Motori | Moto GP Jerez

Marquez vince, nonostante una Honda non perfetta: «Non credevo»

Il secondo successo consecutivo del Cabroncito è decisamente più sorprendente di quello di Austin, anche perché la sua moto ha manifestato qualche limite

Marc Marquez festeggia la vittoria nel GP di Spagna di MotoGP a Jerez
Marc Marquez festeggia la vittoria nel GP di Spagna di MotoGP a Jerez (Red Bull)

JEREZ DE LA FRONTERA«Un risultato così, in Spagna, ci voleva... e dire che non ero convintissimo di vincere». E meno male! Marc Marquez, proprio a casa sua, conquista la seconda vittoria consecutiva, volando in testa alla classifica generale. Ma se il primo successo, nella pista di Austin in cui è letteralmente imbattibile, era piuttosto scontato, questo a Jerez de la Frontera (dove finora in carriera aveva vinto una sola volta, nel 2014) è stato decisamente più sorprendente, anche per lui stesso.

Moto da migliorare
E ci ha dovuto mettere del suo, il Cabroncito, per domare una Honda che su questo tracciato è apparsa più in difficoltà del solito. «Come abbiamo visto questo weekend, ho fatto un po' di fatica – ammette – Ero molto a mio agio ma mi mancava qualcosa sul davanti, e infatti sono caduto tre volte. Voglio provare delle soluzioni domani (nei test dopo-gara, ndr), per capire meglio». Eppure il campione del mondo in carica è riuscito ugualmente ad imprimere un ritmo imprendibile per tutti gli avversari, in una gara, come racconta lui, dove «non è contata tanto la velocità, ma la precisione, la capacità di prendere le decisioni corrette in ogni giro. Io non potevo andar via prima – prosegue il catalano – anzi sono stato attento, perché qui Pedrosa è sempre forte, forse anche più di me. Sono stato intelligente all'inizio a superare i piloti, perché era molto difficile, ma a quel punto mi sono reso conto che era quasi impossibile superare Lorenzo. Lui frenava molto tardi, usciva benissimo dalle curve. Poi è entrata in gioco la mia passione, e quando ho visto che le sue gomme iniziavano a calare, mi sono detto: 'Ok, questo è il momento di passare in testa alla gara e prendere un certo vantaggio'».

Rischio caduta
Non sono mancati anche i brividi, come la brusca scivolata alla curva 12, dove il numero 93 si è trovato sull'asfalto la ghiaia trasportata dalla caduta di Thomas Luthi. «Non so come sono riuscito a restare in moto – confessa – Lì si arriva intorno ai 220-240 km/h più o meno e, quando ho visto tutte quelle pietre in pista, era ormai troppo tardi. Entrambe le ruote sono slittate, ma sono comunque riuscito a restare in moto. Ho dato un po' di spettacolo alla Marquez!».