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Trapianto di feci: cos’è, come funziona e perché potrebbe curare malattie gravi

Il trapianto fecale potrebbe essere la nuova arma per combattere molte malattie gravi, tra queste infezioni e infiammazioni. Ecco come funziona

Trapianto fecale
Trapianto fecale (Chombosan | Shutterstock)

Al solo sentirlo nominare molte persone inorridiscono, eppure il trapianto di feci potrebbe davvero fare la differenza e salvare le persone dalle più temibili malattie moderne. Come sempre la scienza odierna non sta inventando niente di nuovo, semmai sta riscoprendo metodi di cura antichissimi. Infatti in testi scritti intorno al quarto secolo dopo Cristo, si evidenza come il medico Ge Hong prescriveva una terapia già antica per quei tempi, il suo nome è zuppa gialla. Si trattava, sostanzialmente, della sospensione di materiale fecale utilizzata allo scopo di combattere malattie intestinali gravi. Oggi il metodo sta ritornando alla ribalta a tal punto che l’FDA lo ha già autorizzato per la cura di alcuni tipi di malattie.

Trapianto di microbiota
In realtà non si tratta di un vero e proprio trapianto di feci, bensì di microbiota intestinale umano. Anziché assumere i classici probiotici, il medico effettua un’infusione – tramite clistere o sondino nasogastrico – dei batteri estratti (attraverso centrifugazione delle feci) da una persona sana. Non a caso il metodo viene anche chiamato batterioterapia fecale o infusione di probiotici umani (HPI).

Le prime evidenze
Nonostante sia un tipo di terapia antichissimo, solo negli ultimi anni la moderna scienza ne ha ri-scoperto la sua effettiva utilità. Lewin Ralph – in uno studio pubblicato nel 2001 – riporta che «il consumo di feci fresche di cammello viene raccomandato dai beduini come rimedio per la dissenteria batterica, la sua efficacia è probabilmente attribuibile all'antibiotico subtilisina prodotto dal Bacillus subtilis; questa procedura è stata usata anche da soldati tedeschi in Africa durante la seconda guerra mondiale». Va da sé, tuttavia, che tale metodo non potrebbe mai essere considerato sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Proprio per tale motivo, alcuni ricercatori australiani e americani cominciarono nel 2003 a sperimentare la batterioterapia fecale umana nei pazienti affetti da Clostridium difficile. E i risultati furono più che soddisfacenti. È interessante notare che tali terapie furono sperimentate anche su topolini sterili dal punto di vista del microbiota a cui sono stati aggiunti batteri umani allo scopo di umanizzarli e testare farmaci. Anche la salmonellosi dei polli sembra sia stata sradicata facilmente grazie a questa tecnica terapeutica.

Nel 2013 il primo trapianto in Italia
Nel 2013 il primo trapianto fecale è stato eseguito su una donna affetta da Clostridium difficile, un batterio particolarmente aggressivo e resistente agli antibiotici. Già quindi giorni dopo l’intervento, gli esami avevano dato esito negativo e la donna era in perfetta salute. Nello stesso anno, anche nel New York Times è stato riportato il caso di una paziente affetta dallo stesso batterio e guarita grazie al trattamento. La terapia oltre ad avere ridottissimi effetti collaterali – decisamente inferiori a qualsiasi farmaco antisettico – è anche meno pericolosa e notevolmente più economica. Molti dei casi sperimentati sono stati eseguiti grazie a un colonscopio che ha iniettato i batteri buoni nella parte iniziale del colon in maniera tale da non espellerla immediatamente.

Ottimo per le malattie croniche intestinali
Sono state molte le ricerche che hanno evidenziato come il trapianto fecale possa essere una valida terapia per i pazienti affetti da malattie croniche intestinali. «La manipolazione terapeutica del microbiota come opzione di trattamento nelle IBD è una grande promessa ed è probabile che il trapianto fecale rappresenti il primo passo verso terapie combinate di microbi progettati in maniera razionale sulla base delle migliori conoscenze del microbiota sottostante e dei fattori metabolici che orientano il processo patologico e la risposta terapeutica a questa metodica», spiega Natalia Castano-Rodriguez, dell’Università del New South Wales di Sydney. Secondo Nitsan Maharshak, responsabile del Centro IBD e batterioterapia dell’Università di Tel Aviv, si tratta di una terapia che va presa in considerazione per tutte le persone che soffrono di problemi infiammatori della intestino, specie di colite ulcerosa e morbo di Crohn.

