16 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Il governo taglia il contributo a radio e giornali: la rabbia di Radio Radicale

L'allarme del Cdr della radio contro il dimezzamento da 10 a 5 milioni del corrispettivo per la trasmissione delle sedute del Parlamento

Lo storico leader dei Radicali, Marco Pannella, negli studi della radio
Lo storico leader dei Radicali, Marco Pannella, negli studi della radio (Massimo Percossi | ANSA)

ROMA - La Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovra economica che prevede la proroga di un anno della convenzione tra Mise e Radio Radicale per la trasmissione delle sedute del Parlamento ma con il dimezzamento da 10 a 5 milioni del corrispettivo economico. Una decisione che si inserisce all'interno delle politiche del governo, soprattutto «lato» Movimento 5 stelle, che punta nei prossimi anni ad azzerare, o quasi, ogni forma di contributo pubblico all'editoria.

L'allarme del Cdr di Radio Radicale
Contro questo taglio il Comitato di redazione di Radio Radicale esprime «forte preoccupazione» per la situazione che si verrebbe a creare se la misura fosse approvata definitivamente dal Parlamento. «Il dimezzamento del corrispettivo economico per il servizio pubblico svolto da Radio Radicale (per altro invariato da 11 anni) mette a rischio i posti di lavoro dei giornalisti, del personale tecnico, amministrativo e archivistico e compromette la possibilità di proseguire un'attività che dura da oltre quarant'anni e la cui funzione è ampiamente riconosciuta»

Le richieste di Radio Radicale al governo
Il Comitato di redazione di Radio Radicale chiede al Governo, al Parlamento, «a tutte le forze politiche» di «riconsiderare una decisione che rappresenta un grave pericolo non solo per Radio Radicale ma per l'intero sistema dell'informazione nel nostro Paese».