MotoGP | Test Valencia

Mistero Yamaha: in gara arranca, nei test vola

Sono passati solo due giorni, eppure sulla stessa pista in cui domenica ha faticato, la M1 nelle prove di oggi ha piazzato ben tre piloti nelle prime quattro posizioni. Perché?

Valentino Rossi in sella alla Yamaha nei test di oggi a Valencia
Valentino Rossi in sella alla Yamaha nei test di oggi a Valencia (Michelin)

VALENCIA – Il circuito è lo stesso, le gomme pure, le condizioni meteo anche, la moto non è stata rivoluzionata. Eppure, a soli due giorni di distanza, quella Yamaha che domenica non è mai riuscita a impensierire il gruppo di testa riesce improvvisamente a piazzare tre piloti nelle prime quattro posizioni. Come è possibile? Secondo Maverick Vinales, che in gara era arrivato tredicesimo mentre oggi è stato il più veloce di tutti, è semplicemente un mistero. «Del motivo non ho proprio idea – confessa Top Gun – Quello che so è che, con la medesima moto del weekend, che non avevamo neanche ripulito, mi sono trovato bene fin dal primo giro di stamattina. Dal niente ho ritrovato il feeling, ho ritrovato la mia Yamaha, quella che avevo provato durante l'inverno scorso e per tutto il resto della stagione. Durante il fine settimana ogni volta che scendevo dalla moto piangevo, oggi ho sorriso di nuovo».

Ritorno al passato
Qualche spiegazione in più sembra averla Valentino Rossi, oggi quarto ad appena tre decimi: «Abbiamo semplicemente continuato a lavorare sul telaio 2016 trovando un buon bilanciamento – spiega il Dottore – Domenica, avendolo potuto provare solo nel warm up, non c'era stato tempo». Una mano l'ha sicuramente data un asfalto oggi particolarmente ricco di aderenza, un altra le piccole novità tecniche introdotte, come una carena sulla quale sono rispuntate le alette: «Bellina, mi piace, fa più effetto rispetto a quella che abbiamo usato in gara, quindi dovrebbe essere una buona trovata per l'anno prossimo – prosegue il fenomeno di Tavullia – Certo che all'inizio dell'anno le ali dovevano venire via, invece ora vanno bene... Stamattina ero sceso in pista anche con il prototipo del nuovo motore, ma dopo due o tre giri sono scivolato, la moto è rotolata e si è rovinata. Comunque penso che riusciremo a rimetterlo a posto e quindi lo proverò domani». Dettagli a parte, comunque, il nove volte iridato pare aver trovato conferme alle sue indicazioni che, del resto, già da tempo ripeteva con decisione: «Per me la situazione è abbastanza chiara – ribadisce – All'inizio dell'anno la Yamaha ha fatto una moto per cercare di consumare meno le gomme e sotto quest'aspetto ha anche funzionato, ma si è rivelata più difficile da guidare e più lenta. Abbiamo lavorato tantissimo per ricreare la stessa velocità ma non ci siamo riusciti. Invece sarebbe meglio ripartire dalla base 2016 e cercare di non far finire le gomme a quella moto. Ho cercato di spiegare cosa sento sulla moto ai giapponesi ma loro non mi hanno detto molto, forse devono ancora decidere, ne riparleremo domani».

Giovane rampante
L'unica costante della casa dei Diapason è invece Johann Zarco, che anche dopo essere montato per la prima volta sulla moto di quest'anno è continuato ad andare altrettanto forte, chiudendo secondo a due decimi da Vinales. «Non ho trovato nessun peggioramento, e non sono sorpreso – punge il pilota satellite – I due ufficiali avevano incontrato dei problemi verso fine stagione e non sono riusciti a risolverli, ma durante tutto il resto dell'anno avevano ottenuto delle buone prestazioni, quindi non si può dire che questa moto sia così malvagia. Anzi, l'ho trovata più stabile in frenata, mi ha permesso di preparare meglio le curve e di spendere meno energie alla guida». Il giovane francese non lo dice esplicitamente, ma tra le righe lascia intendere che sia lui, e non la M1 della passata stagione, il vero artefice dei suoi sorprendenti risultati: «Se la Yamaha ha un pilota forte, non penso sia un problema per i due ufficiali, anzi posso solo dare buone informazioni». Vinales e Rossi, però, non l'hanno presa benissimo. «Per noi è diventato un punto di riferimento – ammette lo spagnolo – Nessuna scusa, dobbiamo staccarlo». E l'italiano lo liquida con una battuta acida: «È andato forte? Sono contento per lui...».