MotoGP | Gran Premio di Valencia

Macché gioco di squadra: Lorenzo rifiuta di dare strada a Dovizioso

Il muretto box Ducati gli chiede in tutti i modi di lasciar passare il suo compagno in lotta per il titolo, invece il maiorchino se lo tiene dietro per 20 giri, finché entrambi non cadono

Jorge Lorenzo davanti ad Andrea Dovizioso durante il GP di Valencia
Jorge Lorenzo davanti ad Andrea Dovizioso durante il GP di Valencia (Ducati)

VALENCIA – Un'insubordinazione, quasi un tradimento. Che poteva costare carissima al suo compagno di squadra Andrea Dovizioso e a tutta la Ducati. Immaginate se, per pochi millimetri, il pazzesco salvataggio di Marc Marquez alla prima curva non fosse riuscito, e il leader del Mondiale avesse finito la sua corsa stendendosi nella ghiaia: a quel punto Desmodovi, con una vittoria, sarebbe diventato lui campione del mondo. Peccato che il treno della prima posizione, il forlivese, lo avesse ormai perso. Perché? Perché per venticinque giri era stato costretto a restare in scia alla Desmosedici gemella di Jorge Lorenzo che, seppur più lenta, non gli ha mai lasciato strada. Il box rosso le ha provate davvero tutte per fargli capire come si sarebbe dovuto comportare: dai cartelli esposti dal muretto alle comunicazioni in codice sul cruscotto della sua moto, con quella famigerata «Mappatura 8» che già nella scorsa gara avevamo capito corrispondere ad un perentorio «Fatti da parte». Ma Por Fuera niente, non si spostava, mentre i boss della scuderia lo incenerivano con lo sguardo tramite i monitor e il suo compagno accumulava nervosismo giro dopo giro. Nervosismo che ha pagato caro, con un fuoripista a quattro giri dal traguardo che ha messo fine contemporaneamente alla sua corsa e ai suoi sogni di gloria iridata.

Alta tensione
Per fortuna che Andrea è un vero gentiluomo, e se dentro di sé è nervoso all'esterno ostenta comunque il solito garbo: «Non mi sono sentito ostacolato – spiega – Sì, ad inizio gara ero un po' più veloce nella prima parte della pista, ma più lento nella seconda. Io e lui avevamo due modi diversi di guidare, sia per il nostro stile che per la differente carena che montavamo. In quella fase non sono riuscito a superarlo, poi lui ha aumentato il ritmo e, anzi, mi ha aiutato a guidare più fluido e costante. Poteva farmi passare, ma non è stato quello a condizionare il risultato: io ero al limite, non ne avevo. Ho tenuto duro fino alla fine, ma ho esaurito le energie fisiche e le gomme, così quando ho provato a forzare troppo nella staccata in cui ero più forte, sono finito per terra». La decisione del campione maiorchino, dunque, in ultima analisi non ha avuto conseguenze pratiche sulla classifica, ma questo non riduce la gravità della sua aperta e sfacciata disobbedienza. A gara ancora in corso, ci pensavano i volti tirati dei vertici di Borgo Panigale a svelare il loro punto di vista sul pilota ammutinato: «Lì per lì ci siamo irrigiditi – ammette il responsabile del progetto MotoGP, Paolo Ciabatti – Se tu mandi un messaggio e non viene rispettato, un po' di disappunto ce l'hai». Poi, trascorsa qualche ora dalla bandiera a scacchi, la rabbia si placa e prevale la diplomazia: «Il nostro è stato un suggerimento, per quanto reiterato. Dal box avevamo una visione diversa, ma in ultima analisi lasciamo sempre giudicare i piloti e crediamo nell'onestà di entrambi».

Nessun pentimento
E il diretto interessato? Lui va avanti imperterrito per la sua strada, come se niente fosse, e anzi se la prende con quei giornalisti che osano mettere in dubbio il suo operato: «Dovi non aveva il ritmo, ha sofferto molto per tutto il fine settimana e purtroppo si è ritrovato a giocarsi il Mondiale sul circuito peggiore per lui – sostiene Lorenzo – Io, invece, ero veloce quanto Marquez e sapevo che la cosa migliore per tutto il team sarebbe stata continuare a spingere fino alla fine e tirare la scia a Dovi. Chi pensa che lo abbia ostacolato non capisce niente delle gare». Se fino a ieri Lorenzo e Dovizioso condividevano il box con apparente rispetto reciproco, ora lo spagnolo ha trovato il modo di farsi mal sopportare da un altro compagno italiano, dopo anni di rivalità con il suo ex vicino Valentino Rossi.