Motori | Moto GP Austin

Marquez, un trionfo per zittire i critici: «Le accuse mi hanno caricato»

Chi pensava che le polemiche seguite al GP d'Argentina lo avrebbero indebolito non lo conosce: «Quel che è successo l'ho sentito, avevo una pressione in più»

Marc Marquez con il cappello da cowboy a braccia alzate sul gradino più alto del podio della MotoGP ad Austin
Marc Marquez con il cappello da cowboy a braccia alzate sul gradino più alto del podio della MotoGP ad Austin (Michelin)

AUSTIN – Chi pensava che la bufera di polemiche seguite al Gran Premio d'Argentina avrebbe indebolito Marc Marquez, evidentemente, non lo conosce abbastanza bene. Il Cabroncito non è fatto in quel modo, anzi: quando il gioco si fa duro, sono proprio le avversità a caricarlo, a spingerlo a dare il massimo. Lo spagnolo della Honda è uno di quelli abituati a rispondere in pista, a zittire i critici sbattendogli in faccia i suoi successi, come del resto fanno tutti i veri fuoriclasse. E così è stato anche questa volta.

Tirata dall'inizio alla fine
Senza contare che un Marquez in forma smagliante, sul fronte psicologico prima ancora che su quello fisico e tecnico, che affrontava una gara che aveva vinto in tutte le edizioni in cui è stata disputata, non poteva che ottenere questo risultato. La sesta vittoria consecutiva. «Sì, non posso mentire, quello che è successo in Argentina l'ho sentito – ha raccontato dopo la bandiera a scacchi – Io cerco di imparare e di pensare sempre alla gara successiva, e stavolta avevo una motivazione speciale, una pressione speciale. Per me è stata una questione di strategia: non ho mai disputato una corsa del genere, in testa fin dal primo giro eppure continuando a spingere fino al traguardo. Di solito ho sempre aspettato un po' e poi ho attaccato sul finale. Ma oggi mi sentivo così: vai e basta. Non avevo la fiducia per battagliare, ma avevo il passo, la gara era lunga e quindi dovevo cercare di andare in fuga. Negli ultimi quattro o cinque giri pensavo già alla cena, per via della durata e della difficoltà del circuito. Ma comunque, a parte gli scherzi, questo è stato un weekend importante: abbiamo lavorato molto e con una motivazione in più».

Ad una lunghezza dalla vetta
La dedica di questo trionfo è andata al compianto idolo locale Nicky Hayden, l'iridato 2006 scomparso nel maggio scorso durante un allenamento in bicicletta. «Ho raccolto la bandiera di Nicky nel giro d'onore: era un pilota importante per gli Stati Uniti ma anche per tutta la famiglia Honda – spiega Magic Marc – E questo è stato il primo Gran Premio che disputiamo qui da quando lui non c'è più. Sono felice di essere tornato al vertice e di aver conquistato la prima vittoria dell'anno. Ora cercheremo di mantenere questo stesso livello». Oltre che per il morale, comunque, la vittoria ad Austin pesa moltissimo anche per la classifica di campionato: è vero che il suo diretto rivale Andrea Dovizioso torna indietro dagli Stati Uniti con in tasca il comando del Mondiale, ma lo è altrettanto che Marquez, pur essendo rimasto a secco nella scorsa tappa in Argentina, ora è comunque secondo ad un solo punto. «Abbiamo portato a casa venticinque punti e possiamo tornate in Spagna molto contenti – conferma il catalano – Sapevamo che la Ducati qui avrebbe faticato, ma in Europa tornerà forte».