Formula 1

Corgnati: Così la Ferrari ha gettato al vento il Mondiale

I guasti delle ultime gare sono figli della risposta al principale tallone d'Achille delle scorse stagioni: lo sviluppo tecnico. La Rossa di Maranello, infatti, ha dimostrato di saper far crescere la monoposto allo stesso ritmo degli avversari, ma per farlo ha rischiato troppo, e lo ha pagato in termini di affidabilità

ROMA – Che cosa è andato storto in questo tormentato snodo della stagione nella Scuderia? Ce lo spiega il nostro direttore Fabrizio Corgnati: «Da come era iniziata la stagione, da come la Ferrari era riuscita a produrre una monoposto che sembrava finalmente in grado di giocarsela ad armi pari con la Mercedes, ci saremmo quasi tutti aspettati, o forse augurati, un Mondiale deciso sul filo, all'ultima gara di Abu Dhabi. Ma avevamo più volte anticipato anche che questa stagione non si sarebbe decisa sulle vittorie o sui piazzamenti, quando sullo sviluppo delle monoposto nel corso della stagione. Che negli anni scorsi era stato il principale tallone d'Achille della Ferrari».

Eccesso di zelo
Dunque stavolta gli uomini in rosso si sono concentrati su questo: «Proprio questo è ciò che Maranello ha cercato di evitare quest'anno. Nella fase finale della prima metà di stagione la Mercedes ha iniziato a recuperare, poi la Ferrari ha dato la zampata, partorendo un nuovo motore che ha raggiunto, in termini di velocità, il superpotente propulsore tedesco. Per non farsi cogliere impreparata come era accaduto in passato, la Rossa ha deciso di spingere sull'acceleratore, di buttare nella mischia delle armi segrete che forse non erano state sperimentate a dovere. Forse, stavolta, ha rischiato troppo, e nelle ultime gare lo ha pagato: la SF70H è apparsa globalmente più rapida ma anche troppo fragile. A Singapore ci sono stati gli errori dei piloti in partenza, ma in Malesia i motori si sono rotti per ben tre volte, più una cruciale in Giappone, per colpa di quella candela ormai famigerata».

Non è tutto da buttare
La realtà sembra diversa: «Difficile anche credere, come ha detto il nostro Gian Carlo Minardi, che sia tutta colpa dei fornitori esterni e di pezzi da poche decine di euro. A meno di non voler assumere che la Ferrari, in tutti questi anni di esperienza non abbia imparato a fare i minimi controlli di qualità pure sulle componenti più banali. Molto più logico che sia questa ultima evoluzione del propulsore ad essere così spinta da risultare troppo incline alla rottura. Il Cavallino rampante storicamente non ama ammettere le rotture dei propri motori, nella versione ufficiale cerca sempre scuse, e lo possiamo anche capire, perché vuole tenere i suoi segreti industriali ben nascosti alle orecchie indiscrete dei concorrenti. Purtroppo questo ha fatto sfumare il sogno mondiale 2017, e lo ha rimandato ancora una volta alla prossima stagione. Ma il lato positivo, che vogliamo sempre cercare, è che la Ferrari ha dato una scossa rispetto alle scorse stagioni, pur senza trovare l'equilibrio giusto. Dagli errori si impara, ma c'è anche tanta fiducia che si può trarre da questa stagione: quella di potersela giocare alla pari, anche a livello di sviluppo tecnico, con le avversarie più vincenti degli ultimi anni. E non dite che è sempre la solita Ferrari...».