22 settembre 2018
Aggiornato 02:30

Casini getta la maschera: «Forza Italia si metta insieme al Pd»

Il senatore bolognese conferma i sospetti della Lega: «La sfida tra centrodestra e centrosinistra non esiste più: si crei un fronte europeo contro il sovranismo»
Il senatore Pier Ferdinando Casini
Il senatore Pier Ferdinando Casini (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

ROMA – Ora non è più soltanto un sospetto, ma una vera e propria certezza: il piano di Forza Italia e del Partito democratico è quello di allearsi. Almeno, questo è quanto sostiene Pier Ferdinando Casini, il primo a gettare la maschera e a disegnare esplicitamente, a microfoni accesi, questo scenario. Del resto, proprio lui è uno degli esponenti politici che incarnano nella loro stessa figura il patto del Nazareno, essendo stato al governo con Silvio Berlusconi e poi eletto al Senato a Bologna grazie ai voti di Matteo Renzi. «Salvini scommette sulla vittoria del sovranismo e del populismo in tutta Europa, e dal suo punto di vista ha ragione. Se non vogliono colare a picco, Forza Italia e Pd devono avere altrettanto coraggio e riconoscere che il mondo è cambiato. Devono lavorare in vista delle prossime elezioni europee per creare un'area politica, uno schieramento, europeista». Non ancora necessariamente un'«alleanza elettorale», precisa l'ultimo dei democristiani, ma un raggruppamento nuovo, che si opponga alla politica del governo giallo-verde «fondata su una incertezza che, quella sì, spaventa i mercati e può generare disastri».

Timori sul governo
Casini, insomma, non ha dubbi: l'invito che rivolge a Forza Italia è quello a mollare la Lega e a mettersi insieme al Pd, per portare avanti più efficacemente la sua opposizione al governo populista pentastellato. «Il vero terrore – dichiara in un'intervista rilasciata al Messaggero – non è per i provvedimenti presi dai 5 Stelle e dalla Lega, non saranno il decreto dignità o i vitalizi a sconvolgere il panorama della storia. Il vero spavento è il clima di incertezza che si sta trasmettendo al mondo e agli italiani. Questi ragazzi sono imprigionati dalle promesse elettorali. Su Ilva, Tav, Tap e grandi infrastrutture pesa un gigantesco punto interrogativo. Le grandi opere si faranno o no? È probabile che no. O forse sì, ma al prezzo di ritardi enormi, perché si dovranno trovare escamotage. Da quando si è insediato questo governo, i risparmiatori hanno già fatto uscire dall'Italia decine di miliardi di euro, mentre gli investitori stranieri, che già ritenevano l'Italia inaffidabile, a maggior ragione adesso fuggono spaventati».

La battaglia per la Ue
L'auspicio dell'ex presidente della Camera è quello che il nuovo fronte europeista e antisovranista si metta insieme già dalle elezioni europee del prossimo anno, perché proprio sul piano internazionale si dimostra, secondo lui, la necessità di controbattere alle posizioni portate avanti da Salvini. «La vicenda della Turchia – osserva l'ex leader dell'Udc – dimostra che il sovranismo è una teoria molto debole, perché il sistema è totalmente interconnesso. Fuori dall'ancoraggio all'euro fibrilla anche un'economia come quella turca, che va bene. E con la politica dei dazi di Trump, è difficile perfino rilanciare le esportazioni favorite da monete deboli. La situazione è molto delicata per l'Italia: siamo alla vigilia di scelte che renderanno la Banca centrale europea ancor meno disponibile ad acquistare i nostri titoli di Stato. Consiglio ai governanti di far poco gli spiritosi, perché coi titoli da piazzare ogni volta, è un rischiare col fuoco. Salvini ha una sua lucidità, non affronta queste vicende alla giornata. Io mi sono chiesto perché uno come lui, di fatto il leader del centrodestra, abbia scelto la sponda populista di M5s. La risposta è chiara: lo schema centrodestra contro centrosinistra non esiste più. Salvini guarda a quanto succede in Europa alle famiglie politiche tradizionali, popolari e socialisti, e scommette sul fatto che non sarà più la Merkel a dare le carte ma Orban, ovvero il fronte sovranista. Perciò gioca la carta del rapporto con M5s, si emancipa dai vecchi schemi. I due partiti che si ostinano a difendere uno schema del passato rischiano di essere Pd e Forza Italia», conclude.