27 giugno 2017
Aggiornato 22:30
Intervista esclusiva per il Diario Motori

Beltramo intervista Suppo: «Che brutta la carena Ducati...»

Gli ultimi test pre-campionato della MotoGP in Qatar visti dal team principal della Honda: «Già le alette non erano la cosa più bella del mondo. Ma i debuttanti Folger e Zarco se la sono cavata molto bene e anche Suzuki è competitiva»

DOHALivio Suppo, team principal della Honda Hrc, cosa pensi dei debuttanti appena arrivati in MotoGP, che già stanno andando in modo spettacolare?
Sono contento per Poncharal perché ha pescato due belle carte. Sia Folger che Zarco, per lo meno nei test invernali, stanno facendo molto bene, e di solito per gli esordienti non è così facile, quindi sono curioso di vederli in gara. Sicuramente sembra che abbiano fatto due buoni acquisti.

Lo squalo martello della Ducati l'hai visto?
Ovviamente sì. Se la gioca con la nostra bocca da pesce... Già le appendici aerodinamiche dello scorso anno non erano la cosa più bella del mondo, almeno esteticamente. Cercando di inglobarle nella carenatura, diventano ancora più imponenti.

Ma è la Honda che ha voluto proibire le alette?
Questo è quello che si dice, come al solito. Purtroppo, o per fortuna, siamo la casa più grande del mondo, quindi qualsiasi cosa facciamo sembra che vogliamo imporla.

Però era favorevole a toglierle?
No, noi eravamo, insieme alle altre case giapponesi, favorevoli a una regolamentazione più restrittiva. Non si è riusciti a trovare una visione comune tra le case e quindi la commissione federale ha deciso lei: non si fanno. Poi, come al solito, questo è difficile da mettere per iscritto e quindi tutti gli ingegneri cercano di aggirare le regole.

Alla fine si è speso di più?
Secondo me no. In aerodinamica si è sempre speso. Ricordo quindici anni fa quando ero in Ducati e iniziammo la MotoGP con Filippo Preziosi si andava a provare in galleria del vento a Torino, da Pininfarina, ed ero io a portarci i piloti più di una volta all'anno. Lavoravamo con Alan Jenkins, un famoso aerodinamico della Formula 1. Soldi per l'aerodinamica se ne sono sempre spesi, anche se non per gli alettoni.

Una volta l'aerodinamica era per la penetrazione, oggi per il carico. Questa ricerca non è più costosa?
Ogni casa ha un budget finito, grande o piccolo. Dipende dal responsabile tecnico decidere quanto dedicarne all'aerodinamica e quanto al motore, a seconda di dove ciascuno si sente più forte.

E l'elettronica?
Alla fine è stata un'idea vincente di Carmelo Ezpeleta. È stata tanto criticata, anche in questo caso si diceva che la Honda non la volesse ma alla fine Nakamoto è stato molto aperto. Avevamo un grande vantaggio sull'elettronica, ma capì che per il bene dello sport avere un software unico era fondamentale. Senza, Ktm non sarebbero mai entrate, e Suzuki non sarebbe così competitiva. Questa è stata una bella gatta da pelare per gli ingegneri e i piloti ma un'introduzione valida per aumentare il numero di costruttori.

Ti manca Nakamoto?
Ovviamente lo sento ancora, è sempre in ufficio, anche se meno operativo di prima. Ho la fortuna che il suo successore è molto simile a lui, di mentalità aperta: d'altronde è un suo uomo, lavorò con lui in F1. Mi manca molto come persona, come amico, ma sono contento per lui che vada in pensione a 60 anni, quando è ancora giovane e ha voglia di fare. Ma con il suo successore si può lavorare molto bene.

Infatti il cambio non si è quasi notato, da fuori...
Ma anche da dentro. Siamo davvero molto contenti.