16 novembre 2018
Aggiornato 21:30

Lo spread? No: il ministro Tria è sotto attacco, ma dalla politica

Prima ancora che i mercati, il titolare dell'Economia teme i contrasti con M5s e Lega, che lo accusa di scarso coraggio. E per cercare i soldi vola in Cina
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria (Claudio Peri | ANSA)

ROMA – Il governo italiano potrebbe finire sotto attacco tra fine agosto e inizio settembre, quando gli attesi giudizi delle agenzie di rating potrebbero scatenare una nuova corsa alla speculazione. Ma intanto c'è un membro dell'esecutivo che nel mirino ci è già finito, da parte della stessa maggioranza che lo sostiene, ed è proprio quello dell'economia: Giovanni Tria. Per i temibili mercati, ma anche per l'Unione europea e perfino per la Bce (a cui l'Italia si è rivolta per pianificare le contromisure alla tempesta dello spread), il professore è considerato l'unico interlocutore affidabile e credibile. Ma, per il Movimento 5 stelle e soprattutto per la Lega, la sua eccessiva attenzione alla stabilità e al risanamento dei conti rischia di tradursi in un eccesso di prudenza. «Temere gli attacchi speculativi è giusto, ma non si può vivere nella paura – sostiene il consigliere economico di Salvini, il sottosegretario Armando Siri, citato da La Stampa – perché la paura è il contrario del coraggio. I nostri elettori si aspettano il cambiamento».

Nuovo incontro
E così ieri, alla vigilia di Ferragosto, Tria, insieme ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e al presidente Giuseppe Conte in veste di mediatore, sono stati protagonisti dell'ennesimo vertice telefonico, durante il quale «hanno esaminato il quadro macroeconomico e hanno condiviso il lavoro in corso per la definizione dei dettagli del quadro programmatico – rende noto palazzo Chigi – che verrà presentato a settembre e già deciso nel precedente incontro nelle sue linee generali. Quadro programmatico che, come è noto, concilia il perseguimento degli obiettivi programmatici del governo con la stabilità delle finanze pubbliche ed in particolare la continuazione del percorso di riduzione del rapporto debito/pil». Tradotto dal politichese: bisogna ancora definire l'equilibrio della legge di Bilancio, che da un lato deve ridurre il debito pubblico, dall'altro trovare i soldi per la flat tax, il reddito di cittadinanza e il superamento della legge Fornero. Impresa non facile.

Speranza cinese
Tanto che, per andarli a cercare, questi soldi, il ministro Tria potrebbe volare addirittura fino in Cina, dove presto (rivela il Corriere della Sera) si recherà in visita ufficiale. Proprio lì, dall'altra parte del mondo, beneficiando dei suoi ottimi contatti, il titolare di via XX settembre tenterà di trovare nuovi acquirenti per i nostri titoli di Stato (ben 257 miliardi), che sostituiscano la Banca centrale europea che smetterà di acquistarli a partire dal 2019. L'idea è quella di piazzare i Btp non solo tra i privati, ma anche tra le istituzioni cinesi (a partire dalla banca centrale di Pechino, la Banca del popolo), proponendo in cambio le infrastrutture dello Stivale a beneficio delle rotte commerciali della superpotenza orientale: ad esempio, i porti del Sud e di Trieste per far approdare in Europa i mercantili in arrivo. Insomma, se lo spread è vicino, la Cina potrebbe rivelarsi ancora più vicina.