24 giugno 2017
Aggiornato 17:30
Nel Mondiale a quattro ruote tiene banco anche il mercato propulsori

La Ferrari si allea con la storica rivale McLaren per riportare l'Alfa Romeo in F1?

Il divorzio dalla Honda è nell'aria. E il ritorno alla Mercedes, da molti ritenuto scontato, potrebbe non essere così percorribile. Quindi c'è chi ipotizza uno scenario affascinante: la gloriosa squadra di Woking potrebbe montare i motori italiani dal 2018, marchiati con il logo del Biscione

L'evoluzione del marchio Alfa Romeo nella storia
L'evoluzione del marchio Alfa Romeo nella storia (Alfa Romeo)

ROMA – Ad aleggiare sul futuro della Formula 1 non c'è soltanto il mercato piloti, ma anche un altro valzer forse meno conosciuto ma altrettanto importante: quello dei motori. E al centro di questo balletto tiene banco un team su tutti: la McLaren. Dopo aver concesso il beneficio del dubbio al suo partner, la Honda, per ben tre anni, ora lo storico team inglese ha perso la pazienza: non ne può più di essere confinato nelle ultime posizioni e, spesso, costretto al ritiro per colpa della scarsa competitività e affidabilità del propulsore giapponese. La casa di Tokyo dovrebbe portare in dote il suo motore (e, soprattutto, la notevole valigia di milioni che offre come contributo alle proprie squadre) alla Williams, oltre che alla già confermata Sauber. Ma la domanda più interessante è: quale power unit spingerà la McLaren l'anno prossimo?

Gli ostacoli sulla via di Stoccarda
La risposta più scontata sarebbe la Mercedes che, dopo aver perso come cliente la Manor fallita (e, come detto, nel 2018 forse pure la Williams), di motori ne ha letteralmente da vendere. Ma la strada che riporta al sodalizio anglo-tedesco, così glorioso negli anni tra il 1995 e il 2014 (durante i quali conquistò tre Mondiali grazie a Mika Hakkinen e Lewis Hamilton), potrebbe essere meno percorribile di quanto sembra. Fa notare infatti uno dei più esperti giornalisti della F1, lo svizzero Roger Benoit: «Ma le Frecce d'argento vogliono davvero agevolare un avversario pericoloso come la McLaren?». Quando nella posizione di bussare alla porta di Stoccarda per chiedere una fornitura ci i trovò la Red Bull, infatti, la decisione fu di lasciar perdere. E oltretutto, nel caso della squadra di Woking, c'è l'aggravante di un divorzio ancora fresco (risale a soli tre anni fa) consumato tra le accuse dell'allora patron Ron Dennis al costruttore teutonico di garantire i migliori motori solo alla scuderia ufficiale Mercedes, riservando ai britannici solo gli scarti.

Ci eravamo tanto odiati
Ecco perché spunta un'altra alternativa, molto più affascinante, ipotizzata dal sito specializzato internazionale Motorsport. E se a fornire i propulsori alla McLaren fosse proprio la sua storica rivale per oltre quarant'anni, la Ferrari? Non con il suo marchio, s'intende, questo sarebbe troppo controproducente a livello di marketing. Ma con il nome Alfa Romeo, quello che il presidente Sergio Marchionne ha più volte ribadito di voler riportare in Formula 1. Basterebbe girare alla squadra inglese i motori fino a quest'anno riservati alla Sauber, per riceverne in cambio una cifra intorno ai 25 milioni di euro e il privilegio di promuovere la casa del Biscione nel Mondiale, magari con un testimonial come Fernando Alonso al volante, se pure lo spagnolo troverà l'accordo per il rinnovo del suo attuale contratto. Mica male. Uno scenario così potrebbe piacere a Marchionne, alla famiglia reale del Bahrein che possiede quote pesanti della McLaren e certamente anche ai nuovi capi del circus, Ross Brawn e Chase Carey. E avrebbe anche un precedente storico, per quanto poco conosciuto: nel 1970, un pilota ufficiale Alfa Romeo nei prototipi riuscì a portare i V8 della casa lombarda sulle monoposto di Bruce McLaren, conquistando tra l'altro anche un ottavo posto nella sua gara di casa di Monza. Quel pilota era italiano e tutti voi, oggi, lo conoscete bene, grazie alla sua lunga carriera televisiva: si chiamava Andrea De Adamich.