativi come la rabbia, la tristezza o l’eccessiva fame. Il cibo processato bene, infatti, viene adoperato a mo’ di combustibile e se non viene metabolizzato nella maniera adeguata è molto probabile che ci si imbatta in disturbi di salute più o meno gravi. La parte decisamente meno piacevole del lavoro di Fletcher era l’osservazione delle feci dei suoi pazienti: attraverso questa era in grado di stabilire se il cibo era stato masticato nella maniera corretta o meno.

Lo studio Giapponese
Il recente studio condotto in Giappone ha pressoché confermato la teoria di Fletcher. Per arrivare a simili conclusioni i ricercatori hanno esaminato 60mila persone per sei anni, tutte affette da diabete di tipo 2. Tra le varie abitudini di vita prese in esame dagli scienziati vi era anche la velocità con cui consumavano i pasti e l’orario. In particolar modo se cenavano almeno due ore prima di coricarsi o se avevano l’abitudine di fare un piccolo spuntino dopo cena.

I risultati
Dai risultati ottenuti dai ricercatori si è notato come le probabilità di soffrire di sovrappeso e obesità erano legate non solo al cibo ingerito, ma anche al modo in cui un paziente masticava. Chi mangiava normalmente – e non velocemente - aveva il 29% in meno delle probabilità di aumentare di peso. Mentre chi aveva l’abitudine di mangiare lentamente assisteva a una riduzione del rischio del 42%.

Un test
In seguito ai risultati ottenuti, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni partecipanti di rallentare il ritmo di masticazione durante i pasti e i gli effetti ottenuti sono stati sorprendenti: i pazienti hanno cominciato a perdere peso, riducendo l’indice di massa corporea e la circonferenza della vita.

Non è tutto oro ciò che luccica
A dispetto delle apparenze, è importante sottolineare che lo studio in questione ha molti punti deboli. Il primo - e più evidente - è che si tratta solo di uno studio osservazionale, il secondo è che si è basato solo su persone affette da diabete di tipo 2 le quali hanno comunque un metabolismo alterato. Inoltre, sembrano che i ricercatori non abbiano tenuto conto dell’attività fisica giornaliera e delle calorie consumate ogni giorno. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che simili risultati sono stati ottenuti da ricerche precedenti, anche svolte a regola d’arte.