Continua lo sviluppo della monoposto rossa

Il dt Binotto gela Lauda: «Il merito della rinascita non è mio, ma di tutta la Ferrari»

Mattia risponde alle maligne insinuazioni del presidente Mercedes, secondo cui sarebbe stato lui, svizzero d'adozione, a far lavorare gli ingegneri italiani: «È la squadra a funzionare bene, perché è fatta di tanti grandi tecnici»

Il direttore tecnico Mattia Binotto in conferenza stampa in Bahrein
Il direttore tecnico Mattia Binotto in conferenza stampa in Bahrein (Ferrari)

AL SAKHIR«Penso che non servano commenti». Liquida così, il direttore tecnico della Ferrari Mattia Binotto, le frasi velenose del presidente della Mercedes, Niki Lauda. Che, non perdendo occasione per scagliarsi per l'ennesima volta contro gli odiati italiani, aveva attribuito a lui, Binotto, svizzero di nascita (per quanto tricolore d'adozione) il merito di essere riuscito a far lavorare quegli scansafatiche degli ingegneri nostrani. Una lettura che il diretto interessato respinge al mittente: se la Ferrari è tornata al successo in questo inizio di Mondiale 2017, sostiene, è proprio grazie al lavoro di ogni singolo componente della squadra. «A Maranello siamo in tanti, ciascuno con il proprio ruolo, e non ce n'è uno più o meno importante degli altri – ha ribadito ieri nella conferenza stampa in Bahrein – Da luglio siamo riusciti a costruire una grande scuderia, fatta di grandi ingegneri. È proprio lo stesso team a funzionare bene, come dimostra il duro lavoro svolto durante l'inverno e che ci ha consentito di raggiungere i buoni risultati che abbiamo ottenuto finora. Io ho solo dovuto fare in modo che ciascuno svolgesse il suo compito, con responsabilità e con il giusto spirito di squadra». E la pietra tombale sulle maligne insinuazioni di Lauda, ironia della sorte, viene messa proprio dal suo attuale direttore tecnico alle Frecce d'argento, che fino a qualche mese fa ricopriva lo stesso ruolo proprio alla Rossa, James Allison. Anche l'ingegnere inglese, che del resto diede i primi impulsi al progetto che poi è diventato l'attuale SF70H, dà totalmente ragione al suo collega: «Ho lasciato la Ferrari molti mesi fa e sono entrato in Mercedes solo qualche settimana orsono – racconta – Ma tutto il lavoro che la Ferrari ha fatto sulla macchina di quest'anno, come ha detto Mattia, è merito di tutte le persone che l'hanno sviluppata nel corso di tutti questi mesi, portando risultati. Allo stesso modo, nel mio team attuale, abbiamo raggiunto queste fantastiche prestazioni finora grazie a tutte le persone che hanno profuso i loro sforzi a Brackley nel corso dei mesi».

L'ala anteriore sulla SF70 di Kimi Raikkonen in azione
L'ala anteriore sulla SF70 di Kimi Raikkonen in azione (Ferrari)

Novità e inconvenienti
È il lavoro di squadra, dunque, il vero segreto della rinascita Ferrari. Un lavoro che non può certo interrompersi ora, proprio sul più bello. Binotto, infatti, ha la ferma intenzione di evitare l'errore commesso dal Cavallino rampante negli ultimi anni: quello di sviluppare la vettura a un ritmo più lento rispetto ai diretti avversari, finendo così per essere lasciata indietro nella fase finale della stagione. Delle evoluzioni che i tecnici ferraristi stanno approntando per il prossimo futuro abbiamo avuto un primo assaggio già nelle prove libere di ieri a Sakhir, dove hanno debuttato, tra le altre soluzioni, una nuova ala anteriore il cui profilo è diviso in tre parti e un nuovo fondo. «È vero, abbiamo introdotto alcune nuove componenti sulla macchina questo weekend – ha confermato il dt – La più evidente è l'ala anteriore. Per vedere se si stanno comportando bene o meno ci servono delle altre analisi. Finora tutto è andato per il meglio, ma solo quando gli ingegneri avranno studiato tutti i dati decideremo che configurazione adottare per il resto del fine settimana». Peccato solo per gli incidenti di percorso incontrati ieri, che hanno rallentato il lavoro durante le prove: «Nella prima sessione di prove libere, Kimi ha avuto problemi al motore, come avete visto tutti – prosegue Binotto – L'abbiamo sostituito nel pomeriggio, solo per precauzione, perché era importante permettergli di girare senza problemi. Quanto ai motivi della rottura, onestamente dobbiamo ancora comprenderla completamente. Analizzeremo tutte le componenti e speriamo che tutti gli elementi del propulsore possano essere riutilizzati in futuro e sistemati. Nel pomeriggio con Seb abbiamo avuto un piccolo problema elettrico che però non ci preoccupa troppo, infatti abbiamo avuto l'opportunità di tornare a girare nel corso della stessa sessione».