Le varie applicazioni
Il trapianto fecale (FMT) non viene effettuato solo in caso di malattie infiammatorie intestinali, ma diversi studi ne hanno rilevato l’efficacia anche per patologie insospettabili. «Esistono relazioni preliminari sull'uso della terapia FMT in un'ampia gamma di disturbi, tra cui il morbo di Parkinson, la fibromialgia, la sindrome da stanchezza cronica, la distonia mioclonica la sclerosi multipla, l'obesità, l'insulino-resistenza, la sindrome metabolica e l'autismo regressivo infantile. Vrieze et al. ha eseguito l’FMT in 18 pazienti di sesso maschile con sindrome metabolica. I pazienti che hanno ricevuto l’infusione di microbiota fecale da donatori maschi magri hanno riportato un marcato aumento della sensibilità all'insulina e dei livelli di microbiota intestinale che produce butirrato dopo infusione di 6 settimane, mentre non sono stati osservati cambiamenti significativi nel gruppo di controllo», scrivono i ricercatori del dipartimento di medicina interna del Seoul St. Mary's Hospital, College of Medicine, The Catholic University of Korea.

Contro l’obesità
Numerosi studi hanno anche rilevato un’eccellente efficacia nella pratica nei soggetti affetti da obesità. Questi ultimi, infatti, sembrano avere un’enorme quantità di batteri intestinali correlati al sovrappeso. Trapiantando il microbiota tipico delle persone magre si ottiene un rapido cambiamento del metabolismo. E, ovviamente, può accadere anche esattamente l’opposto: «un case report ha documentato la trasmissione di un fenotipo obeso da un donatore in sovrappeso a un paziente magro in seguito a FMT per il trattamento del Clostridium difficile (CDI). Il donatore era un parente giovane e obeso sottoposto a un rapido aumento di peso al momento della donazione. Il destinatario era un individuo che non era mai stato obeso. Dopo aver ricevuto FMT, il ricevente ha avuto un rapido aumento di peso non intenzionale che non può essere spiegato dal recupero del CDI. È interessante notare che il destinatario ha segnalato un aumento dell'appetito. Queste osservazioni rimangono controverse dato che si tratta di un caso clinico. Tuttavia, è coerente con studi sui roditori in cui il trasferimento di materiale fecale da topi obesi a topi privi di germi trasmette il fenotipo metabolico. Indipendentemente da ciò, i risultati di questo rapporto hanno influenzato il protocollo FMT in molte istituzioni che ora escludono i donatori obesi dalla donazione» [4].

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[1] Lewin, Ralph A., More on Merde, in Perspectives in Biology and Medicine, vol. 44, nº 4, 2001, pp. 594–607, DOI:10.1353/pbm.2001.0067, PMID 11600805.

[2] How to regulate fecal microbiota transplants – Medical Xpress

[3] Clin Endosc. 2016 May; 49(3): 257–265. Published online 2016 Mar 9. doi:  10.5946/ce.2015.117 PMCID: PMC4895930 Fecal Microbiota Transplantation: Current Applications, Effectiveness, and Future Perspectives Hyun Ho Choi and Young-Seok Cho

[4] Yale J Biol Med. 2016 Sep; 89(3): 383–388. Published online 2016 Sep 30. PMCID: PMC5045147 Focus: Microbiome Treating Obesity and Metabolic Syndrome with Fecal Microbiota Transplantation Clarisse A. Marotza and Amir Zarrinparb

[5]  J. Aas, CE. Gessert; JS. Bakken, Recurrent Clostridium difficile colitis: case series involving 18 patients treated with donor stool administered via a nasogastric tube., in Clin Infect Dis, vol. 36, nº 5, marzo 2003, pp. 580-5, DOI:10.1086/367657, PMID 12594638.