Mondiali di calcio

Boldrini dice la sua anche sulla disfatta della Nazionale

Il presidente della Camera ha voluto commentare la mancata qualificazione degli Azzurri ai Mondiali in Russia

ROMA - Dimissioni spontanee, commissariamento oppure sfiducia all'interno del Consiglio federale. Sono le tre opzioni per le quali potrebbe cambiare il vertice della Federcalcio, guidato da Carlo Tavecchio. Le dimissioni spontanee sono quelle invocate dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, per il quale il commissariamento, ha detto, non è percorribile in quanto mancano i presupposti di ingovernabilità: «Il presidente del Coni può commissariare una federazione solo se non funziona la giustizia sportiva, i campionati o per gravi irregolarità amministrative. Ad oggi questi tre fatti non ci sono» ha ricordato Malagò.

La terza via
La terza via sarebbe una mozione di sfiducia presentata all'interno del Consiglio federale. Secondo l'articolo 28 dello statuto Figc «qualsiasi organo federale collegiale decade di diritto al venir meno per qualsiasi causa della maggioranza dei suoi componenti». Al momento sono 17 i consiglieri federali in carica. Assenti quelli delle Leghe di serie A (commissariata, al voto presumibilmente a fine novembre) e serie B (commissariata, al voto il 30 novembre). Presidente è Carlo Tavecchio. In Consiglio siedono tre rappresentanti di LegaPro (Gabriele Gravina, presidente, Giancarlo Abete, Stefano Rosso), sei rappresentanti della Lega Dilettanti (Cosimo Sibilia, presidente, Ermelindo Bacchetta vicario, Karl Rungger area nord, Giuseppe Caridi area centro, Antonio Cosentino area sud, Andrea Montemurro) i rappresentanti dell'Associazione Italiana arbitri (Marcello Nicchi), dell'Associazione Italiana Calciatori (Damiano Tommasi, Umberto Calcagno, Simone Perrotta, Sara Gama), dell'Associazione italiana allenatori (Renzo Ulivieri, Luca Perdomi). Nove, quindi, i voti necessari per una eventuale sfiducia. Quella di domani in Figc, è comunque da ricordare, non è una riunione di Consiglio federale ma delle componenti, quindi essenzialmente politica dalla quale dovrebbe uscire una indicazione sul prosieguo della vita federale.