19 novembre 2018
Aggiornato 20:00

Un Cdm lampo, e Conte lancia subito il «Decreto Genova»

Un Cdm lampo organizzato in Prefettura a Genova, alla presenza dei ministri Salvini, Toninelli e Di Maio: ecco cosa prevede il decreto

GENOVA - Un Cdm lampo organizzato in Prefettura a Genova, alla presenza dei ministri Salvini, Toninelli e Di Maio: il premier Giuseppe Conte ha presentato i contenuti dei primi provvedimenti presi dopo la tragedia provocata dal crollo del Ponte Morandi a Genova, che a una prima lettura sembrerebbero insufficienti. Ribattezzato «Decreto Genova», prevede la nomina di un commissario straordinario per la ricostruzione, lo stanziamento immediato di 5 mln di euro per la rimozione delle macerie, 12 mesi di stato di emergenza per il capoluogo ligure e una giornata di lutto nazionale, la cui data però è ancora da definire. «Abbiamo voluto riunire il Consiglio dei Ministri qui a Genova per attribuire a questa riunione un valore simbolico, erano collegati quasi tutti i ministri», ha dichiarato il premier Conte in apertura di conferenza stampa ribadendo che tragedie come quelle del Ponte Morandi sono «inaccettabili» e in una società moderna «non devono accadere. Questo governo farà di tutto affinché non si verifichino più».

L'accusa ai Benetton
Ma a tener banco sono le accuse nei confronti di Autostrade per l’Italia controllata dai Benetton e responsabile della gestione del tratto della A10 interessato dal crollo. Il premier Conte ha annunciato che è intenzione del governo procedere con la revoca della concessione senza aspettare i tempi della magistratura che dovrà accertare cause e responsabilità della tragedia. «Avvieremo la procedura per la revoca senza attendere le risultanze in sede penale», ha spiegato il premier Conte, anticipando anche criteri più rigidi per il futuro: «Il governo, nell’atto di disporre nuove concessioni, sarà molto più rigoroso nella valutazione della clausole. Andremo a rivedere i contratti di servizio e a rendere più stringenti i vincoli».

Di Maio parla chiaro
Una presa di posizione che arriva dopo le dichiarazioni di fuoco rese dai ministri Danilo Toninelli e Luigi Di Maio durante una visita sul luogo del disastro. «Chi ha sbagliato deve pagare fino alla fine», ha dichiarato Toninelli, mentre il ministro Di Maio è stato ancora più esplicito: «Siccome per la prima volta c’è un governo in Italia che non ha preso soldi dai Benetton, analizzeremo i contratti e siamo pronti a revocare le concessioni e a dare multe fino a 150 milioni di euro». Senza contare, ha aggiunto Di Maio, che «Autostrade per l’Italia è controllata da una finanziaria che ha sede in Lussemburgo. Questi – ha tuonato il ministro – neanche le tasse in Italia pagano. Se il ponte era pericolante, Autostrade per l’Italia ci doveva dire che bisognava chiuderlo».

Autostrade nei guai
Insomma, la fiducia dell’esecutivo nei confronti di Autostrade per l’Italia sembra ampiamente, e, lasciateci dire, doverosamente, compromessa. Di Maio ha annunciato che saranno verificate altre eventuali inadempienze, lasciando intendere che la revoca potrebbe non limitarsi all’A10. Ora toccherà ai Benetton, che hanno già fatto sapere tramite Autostrade che il Ponte Morandi era costantemente monitorato con tecniche altamente specializzate, dimostrare di aver rispettato i contratti di servizio per non bruciare anche la fiducia dei mercati dove il titolo Atlantia ha già lasciato sul terreno oltre il 25% nel giorno della tragedia, mentre i bond hanno toccato il minimo storico.

Di Maio sui "No Gronda"
Infine Di Maio ha replicato alle polemiche relative ad un comunicato dei comitati «No Gronda» (l’opera infrastrutturale pensata per decongestionare il traffico sul nodo autostradale di Genova) e pubblicato su un sito di attivisti M5s che definiva una «favoletta» l’ipotesi di un imminente crollo del Ponte Morandi: «Non proviamo a giocare su questa tragedia per scaricare le colpe sui Cinque Stelle», ha detto il vicepremier. Proprio ai nostri microfoni l'ex candidato sindaco del Movimento 5 stelle Paolo Putti si è difeso dalle accuse piovutegli addosso dalla stampa: «Stavamo rispondendo a chi difendeva la Gronda».