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Beltramo intervista Taramasso: «La Yamaha tornerà davanti»

Il boss della Michelin fa il punto sulla stagione appena conclusa e su quella che si sta preparando, non solo dal punto di vista delle gomme: «Marquez? Ha la miglior percezione e reazione»

VALENCIAPiero Taramasso, ormai sei il grande boss Michelin in MotoGP. E se la vostra prima stagione è stata un po' complicata, questa è andata molto meglio.
Sono d'accordo con la tua analisi. Nella prima stagione abbiamo avuto degli alti e dei bassi, questa è stata molto più regolare. Abbiamo iniziato bene in Qatar, Argentina, Austria: tutti Gran Premi che sono andati per il verso giusto. Una delle ragioni è che abbiamo stabilizzato il modello degli pneumatici: a partire dal GP del Mugello non abbiamo più cambiato la costruzione e il profilo dell'anteriore, che è rimasto stabile. Il posteriore già era fissato all'inizio della stagione, e non abbiamo più toccato niente. Gli unici piccoli cambiamenti sono avvenuti a livello di mescole, per adattarle ai diversi tipi di circuito. Questa strategia di stabilità ha permesso i team di conoscere meglio le gomme, di fare delle messe a punto più adeguate, e tutto è migliorato. A partire dai tempi sul giro, che si sono abbassati su piste come Le Mans e il Mugello, fino alle prestazioni con la pioggia, che sono state ottime al Sachsenring, ad Assen, a Misano, a Motegi, a Sepang. E questa è l'ottica che vogliamo mantenere anche per la prossima stagione.

Una caratteristica che sottolineava Andrea Dovizioso è che le mescole sono molto simili tra di loro.
Dipende da circuito a circuito. Il regolamento prevede tre varianti, morbida, media e dura, sia all'anteriore che al posteriore. E l'organizzatore ci chiede che tutte e tre le gomme possano compiere l'intera distanza di gara. Quindi per forza dobbiamo farle simili: tra di loro c'è solo uno step di differenza. Cerchiamo di fare uno pneumatico soft che possa soddisfare Dani Pedrosa o la Ducati, che sono un po' meno aggressivi, e un hard che possa soddisfare Cal Crutchlow o Marc Marquez. Non è facile. Quest'anno, grazie all'esperienza della passata stagione, siamo riusciti a far utilizzare in pista cinque o sei delle gomme che avevamo portato, quindi significa che ci siamo vicini.

Questo è l'obiettivo per il 2018, che è già cominciato con i test invernali?
Sì: utilizzare in gara tutte e sei le soluzioni che portiamo. Nell'ultimo Gran Premio di questa stagione ne sono state usate cinque, e i primi tre al traguardo avevano delle configurazioni tutte diverse. Questo, per noi, è un ottimo risultato, e vogliamo fare ancora meglio. Inoltre il prossimo anno vorremmo anche migliorare le prestazioni, specialmente su circuiti che non conosciamo molto come l'Argentina ed Austin.

Anche a Valencia siete andati stranamente più piano dell'anno scorso.
Siamo andati bene al venerdì e al sabato, mentre la gara di domenica è stata più lenta, poi nei test siamo tornati velocissimi. Abbiamo tentato un'analisi per capire, e onestamente non c'è una spiegazione tecnica: c'erano gli stessi piloti, le stesse moto, gli stessi pneumatici e anche le stesse condizioni. Penso che sia dipeso dalla strategia della corsa: Marc è partito davanti e, una volta in testa, non aveva nessun interesse a prendersi dei rischi per fare il tempo, visto che si stava giocando il Mondiale. Poi è passato davanti Zarco, che aveva gomme morbide sia all'anteriore che al posteriore, quindi doveva conservarle se voleva arrivare alla fine della corsa, e non ha spinto. Dopodiché ci sono stati ulteriori sorpassi che hanno rallentato il ritmo: per me l'unica spiegazione è questa.

E le difficoltà superiori agli altri delle Yamaha, invece, come te le spieghi?
Mi piacerebbe saperlo, per aiutarli. Ma è difficile. Hanno iniziato bene, Vinales era velocissimo dappertutto, già dai test invernali e poi nelle prime corse. Penso che, strada facendo, abbiano perso un po' il filo dello sviluppo, e in questi casi è difficile ritrovare la strada giusta. Poi ci si è messo anche un po' di nervosismo: Maverick è un pilota velocissimo, ma mentalmente non è ancora maturo. Quando ti innervosisci, tutto diventa più difficile, perdi lucidità. Ma nel primo giorno di test avevano tre moto nei primi quattro posti. Loro sanno fare delle moto competitive, i piloti sono velocissimi, quindi li rivedremo presto di nuovo davanti.

Pensi che qualcuno riuscirà a fermare Marquez?
Marc è velocissimo in tutte le condizioni, su tutte le piste, con il bagnato o con l'asciutto. Poi cade, si alza, riparte. Ha una sensazione, una percezione e un tempo di reazione migliori degli altri. Riesce a sentire e a controllare la gomma che sta partendo. Per lo spettacolo questo è positivo.

Ci sono state anche tante cadute, ma quasi tutte poco pericolose.
Sì. Noi analizziamo i dati ad ogni corsa e il lato positivo è stato che alla domenica, in corsa, si sono ridotte rispetto al 2016. Prima di Valencia ce n'erano anche meno che nel 2015, quando c'era un altro fornitore di gomme. Purtroppo nell'ultima gara, su un circuito particolare e difficile, con tante curve a sinistra e poche a destra, ci sono state tante cadute. Ma questo obiettivo cercheremo di raggiungerlo l'anno prossimo.