MotoGP | Gran Premio di San Marino

Fischi per Lorenzo (che si infuria), applausi per Petrucci e Pirro

Jorge finisce per terra mentre era in testa: i tifosi lo attaccano e lui se la prende con il solito Valentino Rossi. Ma la festa per gli appassionati italiani vestiti di rosso è tutta per il secondo posto di Danilo, che sfiora il suo primo successo in carriera, e il collaudatore Michele ottimo quinto

Danilo Petrucci in azione con la sua Ducati Pramac nel GP di Misano
Danilo Petrucci in azione con la sua Ducati Pramac nel GP di Misano (Agenzia Bonora/Diario Motori)

MISANO ADRIATICO – Ci si aspetterebbe di vederlo al settimo cielo, per il suo terzo podio della stagione, e il secondo in casa dopo quello del Mugello («Forse è merito dell'aria che si respira qui...», ci scherza sopra). Per giunta conquistato in un weekend tormentato dal raffreddore e dalla febbre. Invece Danilo Petrucci entra nella sala della conferenza stampa dopo-gara con la rabbia di una pantera. Che ha fiutato la preda tanto ambita per venti giri e poi se l'è vista portar via proprio all'ultimo passaggio da un Cabroncito: «All'inizio, quando c'era tanta acqua in pista, forse mi aiutava il mio peso maggiore – racconta il ternano del team Pramac, come un fiume in piena – Purtroppo ha smesso di piovere e la pista si è asciugata. Poi, quando mi sono ritrovato in testa, mi sono preoccupato: non volevo cadere per non rovinare il weekend e quindi non ho spinto al massimo. Alle mie spalle c'era Marquez, che era troppo furbo per stare davanti a fare il ritmo, così ho cercato di starci io perché sapevo fin dal warm up che lui andava velocissimo. Mi illudevo che pensasse al campionato».

A un passo dal successo
Invece... «Ha terminato in modo pazzesco il penultimo giro, e alla piega successiva mi ha superato. Ho cercato di rispondere, ma alla curva 4 mi si è chiuso lo sterzo e sono rimasto in piedi solo con il ginocchio. Speravo che prendendosi tutti quei rischi arrivasse largo, ma tutte le volte che provavo ad attaccarlo lui era sempre più distante. Il suo ultimo giro è stato eccezionale, si merita la vittoria». Contro il campione della Honda, oggi, non ci poteva fare nulla neanche uno specialista della pioggia come lui: «Mi dispiace non avercela fatta, ma non ho rimpianti, perché ci ho provato per tutta la gara – ammette Petrux – Non ho avuto problemi, a parte Marc. Forse stasera mi renderò conto che ho fatto il podio. E comunque dico sempre che la mia gara migliore è la prossima, quindi ci riprovo ad Aragon...». E pensare che, quando si è ritrovato secondo a poche curve dalla fine, senza più possibilità di conquistare la vittoria ma con il suo amico Andrea Dovizioso, in corsa per il campionato, alle sue spalle, nella sua mente è balenata addirittura la pazza idea di far prevalere il gioco di squadra Ducati: «Sinceramente ho pensato di cedere la posizione a Dovi, speravo fosse più vicino a me. Ma sarei più contento di dargli una mano nelle prossime gare, e comunque penso che possa lottare per il campionato anche senza il mio aiuto. Lasciarlo passare all'ultima curva non avrebbe dato una bella immagine: mi massacrano ancora per quell'errore di due anni fa a Valencia in cui mi superò Valentino, mi danno del 'canarino', come dicono gli spagnoli...».

Petrucci taglia il traguardo in seconda posizione
Petrucci taglia il traguardo in seconda posizione (Luca Clerici/Diario Motori)

Non solo test
A completare la buona prestazione dei ducatisti italiani nel Gran Premio di casa, loro e della Rossa, ci ha pensato anche il collaudatore Michele Pirro, che ha chiuso ottimo quinto: «Mi ha condizionato partire solo undicesimo in griglia, perché nei primi giri la visibilità a centro gruppo era pessima – racconta il pilota di San Giovanni Rotondo – E sul bagnato, nei test, era da un anno e mezzo che non giravo. Poi, dall'ottavo giro, ho iniziato a tenere il ritmo dei primi, e non posso lamentarmi per la velocità. Purtroppo la battaglia con Miller mi ha fatto perdere quei decimi che mi hanno impedito di attaccare Vinales. Il mio unico rammarico è che corro ogni tre-quattro mesi, se avessi continuità potrei lottare per delle posizioni importanti».

Che ingenuità!
Una posizione importante, invece, l'ha buttata alle ortiche Jorge Lorenzo, che con uno scatto imperioso dalla seconda fila si era portato al comando solitario a inizio gara. Fino al settimo giro... «Quel momento è stato l'unico in cui ho perso concentrazione, per un attimo – scuote la testa Por Fuera – Sono arrivato un po' troppo veloce al cambio di direzione e ho dovuto usare di più il freno dietro. Questo mi è bastato per volare. Da fuori sembrava che stessi spingendo, in realtà stavo gestendo i rischi. Ma con la pioggia non ti puoi mai distrarre, altrimenti lo paghi caro». Così è sfumata la prima, tanto desiderata vittoria in Ducati: «Un errore insolito per me. Avevo buone possibilità di vincere, perché già senza andare al massimo stavo guadagnando terreno. Almeno non mi sto giocando il Mondiale: questo anno mi serve per commettere questi errore ed evitare di ripeterli il prossimo». Qualche tifoso locale, evidentemente, deve avere perversamente goduto della sua sfortuna, visto che su di lui sono piovuti i fischi: «Sappiamo che pilota sostengono – brontola il maiorchino senza nemmeno nominare Valentino Rossi – Lui è uno che manipola le situazioni con le parole. Io, invece, ho sempre parlato chiaramente di tutti, nel bene o nel male. Se questo crea delle frizioni non è un problema mio: io dico la verità».

La partenza di Jorge Lorenzo in testa alla gara
La partenza di Jorge Lorenzo in testa alla gara (Agenzia Bonora/Diario Motori)