16 novembre 2018
Aggiornato 14:30

Perché Pd, Fi e i giornali non attaccano i Benetton? Hanno ottimi motivi...

Il governo è stato l'unico a indicare le responsabilità della famiglia che possiede Autostrade. Il resto della politica (e la stampa), invece, le sono molto legate
L'ex premier Matteo Renzi nella sede di Autostrade per l'Italia
L'ex premier Matteo Renzi nella sede di Autostrade per l'Italia (Giorgio Benvenuti | ANSA)

GENOVA - Ad identificare i colpevoli del disastro di Genova ci penserà la magistratura. Ma, per scoprire i responsabili (nel senso di coloro che avevano le responsabilità della gestione e della manutenzione del ponte Morandi, insieme a tutto il relativo tratto dell'autostrada A10), non occorre Sherlock Holmes: si tratta della società Autostrade per l'Italia, di proprietà di Atlantia, ovvero del gruppo Benetton. Il governo Lega-M5s lo ha subito messo in chiaro, tanto da arrivare a ipotizzare multe milionarie e il ritiro della concessione, eppure il resto della politica e soprattutto i grandi giornali gli hanno risposto con un assordante silenzio di tomba. Perché? Il motivo lo ha furbescamente lasciato intendere lo stesso vicepremier Di Maio: «I Benetton hanno sempre finanziato le campagne elettorali». Renzi gli ha subito replicato furioso: «Bugiardo e sciacallo». Eppure, a ben guardare i dati di fatto, risulta veramente difficile dare torto al leader pentastellato.

Quei rapporti con Letta e Renzi
Partiamo dai rapporti tra il gruppo Benetton e il centrosinistra, che fu poi proprio la parte politica che (sotto il governo D'Alema nel 1999) gli concesse la rete autostradale appena privatizzata. Autostrade per l'Italia, in effetti, con il suo budget destinato alle pubbliche relazioni ha finanziato, come tante altre grandi aziende, numerose iniziative politiche: compresa VeDrò, la fondazione di Enrico Letta. A sovrintendere a questi finanziamenti era, dal 2006, la responsabile rapporti istituzionali della società, Simonetta Giordani. Ebbene, quando Letta diventò presidente del Consiglio, nel 2013, nominò la Giordani sottosegretario ai Beni culturali. Ma anche Matteo Renzi sembra aver nutrito grande stima nei confronti dell'ex pr di Autostrade: nel 2011 la invitò sul palco della sua Leopolda; poi, arrivato a palazzo Chigi, la nominò nel cda di Ferrovie dello Stato. In contemporanea, però, anche i Benetton la richiamarono nuovamente a lavorare per loro, stavolta all'Atlantia, sempre nel settore affari istituzionali e sostenibilità (ruolo che tuttora ricopre). Chi ha parlato di conflitto d'interessi? E, a proposito di VeDrò, non possiamo non citare anche il co-fondatore del think tank di Enrico Letta: Francesco Delzio, che oggi è executive vice president del gruppo Atlantia e di Autostrade per l'Italia, in qualità di direttore relazioni esterne, affari istituzionali e marketing di entrambe le società. Intrecci strettissimi, dunque, che ha messo in luce approfonditamente il sempre ben informato sito Dagospia.

I legami con la grande stampa
Ma non è finita, perché oltre ad essere il grande assente dalle dichiarazioni degli esponenti del Partito democratico, il nome Benetton è sparito in questi giorni anche dalle prime pagine di tutti i giornali. Anche in questo caso, difficile pensare che si tratti di una coincidenza. Oltre ad avere ottimi rapporti con il centrosinistra, infatti, molti uomini (e donne) ai vertici del gruppo sono legati a doppio filo anche con diversi grandi editori, come svela il Fatto quotidiano. Pensiamo a Monica Mondardini, vicepresidente di Gedi (ovvero di La Repubblica, La Stampa e L'Espresso), che è anche consigliere indipendente di Atlantia. Oppure alla Rcs, che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, oltre ad organizzare il Giro d'Italia, di cui Autostrade è partner ufficiale. E Silvio Berlusconi, in qualità sia di politico, con Forza Italia, che di editore, con Mediaset e il Giornale della sua famiglia? Beh, lui gli affari con i Benetton li ha fatti per anni: attraverso la società 21 investimenti, che con Medusa (gruppo Fininvest) creò la catena di multisale The Space, poi venduta nel 2014. Insomma, la dinastia di imprenditori veneti sembra essersi messa al sicuro, tenendo buoni entrambi gli schieramenti politici e tutti i grandi organi di stampa. Dove, infatti, compaiono solo le loro campagne pubblicitarie buoniste, con le foto firmate da Oliviero Toscani...