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La grid girl al Diario Motori: «Macché umiliante, il nostro lavoro era ambitissimo»

Alessandra, diciotto anni di esperienza sulle griglie di partenza prima come ragazza immagine e poi come manager, critica la decisione dei proprietari del circus

Alessandra sulla griglia di partenza di un Gran Premio di Formula 1
Alessandra sulla griglia di partenza di un Gran Premio di Formula 1 (GP2/Lat)

ROMA – La decisione da parte dei nuovi proprietari della Formula 1, il gruppo americano Liberty Media, di cancellare la presenza femminile dalle griglie di partenza ha sollevato un dibattito globale, dai giornali ai social network. Ma come l'hanno presa le ragazze che lavoravano in prima persona in questo business? Il Diario Motori lo ha chiesto ad Alessandra, attiva per diciotto anni consecutivi nel circus iridato, prima come grid girl e poi come manager delle sue stesse colleghe: «Ho iniziato quando ero studentessa – ci tiene a sottolineare – Poi ho preso due master, uno alla Bocconi e l'altro in America, e ho iniziato a lavorare in una grande multinazionale».

Insomma, Alessandra, la tua storia dimostra che fare la grid girl non è così degradante come stanno sostenendo molti osservatori.
Se così fosse, andrebbero cancellate anche le cheerleader dal Superbowl o le veline dalla televisione. Loro hanno una maggiore utilità rispetto alle ragazze in griglia di partenza? Anzi, semmai noi, oltre a far parte della coreografia, avevamo la funzione di indicare le posizioni di schieramento ai piloti...

Le femministe non la pensano allo stesso modo.
Tutta questa polemica, francamente, la trovo esagerata. Si è disturbata finanche Selvaggia Lucarelli a scrivere che a lei ha sempre fatto pena questa scena delle ombrelline che facevano ombra all'uomo padrone, come delle geishe. Una cosa completamente fuori luogo. Lasciamo perdere pure che le umbrella girl fanno parte della MotoGP, dove non sono state messe minimamente in discussione. Quello che mi innervosisce di più è che decine di ragazze che in Formula 1 non hanno messo mai piede, ma al limite hanno lavorato in altre categorie, ora alimentino questo polverone solo per farsi pubblicità.

E voi che invece nel Mondiale avete lavorato per anni, come avete trovato quell'ambiente?
Estremamente protetto, visto che nessuno ci ha mai offeso o molestato in alcun modo, e soprattutto divertente e stimolante. Tanto che tutte le grid girl non solo decidevano di loro spontanea volontà di fare quel lavoro, ma non vedevano l'ora. Ai casting si presentavano quattrocento ragazze per cinquanta posti.

Quindi, così facendo, si sono tolti anche dei posti di lavoro.
Assolutamente sì.

Che tipo di ragazze si presentavano?
Erano tutte, dalla prima all'ultima, ragazze che volevano contribuire ai loro studi universitari. E anche con ottimi voti: non ti dico quante volte le vedevo, tra una griglia e l'altra, con i libri sulle gambe a studiare per l'esame del lunedì.

Non è proprio il pregiudizio delle ombrelline ochette ad essere offensivo per le donne?
Esatto. È molto più offensivo pensare che siano delle stupide, forzate a fare questo lavoro perché non hanno altra possibilità nella vita. C'è chi sceglie di fare la barista, chi la segretaria, chi la baby sitter e chi la hostess o la modella. Non perché sia stupida, ma perché ha l'opportunità di frequentare un ambiente affascinante.

Molto meglio che fare la ragazza immagine in una fiera.
Dove guadagni le stesse cifre, ma sei sempre in piedi e al chiuso. Qui parliamo dei circuiti di Formula 1, dove hai l'onore di veder partire alle tue spalle una gara di quel calibro, vedi le Frecce tricolori sfrecciare nel cielo mentre risuona l'inno nazionale. Anche dopo molti anni, io non ho mai smesso di emozionarmi. E quelli che ora predicano, uomini compresi, sapessi quante volte mi hanno detto: «Io pagherei per essere al tuo posto...».

Si è polemizzato anche sugli abiti, a detta di qualcuno troppo succinti.
Le divise le decidono gli sponsor. Marchi internazionali, prestigiosi, che non si vogliono certo accostare ad un'immagine volgare. Molte delle immagini che circolano sul web riguardano invece altri campionati: ma allora non se la prendessero con la Formula 1.