Il fenomeno di Tavullia si scatena alla domenica

Valentino Rossi: «Condannato a soffrire. Ma il Mondiale me lo gioco fino alla fine»

Vedendolo così indietro nei test pre-campionato e nelle prove libere, nessuno lo avrebbe immaginato: eppure dopo due gare il Dottore è il primo inseguitore del suo compagno di squadra Maverick Vinales. E non si ferma qui

Valentino Rossi
Valentino Rossi (Michelin)

ROMA – A lui non piace vincere facile. Valentino Rossi non è uno di quelli che domina le prove, scatta dalla pole position e va in fuga. Non lo è mai stato, nemmeno negli anni in cui vinceva titoli a ripetizione, figurarsi oggi. Il Dottore, piuttosto, è uno che lotta, che insegue, che si conquista ogni centimetro di pista con le unghie e con i denti. Una bestia da gara, insomma, un predatore che si accende alla domenica pomeriggio quando sente l'odore delle prede di cui deve andare a caccia. È questo il suo più grande punto di forza, quello che gli ha permesso anche in questo inizio di Mondiale, nonostante i sedici anni in più del suo compagno e rivale, e nonostante una moto che non ha ancora capito fino in fondo, di salire per due volte sul podio. «L’anno scorso in inverno avevo cominciato tardi la preparazione, soffrivo ancora per la delusione di aver perso il titolo nell’ultima gara a Valencia – ha raccontato dopo l'ennesima impresa nel Gran Premio d'Argentina – Invece stavolta ho lavorato tanto e i sacrifici pagano sempre. A febbraio, nei test, non abbiamo capito nulla: i problemi c’erano soprattutto con la ruota anteriore, in entrata. All’esordio in Qatar le cose erano messe malissimo. C’è stato un momento in cui ho pensato di tornare alle soluzioni dell’anno passato. Ma dopo il primo giorno di libere si è aperto uno spiraglio di luce: abbiamo capito cosa fare, solo che ci vuole del tempo».

Arrendersi mai
Certo, oggi vederlo rimontare dalle prove libere, in cui spesso non riesce nemmeno ad entrare nelle prime dieci posizioni, fino alla gara in cui si gioca la vittoria fa impressione anche ai tifosi che lo seguono dall'inizio della sua carriera, e che hanno imparato a conoscerlo. Eppure queste imprese, per lui, non sono una novità: «La verità è che noi abbiamo quasi sempre lavorato così, tranne la scorsa stagione che andavamo forte anche nelle prove – ammette il nove volte iridato – Siamo condannati a soffrire. Ma siamo gente che non si arrende, mai. Preferirei andare forte anche nelle libere e partire davanti. Ma se devo scegliere un giorno per essere veloce, allora decisamente preferisco andare piano nelle prove e dare tutto in gara. Come ai vecchi tempi». E, dunque, ora che dopo due GP è Valentino a ricoprire il ruolo di primo inseguitore del leader Maverick Vinales, quel benedetto decimo titolo non sembra più impossibile, neanche stavolta: «Vinales è forte, ancora più di quello che pensavo quando è arrivato in Yamaha. È il favorito per il titolo, insieme a Marquez. Ma io anche quest'anno ci voglio provare. Fino all'ultima corsa». A partire dal prossimo appuntamento, negli Stati Uniti: «Austin è difficile, ma è una pista che mi piace molto. L’anno scorso lì sono andato forte. Dopo il warm up ero l’unico che aveva il passo per rimanere attaccato a Marquez. Ma in gara purtroppo ho commesso un grosso errore e sono caduto. Stavolta voglio rifarmi».

Il Dottore esce dai box in sella alla sua Yamaha
Il Dottore esce dai box in sella alla sua Yamaha (Michelin)

Questione di testa
A dargli un consiglio prezioso su come colmare quel piccolo divario che ancora lo separa dal suo vicino di box in Yamaha è il premuroso papà Graziano Rossi: «Gli mancano due o tre decimi al giro da Vinales – ha analizzato ai microfoni di Sky Sport – e io sono sicuro che Valentino sta pensando come ridurre questo distacco a zero già dalla prossima gara, perché il campionato quest’anno lo vorrebbe a tutti i costi e farà sicuramente di tutto per provare almeno a lottare fino all’ultima gara. Marquez e Vinales si stanno giocando la loro credibilità l’uno contro l’altro, quindi qualche errore lo potranno fare per via della loro rivalità, ma non è questo che Valentino dovrà sfruttare: lui ha bisogno di diventare veloce come Maverick, e di giocarsela alla pari. Lui assolutamente è quello della gara, ha bisogno di una moto messa a punto al 100% e a volte questo gli fa perdere tempo nelle prove. Ma questi due decimi che gli mancano da Vinales sono questione di entusiasmo, non di tecnica, non di lavoro: li deve trovare dentro la sua testa, secondo me li ha».