Formula 1 | Test di F1

La verità sui test: tra Ferrari e Mercedes valori ribaltati

Ottimi tempi per le Rosse, ma le Frecce d'argento non hanno spinto: per questo c'è il sospetto che i campioni in carica abbiano ancora un netto vantaggio

Sebastian Vettel al volante della sua Ferrari durante i test a Barcellona
Sebastian Vettel al volante della sua Ferrari durante i test a Barcellona (Ferrari)

ROMA – Ci sono due strategie opposte per affrontare i test invernali: scatenare tutta la velocità della tua macchina, oppure nasconderti e lasciare negli avversari il dubbio sul suo vero potenziale. Ecco, le due avversarie annunciate del Mondiale che si appresta a cominciare, Ferrari e Mercedes, si sono divise anche sulla tattica adottata nel corso del pre-campionato. Mentre le Rosse hanno fatto segnare i record sul giro a Barcellona, staccando tutti i rivali e anche di parecchio, le Frecce d'argento hanno spinto pochissimo: senza mai neppure sfruttare le gomme più veloci di tutte, le nuove hypersoft, in una simulazione di qualifica.

Inversione a U
In pratica, la situazione pare ribaltata rispetto all'inverno passato. L'anno scorso la Mercedes era inarrivabile sul giro secco, mentre la Ferrari recuperava in configurazione gara: stavolta a staccare la pole position virtuale è stato Sebastian Vettel (1:17.182, dando addirittura l'impressione di poter abbassare questo tempo di qualche altro decimo), mentre Lewis Hamilton ha messo in mostra un passo letteralmente mostruoso, in media fino ad un secondo più rapido rispetto a quello della concorrenza. Dodici mesi fa il Cavallino rampante aveva costruito una macchina che ha iniziato a volare fin dalla prima volta in cui è stata messa in pista, mentre la monoposto di Brackley era partita male, per via del suo temperamento da «diva», molto più capricciosa nella messa a punto. Oggi, invece, la vettura campione del mondo sembra aver risolto anche i pochi problemi che le restavano (ed è ulteriormente cresciuta sul fronte del bilanciamento e del carico aerodinamico), mentre Maranello ha optato al contrario per un progetto più aggressivo (dall'assetto picchiato fino alla veste aerodinamica), quindi dall'elevato potenziale, ma che ancora non ha raggiunto una configurazione definitiva. E deve fare in fretta a trovarla, se non vuole ritrovarsi costretta a rincorrere fin da subito.

Punti di forza
Insomma, se da un lato le prestazioni della SF71H le hanno garantito i titoloni sulle pagine dei giornali sportivi di tutto il mondo, la ragionevolezza impone di riconoscere che la W09 resta la favorita anche in questo campionato. Due, in particolare, sono gli aspetti della Mercedes che già hanno messo in allarme gli avversari. Il primo è l'affidabilità: anche dopo aver percorso la bellezza di 1040 giri nell'arco di otto giorni tra Hamilton e Bottas (pari a 4.841 km complessivi), i componenti dell'auto non sono «nemmeno arrivati vicini alla fine del loro ciclo di vita», ha avvisato il direttore tecnico James Allison. Una solidità impressionante. Il secondo è la sicurezza manifestata da tutta la squadra, tanto da non sentire nemmeno il bisogno di forzare. Il sorriso smagliante sul volto dell'iridato in carica basterebbe da solo a confermare che il pilota anglo-caraibico sa di poter contare su un vantaggio più che sufficiente...