Le analisi approfondite degli ingegneri svelano la magagna

Dal flop di Montecarlo alla doppietta in Canada: come ha fatto la Mercedes a risorgere

Le Frecce d'argento sono riuscite a trasformare una sconfitta in una vittoria, una delusione in una reazione positiva. Dopo il disastro del GP di Monaco i tecnici si sono messi a studiare e hanno scoperto cosa non andava: i dati del simulatore computerizzato e della galleria del vento non combaciavano

Lewis Hamilton esulta dopo la vittoria nel Gran Premio del Canada
Lewis Hamilton esulta dopo la vittoria nel Gran Premio del Canada (Mercedes)

ROMA – Questo è uno di quei classici casi in cui i numeri non bastano a raccontare tutti i lati di una storia. La vittoria che Lewis Hamilton ha conquistato domenica scorsa a Montreal, infatti, vale ben più di quei 13 punti che ha rosicchiato all'avversario Sebastian Vettel, e che gli hanno consentito di dimezzare il suo distacco dalla testa della classifica. La doppietta in Canada è stata il modo con cui la Mercedes ha prontamente risposto al disastro di Montecarlo. Riportandosi sui binari della corsa al Mondiale. «I ragazzi in officina hanno lavorato sodo per risolvere i problemi che abbiamo avuto nella scorsa gara, portare in pista le soluzioni e dare una lezione alle Ferrari», ha sintetizzato dopo la gara il campione anglo-caraibico.

Tra il computer e la realtà
Ma qual è stata esattamente la cura che i medici di Brackley hanno trovato per la W08? Una «diva», come l'ha definita lo stesso team principal Toto Wolff: ovvero, una macchina capace di prestazioni scintillanti, in particolare in qualifica, ma anche capricciosa, dal rendimento nettamente più incostante di quello della rivale SF70H. Ecco, la bravura delle Frecce d'argento sta tutta qui: nella capacità di trasformare una sconfitta in una vittoria, una delusione in una reazione positiva. Sono state proprio le analisi approfondite condotte dopo il Gran Premio di Monaco, infatti, a portare i tecnici tedeschi alla grande scoperta: c'era qualcosa che non andava nel simulatore e nella galleria del vento. «Per noi è stato un bagno di realtà – spiega Hamilton – Abbiamo capito cosa è andato storto e ce lo siamo portati dietro per tutto il weekend. Abbiamo condotto molte analisi, sul motore e sulle altre aree, per assicurarci che stavolta le simulazioni fossero perfette. Dovevo capire perché i dati della galleria del vento e quelli del simulatore computerizzato non combaciassero, per questo giovedì scorso mi sono recato in officina e stavano ancora analizzando, perciò ho posto loro molte domande e mi sono concentrato sulla settimana che mi aspettava. Poi abbiamo discusso i risultati delle loro scoperte, in una riunione martedì: a quel punto abbiamo avuto un'idea chiara. È stata una vittoria di squadra: grandi menti che hanno lavorato insieme, comunicando e andando avanti. Mentre in una grande organizzazione come la nostra il rischio dell'equivoco è sempre dietro l'angolo».

Fiducia rinnovata
Ora, però, c'è subito un altro ostacolo da superare: la gara di Baku, su un circuito molto simile a quello di Sochi dove la Mercedes era andata in crisi con le gomme. «Di nuovo un asfalto liscio – ammette Lewis – Mettere a punto la macchina nel corso del weekend sarà sicuramente una sfida, ma a Montecarlo e Montreal abbiamo imparato molto. Se lavoreremo con la stessa diligenza delle ultime due settimane dopo ogni gara, anche dopo una vittoria, sono sicuro che potremo continuare così». E ne è convinto anche il suo presidente Niki Lauda, che sembra aver ritrovato lo stesso sorriso: «Il campionato è ancora lungo, il duello tra Hamilton e Vettel rimarrà teso fino alla fine – ha dichiarato al quotidiano Osterreich – A Montreal Sebastian è stato sfortunato, ma Lewis ha dominato dalla partenza e la nostra macchina è stata la migliore».

L'abbraccio dopo la doppietta tra i compagni di squadra Hamilton e Valtteri Bottas
L'abbraccio dopo la doppietta tra i compagni di squadra Hamilton e Valtteri Bottas (Mercedes)