24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
Torino

Riapre il negozio più innovativo della città

Il miglior negozio italiano di Cannabis light si trova a Torino, in Corso Casale 62. Non solo Cannabis light ma anche alimentari e cosmetici a base di canapa

Punto vendita di cannabis light a Torino
Punto vendita di cannabis light a Torino

La cannabis light in Italia ha un nome: Cannabidiol Distribution, con la sua sede storica a Torino, i suoi 1.500 rivenditori in tutta Italia e il punto vendita principale in Corso Casale 62. I giudici, infatti, dopo aver accolto i ricorsi dei negozianti Italiani hanno ordinano i dissequestri. Per questo i negozi possono riaprire e dato che la percentuale di Thc presente nei prodotti cannabis light è inferiore allo 0,5%, non causa alcun effetto drogante su chi li assume. Inoltre, la cannabis light è un fenomeno cresciuto in modo esponenziale nel tempo, e si attesta non solo come una risorsa di «svago» ma anche come una fetta dell’economia agricola piemontese. Il Piemonte risulta essere una delle maggiore regioni da cui deriva il maggior indotto economico da questo settore.

Perché la cannabis light funziona

Per comprendere il fenomeno cannabis light, e come questo abbia un impatto positivo sull’economia e sull’agricoltura, abbiamo sentito Luca Fiorentino, amministratore di Cannabidiol Distribuition - società leader nella distribuzione di cannabis light in Italia. Fiorentino, sottolinea anzitutto come sia lieto che siano cadute le restrizioni imposte in precedenza, perché sarebbero prive di fondamento scientifico: la cannabis light, infatti, non ha effetto stupefacente. Inoltre, precisa Fiorentino, è importante l’attenzione che il Governo dà alle politiche giovanili, specie in ambito lavorativo e agricolo. In particolare, spiega Fiorentino, il settore della cannabis light è uno tra quelli che meglio rappresenta il concetto di Green Economy.

Un indotto economico di tutto rilievo

Nel 2017, spiega Fiorentino, l’indotto economico italiano dato da questo settore è stato di 44 milioni di euro. Mentre nel 2018, con un’ulteriore crescita, è stato di oltre 150 milioni di euro. Ma l’indotto cannabis light non si ferma al fatturato, ha infatti creato numerosi (nuovi) posti di lavoro, stimati intorno ai 10mila, mentre le nuove partite Iva agricole specializzate sono state circa 800. Quanto al commercio, sono più di 1.000 i nuovi negozi aperti e 1.500 società di commercio e lavorazione della canapa avviate.

Un impatto anche sull’agricoltura

La cannabis light, o meglio la canapa, ha anche avuto un impatto di rilievo sull’agricoltura. Secondo uno studio condotto lo scorso maggio da Coldiretti - chiamato La new canapa economy - l’Italia negli ultimi anni ha visto aumentare di 10 volte i terreni dedicati alla coltivazione della canapa. Stiamo parlando di un mercato potenziale di ben 400 milioni di euro l’anno, stando ai dati ottenuti da uno studio di Davide Fartin, economista dell’Università Sorbona di Parigi. Tuttavia, «questo limbo giuridico scoraggia tutti gli investitori esteri che avrebbero voluto investire in Italia», racconta Fiorentino. «Parliamo di oltre 60 milioni di investimenti esteri già resi pubblici nella produzione in Italia».

Settore 100% made in Italy

Quello della Canapa è un settore 100% made in Italy che crea sempre più posti di lavoro favorendo lo sviluppo dell’occupazione giovanile, che al momento sappiamo essere una nota dolente per il nostro Paese. E se da un lato è positivo non bisogna dimenticare che se non venisse regolamentato il limbo giuridico in cui ci troviamo, l’intero settore rischierebbe di morire in tempi brevissimi. Tutto ciò, nonostante l’incredibile potenzialità economica. È importante, infatti, sottolineare che molte aziende agricole, che negli ultimi anni avevano assistito a una grave crisi, sono riuscite a salvarsi proprio grazie alla coltivazione di canapa.

Piemonte, la regione in cui si è sviluppato meglio il settore

Una delle ragioni in cui si è sviluppato maggiormente il mercato della Canapa, continua Fiorentino, è proprio il Piemonte. Nei prossimi mesi pubblicheremo un’importante studio, vi anticipo che l’indotto economico del Piemonte è di quasi 30 milioni, di cui 17 provengono dalla città di Torino. I numeri parlano chiaro, ora l’ultimo scoglio da superare riguarda la legislazione italiana. «Sono felice che il nuovo Governo abbia parlato di innovazione e imprese giovanili: spero non siano solo parole. Al contrario, auspico che possa intervenire al più presto con una regolamentazione», conclude Fiorentino.