Motori | Mondiale F1

Attenta Ferrari: per il boss della F1 sei un team «come gli altri»

Chase Carey lancia un avvertimento a Maranello dalle colonne del Corriere: «Ci sono anche altre grandi squadre, e l'interesse dei tifosi viene al primo posto»

Il presidente della Formula 1 Chase Carey
Il presidente della Formula 1 Chase Carey (Alfa Romeo)

ROMA – La Ferrari è una scuderia di Formula 1 come tutte le altre. Questo è il messaggio lanciato indirettamente dai nuovi proprietari del circus a quattro ruote a Maranello per bocca di Chase Carey, presidente del gruppo Liberty Media, nel corso di una lunga intervista rilasciata ai microfoni del Corriere della Sera. «La Ferrari è una leggenda e averla vista lottare per il titolo è stato fantastico – ha messo subito in chiaro l'ex numero due di Rupert Murdoch alla Fox – Ma io tifo per loro nella stessa misura in cui tifo per tutti gli altri. Ci sono anche altre grandi squadre oltre alla Ferrari. Anche la McLaren, se fosse competitiva, avrebbe un gran seguito».

Cambiano le regole
Insomma, a sentire il patron della F1 parrebbe quasi che il Cavallino rampante non avesse davvero nessun ruolo speciale all'interno del campionato: anche se è l'unica scuderia presente ininterrottamente sulla griglia di partenza fin dal primo Mondiale datato 1950, anche se si tratta di un marchio leggendario, conosciuto in tutto il mondo, sognato da tifosi e piloti, e sostenuto a suon di bandiere su ogni circuito visitato dai Gran Premi. Il motivo di questa posizione diplomaticamente netta presa da Carey è facilmente spiegabile: da qualche mese la Rossa, così come del resto la rivale Mercedes, è ai ferri corti con gli organizzatori per la loro proposta di riforma dei regolamenti a partire dal 2020. Riforma che non riguarderebbe soltanto il progetto dei motori, che i due top team vorrebbero mantenere nella forma attuale, ma anche una revisione del patto della Concordia, l'accordo che regola i rapporti tra le squadre e i vertici della serie. Fin da quando fu firmato per la prima volta, questo documento ha sempre garantito alla Ferrari uno status privilegiato, anche sul fronte dei premi in denaro, proprio in virtù della sua eccezionalità: una garanzia che i nuovi padroni minacciano di cancellare.

Comunismo delle squadre
Di fronte a questa minaccia, Sergio Marchionne ha annunciato una resistenza senza quartiere, che potrebbe spingersi fino alla decisione estrema di abbandonare del tutto il campionato. «La Ferrari ha un’importanza unica – prosegue ancora il baffone – Vogliamo che continui a essere parte di questo sport. Stesso discorso per la Mercedes. Lo ripeto: vogliamo cambiare questo sport in meglio, non cambiare le squadre. Si possono raggiungere compromessi ma il principio più importante non è negoziabile: l’interesse dei tifosi viene al primo posto». Ai tifosi, forse, Liberty Media farebbe meglio a rivolgere qualche domanda: davvero pensano che sarebbe nel loro «interesse» assistere ad un Mondiale di Formula 1 senza la Ferrari al via?