I neuroni della sazietà

Dieta, ecco i cibi che ingannano il cervello e ci aiutano a dimagrire

Alcuni cibi di suo comune sono in grado di ingannare il cervello facendoci sentire più sazi. Scegliere quelli giusti potrebbe divenire la nuova arma contro il sovrappeso

La dieta che inganna il cervello
La dieta che inganna il cervello (Puhhha | Shutterstock)

WARWICK - Tutte le persone che hanno scelto di perdere peso sanno quanto possa essere difficoltoso combattere con qualche chiletto in eccesso. Il vero problema, infatti, è dover tener sotto controllo i morsi della fame. Ed è così che giorno dopo giorno ci si deve sacrificare, mangiando meno di ciò che si vorrebbe. Ma tutto questo, grazie a una ricerca della Warwick University, probabilmente un giorno sarà solo più un ricordo. Ecco i cibi che ingannano il nostro cervello.

I neuroni che ci vengono in soccorso
Il team di ricerca, guidato da Nicholas Dale, professore di neuroscienze presso l’Università di Warwick, è riuscito a scoprire che il nostro cervello contiene dei neuroni in grado di controllare l’appetito. Grazie a questa incredibile scoperta, si può agire direttamente su tali strutture allo scopo di spegnere la sensazione di fame. Il risultato? Poco appetito e dimagrimento assicurato.

Taniciti
I neuroni in questione di si chiamano taniciti - o tanycytes – e sarebbero in grado di comunicare direttamente con il cervello, bloccando la sensazione di fame. Tali strutture erano conosciute da tempo per la loro capacità di rilevare il glucosio nel liquido cerebrospinale. Ma la novità è che gli studiosi hanno scoperto come essi siano direttamente collegati con il senso di sazietà.

I giusti amminoacidi
Pare che i taniciti vengano attivati grazie a molecole specifiche come gli amminoacidi. Tra questi troviamo l’arginina e la lisina, tipici di alcuni alimenti di uso comune. I cibi che ne contengono in abbondanza – e che quindi possono aiutarci ad aumentare il senso di sazietà – sono alcuni tipi di carne e pesce come il merluzzo e gli sgombri. Ma anche l’avocado, le mandorle e le lenticchie.

L’azione dei taniciti
I taniciti sono neuroni gliali che si trovano nell’ipotalamo. Dagli studi precedenti era già emerso come questi fossero in grado di controllare sia i livelli di energia che il peso corporeo. Ma questo è l’unico lavoro scientifico che è stato in grado di comprendere come essi siano anche in grado di influenzare il senso di sazietà. Utilizzando strumenti di imaging cerebrale per mezzo del calcio, i ricercatori hanno reso i neuroni fluorescenti, in modo tale da poter seguire il loro percorso e l’azione dal vivo. Dopo di che hanno aggiunto diversi aminoacidi essenziali e non essenziali alle cellule cerebrali. Si è così osservato come i taniciti hanno risposto a due aminoacidi essenziali – la lisina e l’arginina – nel giro di 30 secondi, inviando segnali ad altre zone dell’ipotalamo che controllano l’appetito.

Il gusto Umami
Per arrivare a fondo della questione, il team coordinato da Dale ha rimosso – in un gruppo di topi – alcuni geni che controllano i recettori del gusto umami, direttamente associato agli amminoacidi. Al termine dell’operazione gli scienziati hanno potuto constare che i taniciti non sono stati più in grado di rispondere agli amminoacidi. Per tale motivo i ricercatori ritengono che gli amminoacidi vengano rilevati da tali recettori cerebrali. Nell’uomo, il gusto umami è quello che fornisce il sapore salato tipico del glutammato, mentre nei roditori caratterizza la maggior parte degli amminoacidi non aromatici. «I livelli di acido amminico nel sangue e nel cervello dopo un pasto sono un segnale molto importante che conferisce la sensazione del sentirsi pieni – spiega il prof. Dale – Trovare che i taniciti situati al centro della regione del cervello che controllano il peso corporeo, hanno un significato significativo per arrivare a nuovi modi per aiutare le persone a controllare il loro peso corporeo entro i limiti sani».

Un’arma contro l’obesità
Gli studi – scrivono gli autori – hanno dimostrato che i taniciti possono generare nuovi neuroni [...] il che significa che le reti neuronali dell’ipotalamo sono altamente plastiche e possono essere rimodellate dalla dieta». In generale, concludono i ricercatori – una comprensione più dettagliata su come l’assunzione di cibo e le spese energetiche siano determinate nel cervello può condurre allo sviluppo di nuove strategie per superare l’epidemia di obesità e altri disturbi metabolici». Autore principale dello studio, insieme al prof. Dale, è la dott.ssa Greta Lazutkaite che, insieme all’equipe della Warwick ha pubblicato i risultati di questa importante scoperta sulla rivista Molecular Metabolism.