MotoGP | Gran Premio di Valencia

Azzarda, rischia tutto e sbanca: trionfa Marquez il pokerista

Avrebbe potuto accontentarsi di un piazzamento: «Ma non è il mio stile e non lo sarà mai». Così Marc ha puntato alla vittoria, sfiorando la caduta. E si è rialzato, anche stavolta

Marc Marquez festeggia il sesto Mondiale a Valencia
Marc Marquez festeggia il sesto Mondiale a Valencia (MotoGP)

VALENCIA – Il sesto titolo mondiale in carriera, nelle tre classi, Marc Marquez lo festeggia con una scenetta a bordo pista: tira un gigantesco dado rosso, che naturalmente si ferma sul numero più alto, il sei appunto. L'atteggiamento da giocatore d'azzardo, il Cabroncito ce l'ha indubbiamente, e l'ha dimostrato anche oggi durante l'ultima e decisiva gara di Valencia: ma, più che ai dadi, è sembrato giocare a poker. A sette giri dalla fine, come sul tavolo verde, il campione di Cervera è andato «all in», si è giocato davvero tutto. Un comodo secondo posto alle spalle di Johann Zarco sarebbe stato sufficiente per blindare l'iride: «Sarebbe stata la strategia più facile – ammette – Chiudere il gas e arrivare quinto. Ma non è il mio stile e non lo sarà mai».

Un millimetro dal disastro
A uno come lui non poteva bastare: voleva di più, sognava di sbancare il jackpot, vincere contemporaneamente gara e campionato. Così ha sorpassato il francese della Yamaha, poi per difendersi alla prima curva del giro successivo ha provato la staccata impossibile: e per poco non è finito per terra, salvandosi solo grazie all'ennesimo dei suoi ormai famosi funambolismi con il gomito e il ginocchio, che sfidano ogni legge della fisica. «Era difficile controllarmi – spiega – Quando stavo dietro a Johann ero più veloce di lui, e a forza di andare così piano stavo perdendo la concentrazione. Ma appena l'ho superato ho avuto paura della sua reazione, e per evitare un contatto ho ritardato la frenata. Troppo. Sono entrato esageratamente veloce in curva, ho avuto un piccolo chattering e ho perso l'anteriore. In compenso il posteriore l'avevo ancora sotto controllo, così sono riuscito ad evitare la caduta con il gomito e poi, spingendo con il ginocchio, a rialzarmi». Come ci sia riuscito lo sa solo lui: fatto sta che lo spagnolo ha tenuto in piedi la sua Honda, ha tagliato il traguardo per terzo ed ha calato il poker, sì, ma di Mondiali in MotoGP. Questo è Marc Marquez.

Alti e bassi
Ad assistere a questa scena, nel box si è sfiorato l'infarto: «Mi sono reso conto che se fossero caduti i primi due sarebbe stato un disastro – confessa il team principal Livio Suppo – Per questo, nonostante il grande vantaggio, alla vigilia eravamo tesi: nelle gare basta un niente per trasformare un trionfo in un disastro». Il diretto interessato, invece, ora ci ride su: «Ma comunque è stato un errore, che in futuro non dovrò ripetere. Ho seguito lo stesso copione di tutto il resto dell'anno: salvataggio, caduta, salvataggio, caduta. E vittoria!». A conquistare un titolo così ci poteva riuscire solo lui: «Che è unico, veramente speciale. In tanti anni che lavoro qui, uno così non l'ho mai visto», si spella le mani Suppo. Già, perché questo sesto Mondiale è stato forse il più difficile di tutti: «Specialmente all'inizio della stagione – ricorda Marquez – Dopo il GP di Barcellona sono andato dal barbiere, e lui mi chiese come stesse andando. 'Perché?', ribattei io. E lui: 'Perché stai perdendo i capelli'. Ho pensato che, a 24 anni, non fosse possibile, quindi mi sono rivolto al medico, e lui mi ha consigliato di cambiare l'approccio alle gare, perché stavo accumulando troppo stress. Allora ho capito: io sorrido sempre, ma sono comunque umano, e dentro di me accumulo tensione. Così ho chiesto al team di farmi di nuovo divertire in moto e, cambiando mentalità, ci siamo riusciti. Con una modifica al telaio dopo Le Mans ho ritrovato il feeling, e la seconda metà dell'anno è stata perfetta».

Solo l'inizio
Ci è voluto l'impegno di tutta la Honda per far funzionare una moto rivoluzionata, soprattutto nel motore, nel corso dell'inverno: «Abbiamo lavorato insieme per svilupparla», gongola anche Dani Pedrosa, che oggi ha chiuso il 2017 con la sua seconda vittoria. «Il team mi ha fatto anche da psicologo – prosegue Marc – Mi aiutavano a dimenticare subito le mie tante cadute. Ne ho fatte ventisette... e mezza. Questo fa capire quanto sia stata dura: perché ho dovuto sempre spingere fin dalla prima prova libera, e ad ogni scivolata imparavo qualcosa. Ma l'anno prossimo dovremo lavorare su questo, per mantenere lo stesso livello ma con più sicurezza. E qualcosa ho imparato anche da Dovizioso, un avversario ed un uomo incredibile: ad esempio la mentalità che ti permette di vincere anche quando non sei il più veloce». A ventiquattro anni, Marc Marquez è già diventato il più giovane sei volte campione del mondo della storia. Dove vuole arrivare, ora? «Ai numeri o agli obiettivi non ci penso. Sto vivendo un sogno, da quando avevo cinque anni: voglio solo continuare a godermi questa vita straordinaria. Poi, a gennaio, si ricomincia con una nuova stagione. E spero di giocarmela di nuovo».