MotoGP

Suppo, il team principal italiano lascia la Honda campione

Ventidue anni in MotoGP, un Mondiale in Ducati con Stoner e quattro nella casa giapponese con Marquez. Il manager torinese classe 1964 abbandona il circus delle due ruote

Livio Suppo con il direttore di Hrc, Tetsuhiro Kuwata
Livio Suppo con il direttore di Hrc, Tetsuhiro Kuwata (Honda)

VALENCIA – Ha aspettato che Marc Marquez gli regalasse l'ennesimo titolo mondiale della sua dorata carriera. Poi, il giorno dopo la conclusione del campionato, ha salutato tutti. Livio Suppo, torinese, classe 1964, lascia la Honda di cui era team principal e la MotoGP di cui è stato un protagonista per ben ventidue anni. «Ho vinto tanto e ne sono orgoglioso – racconta, nella conferenza stampa organizzata per l'occasione al lunedì successivo al Gran Premio di Valencia, nel paddock del circuito Ricardo Tormo – Per questo è bello andarsene ora. Questo lavoro è come una droga, ma quando ho visto il calendario dell'anno prossimo mi è preso male. Avevo voglia di uscire dalla solita routine ripetitiva, passare più weekend a casa con la mia famiglia, ritrovare la mia vita sociale. È stata una decisione difficile da prendere, ma io sono fatto così, scelgo con la pancia».

Tra due campioni
Impulsivo, ma anche intuitivo e coraggioso. Proprio come era stato quando lasciò la Benetton per approdare alla Ducati: «Una parte della mia vita», la definisce. O quando decise di ingaggiare Casey Stoner e di montare le gomme Michelin al posto delle Bridgestone: un'apparente follia, che risultò però nell'unico Mondiale di MotoGP per la Rossa di Borgo Panigale. Poi, dal 2010, il passaggio in Giappone: «Quando il boss Nakamoto mi chiese di diventare il primo loro team principal non giapponese, fu un momento speciale – ricorda ora – Avevo il compito di risvegliare una squadra che, dopo l'addio di Valentino Rossi, aveva vinto solo un Mondiale con Nicky Hayden. Da quando sono qui, ne abbiamo conquistati quattro in cinque anni». Missione compiuta, dunque, grazie ad un altro fenomeno scoperto da lui: Marc Marquez. «Tra Casey e lui non ho nessun dubbio su chi scegliere – sorride Suppo – A livello di talento sono simili, ma lavorare con Marc è un piacere. Quando firmammo il primo contratto con lui aveva 19 anni e gli dissi che allora era un bravo ragazzo, ma la fama, i soldi e le donne lo avrebbero cambiato. Oggi, quando l'ho informato della mia decisione, l'ho guardato negli occhi e gli ho detto: 'Mi sbagliavo, non sei cambiato per niente'. È per questo che lo apprezzo ancora di più».

Nuovo capitolo
La vita di Livio, invece, da domani cambierà: «Ho alle spalle molte soddisfazioni e tanti bei ricordi, ma le mie batterie adesso sono scariche e per la prima volta ho deciso di ricaricarle in un modo diverso. Lascio una squadra in buone mani e che può continuare a vincere. Quanto a me, spero di trovare un'altra attività che mi dia le stesse emozioni, magari con le biciclette. Se in futuro tornerò? Non si può mai dire mai. Ma non credo...». Per tutta la sua carriera è stato il grande avversario di Valentino Rossi. Ora lascia il Motomondiale, prima del suo storico rivale. Chi l'avrebbe mai detto.