Politica economica

Monti: Trump mette a rischio la globalizzazione

La vittoria del tycoon ha «shockato» l'ex premier ospite di Omnibus su La7 condotto da Alessandra Sardoni. L'economista ha parlato anche di crisi europea, di referendum e di mercati finanziari

ROMA – La vittoria di Trump ha «shockato» l'ex premier, Mario Monti, che ad Omnibus su La7 ha confermato alla conduttrice, Alessandra Sardoni di non «poter negare l'incredibile forza» di queste elezioni americane. Secondo il bocconiano il tycoon è riuscito a sconfiggere due partiti «il proprio e quello dell'avversaria» e a concentrare su di sé il potere «che gli è stato conferito dal popolo contro la volontà di molti poteri diverso da quello democratico che hanno fatto di tutto per tenerlo fuori».

Il punto di vista dell'establishment
La conduttrice ha chiesto al fondatore di Scelta civica quali errori ha compiuto l'establishment, «lo chiedo a lei perché qui abbiamo il punto di vista dell'establishment rappresentato» e lui ha ammesso: «Tantissimi errori» come ad esempio la «mancata o insufficiente» opera redistribuiva delle ricchezze. Secondo Monti a causa «soprattutto dell'opera inglese» l'Europa si era «illusa» che fosse possibile continuare «nell'integrazione di mercato» trascurando «coloro i quali dall'integrazione di mercato perdono, almeno temporaneamente». La giornalista ha quindi domandato quali saranno le conseguenze più negative per l'Unione europea e per l'Italia, nel caso di un cambiamento radicale della politica economica americana e il senatore a vita ha replicato senza esitazione: «Che si possa diciamo restringere la globalizzazione degli scambi».

Globalizzazione in crisi
Per Monti si è già sorpassato il momento «di picco massimo» della liberalizzazione e l'economia mondiale è già in fase di «regressione» per quanto riguarda l'integrazione internazionale e quindi è possibile che se gli Usa diventano «sempre più protezionisti, e questo non è affatto escluso» questo processo «si acceleri». Poi l'economista ha spiegato che a suo avviso Trump è «contro i meccanismi di governo mondiale multilaterali», come quel «governo mondiale della globalizzazione» che è stato portato avanti dai vari G7, G8, G20. L'ex commissario europeo ha ricordato che l'Ue «tiene molto a che certe cose vengano gestite multilateralmente» e che ora non ha più un alleato importante in questa visione del mondo, come prima accadeva con l'amministrazione guidata da Barack Obama.

Referendum e spread
Passando all'Italia, Sardoni ha domandato al suo ospite di commentare le parole del premier, Matteo Renzi, quando ha detto che la vittoria di Trump non avrà nessun effetto sul referendum costituzionale e che fra 15 giorni il mondo sarà uguale a prima; Monti ha liquidato le frasi del presidente del Consiglio con una battuta: «Non ho queste capacità profetiche». Infine, sempre parlando di referendum la conduttrice ha chiesto all'economista il suo punto di vista sugli effetti del referendum sui mercati e anche qui Monti ha ironizzato: «Io sarei molto tranquillo, non vedo grandi effetti sui mercati. Abbiamo visto che per ora il cataclisma immaginato per la vittoria di Trump non ha sconquassato di molto i mercati» e ha aggiunto che se la finanza internazionale davvero temesse, «come temevano un tempo» le instabilità politiche non «assisteremmo da un anno in qua» ai tassi dello spread spagnoli inferiori di 40-50 punti rispetto a quelli tedeschi, nonostante le difficoltà del Paese a formare un governo.