23 settembre 2018
Aggiornato 00:30

Veronesi scrive a Saviano: mettiamo i nostri corpi sulle navi che salvano i migranti

Lo scrittore scrive una lettera al "collega" Saviano per dare un aiuto concreto ai migranti contro la politica "ostile" di Salvini
Gli scrittori Sandro Veronesi e Roberto Saviano, e il ministro dell'Interno Matteo Salvini
Gli scrittori Sandro Veronesi e Roberto Saviano, e il ministro dell'Interno Matteo Salvini (ANSA/CLAUDIO ONORATI - PROFILO FACEBOOK SAVIANO - ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - Veronesi scrive a Saviano. Dalle pagine del Corriere della Sera, il noto scrittore Sandro Veronesi sceglie di scrivere una missiva al padre di «Gomorra» sull'immigrazione. Secondo lui, per contrastare davvero la retorica di chi parla di «pacchia» in riferimento ai viaggi della speranza dei migranti dalla Libia, è necessario  «metterci il corpo». «Scrivo a te perché in questa condizione hai certamente sperimentato una certa solitudine», esordisce, dove il riferimento è naturalmente alla vita sotto scorta dello scrittore napoletano. «Ciò che sta accadendo nel Mediterraneo è inaccettabile» attacca Veronesi. E lo è non perché i barconi colmi di persone partono dalle coste libiche verso il nostro Paese - «questo è un fenomeno comune, si chiama migrazione» si affretta a spiegare lo scrittore, «anche poco significativo, in termini strettamente numerici, che nel mondo è sempre esistito». E' inaccettabile a dir suo perché inaccettabile è la «propaganda» che l'accompagna, e che «rovescia la realtà chiamando 'pacchia' o 'crociera' la tortura cui quegli esseri umani sono esposti».

"Ciò di cui stiamo parlando — l'oggetto della mia rabbia — non è la politica ostile all'accoglienza che ormai accomuna ogni paese del mondo. Ciò di cui stiamo parlando è la differenza tra la vita e la morte. Non posso credere che il cumulo di menzogne che le viene quotidianamente gettato sopra riesca davvero a occultare questa enormità. E penso che debbano esserci per forza persone influenti, non necessariamente legate alla tradizione delle battaglie civili, che dinanzi a questo madornale inganno si sentono eccezionalmente tirati in ballo. Non pensi che sarebbe decisivo se qualcuna di queste persone sentisse lo stimolo di metterci il proprio corpo?"

Ma cos'è questo «metterci il corpo»? Spiega Veronesi: «Andare laggiù, dove lo scempio ha luogo, e starci, col proprio ingombro, le proprie necessità vitali, la propria resistenza, lì. Il corpo, il mezzo più estremo di lotta nella tradizione della non violenza». E auspica che ad andare con le Ong siano i corpi «più valorosi, più ammirati, più amati»«Sacrificandosi, è ovvio, perché il corpo non fa sconti».

"La prima domanda che ti rivolgo è: Cosa pensi tu di questa — in fondo — banalità? Esagero? Che dici, Roberto, vaneggio? Ammesso che una di queste navi Ong che incrociano al largo delle acque libiche conceda qualche posto a bordo, pensi che i corpi più importanti del nostro Paese — cioè quelli più valorosi, più ammirati, più amati, più belli, più dotati, più preziosi, più popolari, più desiderati —, siano tutti impossibilitati a unirsi a me e a te, nell’occupare quei posti? Io, di certo, non basto. E nemmeno tu sei abbastanza»

Il commissario Montalbano, Jovanotti e gli altri
«Ci vorrebbe, per dire, il commissario Montalbano, che ha il doppio di spettatori di quanti elettori abbia avuto la Lega a marzo, pensa se il corpo ce lo mettesse Totti. Checco Zalone. O Claudio Baglioni. O Federica Pellegrini. O Jovanotti. O Sofia Goggia. O Celentano. O Monica Bellucci che fa da interprete dal francese. O Chiara Ferragni che allatta. O Giorgio Armani che compie 84 anni. Sulla nave. Laggiù. In quel tratto di mare dove la gente viene lasciata morire per opportunismo, o far pressione su Malta, o su Macron».

Il corpo è la svolta
«Caro Roberto - continua Veronesi nella sua lettera - la nostra civiltà sta andando a picco, laggiù. Tutto il resto è rumore, è distrazione. Non credi che sia necessario attirare lo sguardo di tutti dove sta succedendo la cosa che ci toglie il sonno, senza distrarsi appresso alle provocazioni e alle manfrine di chi ne è responsabile?». «Bisogna uscirne, Roberto, e forse il corpo stavolta può aiutarci: il tuo, il mio, e quello di chi ha da perderci più di te e di me, se vorrà mettercelo», conclude lo scrittore.

La replica secca di Salvini
Non si è fatta attendere la replica del ministro dell'Interno Matteo Salvini, bersaglio di questa campagna mediatica culminata sabato scorso nell'evento social contro l'«emorragia di sangue». «Ottima idea, buon viaggio», scrive Matteo Salvini su Twitter riferendosi a Veronesi e Saviano. Veronesi scrive infatti della necessità di «andare laggiù, dove lo scempio ha luogo, e starci, col proprio ingombro, le proprie necessità vitali, la propria resistenza, lì. Il corpo, il mezzo più estremo di lotta nella tradizione della non violenza».