MotoGP | Gran Premio di Valencia

Mossa della disperazione: Valentino Rossi torna alla vecchia Yamaha

Non riuscendo a trovare le soluzioni con la nuova moto, il Dottore rispolvera il telaio dell'anno passato. Il risultato non è esaltante, un quinto posto, ma le indicazioni sembrano promettenti

Valentino Rossi in lotta durante il Gran Premio di Valencia
Valentino Rossi in lotta durante il Gran Premio di Valencia (Yamaha)

VALENCIA – Avevano passato tutto l'anno ad accarezzare questa pazza idea senza mai metterla in pratica, adducendo la poco convincente scusa che non fosse tecnicamente possibile da realizzare: «Forse perché fino ad ora non avevamo tanto tempo da buttare», scherza Valentino Rossi. Ma all'ultima gara, non avendo più nulla da perdere, la Yamaha ha tentato anche la mossa della disperazione: ritornare al passato. D'altronde, se la M1 dello scorso anno andava forte e piaceva ai piloti, mentre della nuova si è perso rapidamente il bandolo della matassa, perché non rispolverare il vecchio telaio? «Certo, non è che quella sia la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi», spiega il Dottore. Che in effetti la gara di oggi, pur con la moto del 2016, l'ha conclusa comunque al quinto posto: «Penso che anche con l'altro modello il mio risultato non sarebbe cambiato: il nostro passo durante tutto il weekend era questo. La scelta è stata rischiosa, perché era difficile rivoluzionare la messa a punto in un solo giorno».

Segnali positivi
Eppure questo non significa che le sensazioni raccolte non siano state positive, anzi. «Abbiamo capito qualcosa di più – rivela il fenomeno di Tavullia – La moto così è più facile da guidare, come la sentivo nella passata stagione». Concorda con lui anche il suo compagno di squadra Maverick Vinales, che pure nel warm up di questa mattina è finito in terra dopo due giri: «Questa versione della M1 mi dà un ottimo feeling, sono stato subito molto più veloce che in tutto il resto del fine settimana – conferma Maverick Vinales – Forse proprio per questo ho spinto troppo e sono caduto». In gara, poi, ha chiuso dodicesimo: «La gomma dietro non andava, mi dava troppe vibrazioni e non volevo rischiare più del necessario. Ma del telaio rimango più contento».

Battuti dal ragazzino
Resta il fatto che Johann Zarco, pure lui con la Yamaha 2016, ha chiuso secondo dopo essersi giocato la vittoria per tutta la corsa: «Abbiamo dimostrato che non dipende dalla moto, ma dall'approccio», punge il giovane francese. Ma non è che il duo Rossi-Vinales sia improvvisamente diventato lento tutto d'un botto: «È che la sua versione non era esattamente la stessa: ha il motore, la marmitta e altre componenti diverse – si difende il nove volte iridato – E poi la usa da tutto l'anno, quindi ha più esperienza di noi che l'abbiamo presa in mano solo stamattina». Che abbia ragione il vecchio leone o il giovane rampante, comunque la squadra dei Diapason può mandare in archivio questa stagione tormentata con la speranza di aver finalmente scoperto una via d'uscita: «Non so se il vecchio telaio sarà la base per il prossimo anno – chiosa Vale – Ma ho parlato con i tecnici giapponesi e mi sono sembrati preoccupati quanto me. Ci aspetta un grande lavoro per crescere durante l'inverno. Il tempo è poco e i problemi sono multipli, dall'elettronica al comportamento dinamico della moto. Sarà un periodo importante». Il Mondiale della riscossa è già cominciato.