13 agosto 2020
Aggiornato 16:30
L'intervista

Il virologo Tarro: «Basta con le chiusure, il coronavirus sta scomparendo»

Il professor Giulio Tarro, uno dei virologi più importanti del mondo, spiega al DiariodelWeb.it perché scientificamente non c'è più ragione di temere il Covid-19

Il virologo Tarro: «Basta con le chiusure, il coronavirus sta scomparendo»
Il virologo Tarro: «Basta con le chiusure, il coronavirus sta scomparendo» ANSA

Per fortuna non c'è solo la vulgata ufficiale dei virologi che continuano imperterriti a spaventare la popolazione, preconizzando una seconda ondata della pandemia in autunno, descritta come tanto inevitabile quanto ancor più devastante della prima. Tra gli specialisti esiste anche un'altra scuola di pensiero, composta da medici ben più ottimisti. Che forse non si gioveranno della stessa esposizione mediatica dei loro colleghi profeti di sventura, ma di certo nulla hanno da invidiare a loro sotto il profilo dell'autorevolezza scientifica.

Tanto per fare qualche nome: Silvestri, Bassetti, Zangrillo (quello che tanta polemica ha scatenato negli ultimi giorni parlando di coronavirus clinicamente scomparso). E soprattutto Giulio Tarro, riconosciuto due anni fa come miglior virologo al mondo dall'International Association of Top Professionals di New York ma, come spesso accade ai nostri cervelli, più conosciuto all'estero che dalle nostre parti.

A fine maggio una sua intervista provocò una sorta di sollevazione, quando affermò che i contagiati di Covid-19 asintomatici non sono infettivi per le altre persone: l'esatto contrario della versione istituzionale, sulla quale si basava tutta l'imposizione del lockdown a livello mondiale. Peccato che, pochi giorni fa, a confermare la tesi di Tarro sia stata il capo del team tecnico anti pandemia dell'Organizzazione mondiale della sanità in persona, la dottoressa Maria Van Kerkhove: «È molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus».

Non è che, allora, vale la pena di dare ascolto al professor Tarro anche oggi che afferma che il virus sta sostanzialmente scomparendo, e che il panico diffuso in coro da politici e scienziati è largamente ingiustificato? Ecco cosa ha dichiarato l'ex professore di virologia oncologica dell'Università di Napoli, allievo di Albert Sabin, primario emerito dell'ospedale Cotugno e medaglia d'oro del presidente della Repubblica ai microfoni del DiariodelWeb.it

Professor Giulio Tarro, ora anche l'Oms ammette che gli asintomatici non sono così contagiosi come si sosteneva in un primo momento. Insomma, aveva ragione lei?
Praticamente sì. D'altra parte, quella dichiarazione è solo l'ultimo capitolo di un dibattito che dura ormai da mesi.

In che senso?
La dottoressa Van Kerkhove aveva sostenuto le stesse tesi già a gennaio. All'epoca si innescò addirittura una polemica con Anthony Fauci (il consigliere sanitario di Trump, ndr), che invece riteneva affidabili i colleghi cinesi che sostenevano l'infettività degli asintomatici. Successivamente è arrivato un ulteriore lavoro, sempre dalla Cina, in cui un soggetto asintomatico veniva messo a confronto con 455 contatti, tra familiari, amici, pazienti con cui era stato ricoverato e operatori sanitari. E anche il risultato di quello studio rivelava che in effetti i contagi erano molto rari.

A noi profani, a questo punto, viene da chiederci: se è vero che gli asintomatici non infettano, allora perché si è deciso il lockdown, invece di limitarsi a isolare i malati che manifestavano sintomi?
Questa è una domanda logica. Guardiamo ad esempio Israele o i paesi scandinavi, che si sono regolati proprio in quel modo, ricevendo grandi elogi da parte del New York Times e generando un'incidenza molto più limitata a livello economico.

Anche lo stesso numero dei contagiati, che viene diffuso e analizzato quotidianamente ormai da mesi, di per sé ha poco senso: non conta, piuttosto, il decorso della malattia?
Certo, anche perché i contagi rilevati sono correlati al numero dei tamponi che vengono eseguiti. Non solo, ma siccome il Cdc della Corea del Sud ha escluso la possibilità di recidive, la crescita dei contagi può essere addirittura una buona notizia.

Più persone si prendono il virus e più ne veniamo immunizzati?
A quel punto non può più circolare.

Resta il fatto che l'Oms si continua a contraddire da solo, come è già avvenuto per l'uso delle mascherine e dei guanti. Quanto possono risultare ancora credibili queste istituzioni per noi cittadini?
Per niente, perché affiancano alle dichiarazioni scientifiche anche delle prese di posizione che invece sono squisitamente politiche. Lo stesso è successo anche a gennaio: il primo mese ufficiale del contagio. Loro vennero a sapere il 31 dicembre di questa polmonite atipica in Cina e fino alla terza settimana, quando già si verificava la trasmissione interumana e si sapeva che si trattava di un coronavirus, non hanno preso alcuna decisione. Salvo poi parlare di una generica «preoccupazione» solo a fine mese. Per parlare di pandemia hanno atteso marzo, quando in Cina ormai la diffusione stava finendo.

Un'altra dichiarazione che ha fatto molto discutere è stata quella del dottor Zangrillo, secondo cui il coronavirus «clinicamente non esiste più». Ha ragione?
La sua è un'osservazione di fatto. Se, da primario di Anestesia, non vede pazienti, che deve dire? Che per lui non c'è più. Infatti, fortunatamente, i reparti di terapia intensiva si sono svuotati.

Dall'altra parte ci sono i medici come Galli, che ribattono che questi messaggi sono pericolosi e creano confusione. Non c'è tuttora un approccio comunicativo, ma anche scientifico, eccessivamente allarmistico e catastrofistico?
Sicuramente. Anche perché poi, purtroppo, sappiamo cosa è successo all'inizio dell'epidemia all'ospedale dove opera il professor Galli, il Sacco di Milano.

Cioè?
Si preoccupavano di intubare i pazienti per la polmonite interstiziale e non hanno riconosciuto la malattia coagulativa, cioè la diffusa tromboembolia dei piccoli vasi sanguigni. Che era poi il motivo per il quale i pazienti morivano. La situazione è migliorata quando si è iniziato a somministrare eparina e cortisone, ovvero il protocollo che si segue di routine nei pronti soccorso.

Se inizialmente si è sbagliata la terapia, ciò è anche dovuto al fatto che non si consentivano le autopsie sui malati deceduti?
Sì, era stato consigliato di non farle. Fortunatamente alcune autopsie erano già state fatte, per lo meno a Bergamo, e ciò ha permesso di risalire a queste scoperte.

Quella è stata solo una della serie di decisioni politiche che, persino a chi non sa nulla di medicina, risultano inspiegabili. Come la scelta della Regione Lombardia di ricoverare i pazienti Covid nelle case di riposo per anziani.
In quel modo hanno diffuso non solo il panico, ma soprattutto il contagio, per giunta tra persone anziane che già combattevano con altre patologie. L'esatto opposto di quello che avrebbero dovuto fare.

Ma allora, sapendo quello che sappiamo oggi e che lei ci ha illustrato, tutte le restrizioni e precauzioni che il governo continua a imporre hanno ancora senso?
Ovviamente no. Le hanno applicate in ritardo, hanno chiuso le stalle quando i buoi erano già scappati. E oggi, con un po' di buon senso, andrebbero tolte. Si potrebbe riaprire tutto.

Il Covid-19, insomma, sta sparendo, come prima di lui sono spariti la Sars, la Mers e altri virus dello stesso ceppo?
Quella è la tipica progressione dei coronavirus. Per ora si è solo parlato degli anticorpi dei guariti, che fortunatamente sono utili per i soggetti che si trovano nelle condizioni più precarie. Però nessuno si è preoccupato dell'immunità cellulare: sappiamo che tutti quelli che furono contagiati dalla prima Sars sono immuni al Covid-19. Questo aspetto non è stato considerato da noi, ma ovviamente lo hanno studiato a Singapore.

E ciò cosa significa?
Che, presumibilmente, anche questo virus porta all'immunità. E quindi, più è elevata la fascia di popolazione che reagisce, minore sarà la possibilità per l'epidemia di circolare in futuro.

Quindi i medici che prevedono una seconda ondata su quali basi lo affermano?
Solamente per seminare ulteriore terrore tra la gente. Non hanno alcun motivo, se non per avere la scusante di continuare a studiare i vaccini.

E quindi questi vaccini, che dovrebbero arrivare in estate, li avremo quando ormai il virus non ci sarà già più?
Infatti. Il vaccino è un metodo di prevenzione, dunque va studiato a monte, non a valle. Oggi è più importante la sieroterapia: guarda caso, Mantova e Pavia, quando l'hanno adottata, da fine marzo in poi non hanno registrato più vittime.

Solo che, probabilmente, non fa guadagnare così tanto le case farmaceutiche.
Avevano sostenuto che fosse costosa e pericolosa. Ma l'Oms li ha smentiti.